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 2011  novembre 22 Martedì calendario

Una carta d’identità per sapere tutto del cibo - Prima ancora di iscriversi in palestra o di recitare stile mantra le regole consigliate dal dietologo, per mettersi a dieta sarà sufficiente leggere l’etichetta dei prodotti alimentari

Una carta d’identità per sapere tutto del cibo - Prima ancora di iscriversi in palestra o di recitare stile mantra le regole consigliate dal dietologo, per mettersi a dieta sarà sufficiente leggere l’etichetta dei prodotti alimentari. Percentuale di grassi, zuccheri, sali, carboidrati: sarà tutto rigorosamente scritto in modo chiaro, trasparente, leggibile. Allo stesso modo si avrà la garanzia del Paese di provenienza, dell’eventuale presenza di allergeni e non si correrà più il rischio di incorrere in indicazioni fuorvianti. Stop, quindi, a cibi taroccati. Tanto per capirsi: i simil-formaggi o le carni che risultano composte da diversi tipi saranno presentati come tali. L’etichetta come una carta d’identità di cibi e alimenti diventa una realtà grazie al Regolamento comunitario pubblicato oggi sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. D’ora in poi ogni confezione racconterà la vita del cibo che racchiude. Dal momento dell’allevamento o coltivazione fino a quello della produzione. Non solo, l’iniziativa rappresenta un deciso passo avanti nella tutela dei diritti dei consumatori e per la difesa del lavoro degli agricoltori. Come sottolinea Giuseppe Politi, presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia, in sigla): «È una decisione importante che riguarda 500 milioni di consumatori europei e premia la linea italiana». L’etichetta-identikit scongiurerà, ad esempio, il pericolo di acquistare mozzarella nella convinzione che si tratti di un prodotto italiano, per poi scoprire che è made in Germania. Il caso delle mozzarelle blu, e poi quello del maiale alla diossina, hanno probabilmente influito nel braccio di ferro tra i vari Paesi impegnati negli ultimi quattro anni in un serrato dibattito. Soddisfazione esprimono le organizzazioni agricole, anche se la Coldiretti osserva che «purtroppo il regolamento prevede un percorso a tappe per l’estensione dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta per altre categorie di prodotto come le carni trasformate in salumi o altro, per cui occorreranno due anni, e il latte e derivati scaglionato in anni». La nuova norma sostituisce la vecchia direttiva del 1979 ed estende l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta di tutte le carni fresche dal maiale al pollame, dall’agnello alla capra, al pari di quanto è già stato fatto con quella bovina dopo l’emergenza mucca pazza. Obbligatoria la dichiarazione nutrizionale: il contenuto energetico e le percentuali di grassi, carboidrati, sali, zuccheri, devono essere scritte sull’imballaggio in una tabella comprensibile, facilmente leggibile, in 100 grammi o 100 milligrammi, o anche espresse per porzione. Attenzione anche alle dimensioni dell’etichetta: le diciture obbligatorie dovranno avere caratteri non inferiori a 1,2 mm, o 0,9 mm se le confezioni hanno superfici piccole, comunque disposte nella maniera più favorevole per l’acquirente. Inoltre, la data di scadenza dovrà essere presente, oltre che sulla confezione esterna, anche sull’involucro interno del prodotto. Ma c’è anche chi si preoccupa per l’eccessivo peso attribuito al Paese d’origine di una sostanza rispetto alla sua lavorazione. Cristian Vida, capogruppo del Gruppo alimentari e bevande di Confindustria Udine: «Non dimentichiamoci che l’Italia, in campo alimentare, è soprattutto un Paese di trasformatori: basti pensare allo speck e al prosciutto cotto, che nel 90% dei casi è costituito da materia prima straniera lavorata in Italia».