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 2011  novembre 22 Martedì calendario

Casa, dalle rendite 60 miliardi - Una cifra enorme, pari alla manovra di quest’estate: dalla rivalutazione delle rendite catastali si potrebbero ricavare fino a 60 miliardi di euro di maggiori entrate

Casa, dalle rendite 60 miliardi - Una cifra enorme, pari alla manovra di quest’estate: dalla rivalutazione delle rendite catastali si potrebbero ricavare fino a 60 miliardi di euro di maggiori entrate. Possibile? Possibile. Lo dice la relazione finale del gruppo di lavoro sull’erosione fiscale voluto dall’ex ministro Giulio Tremonti e coordinato da Vieri Ceriani della Banca d’Italia. Il perché è presto detto: nei catasti di tutta Italia il valore degli immobili resta nettamente inferiore a quello di mercato. Le voci che sarebbero beneficiate dalla rivalutazione sono tre: Irpef, imposte indirette sui trasferimenti e Ici. E’ l’antipasto di quel che accadrà? Ancora non lo si può dire con certezza. Ma è un fatto che il discorso programmatico di Mario Monti prevedeva una reintroduzione dell’Ici sulla prima casa o di una tassa similare (Imu, l’imposta municipale unificata), che comprenderà anche i servizi (come ad esempio la tassa sui rifiuti) e una revisione delle rendite stesse. Nella bozza del documento si legge che «il riferimento a rendite catastali dei fabbricati e dei terreni non aggiornate e molto inferiori ai valori effettivi» è una forma di erosione della base imponibile. Inoltre quel «rosicchiamento» di risorse non si limita alle rendite catastali. Le esenzioni dal pagamento della stessa Ici, ad esempio: valgono quattro miliardi di euro, fra famiglie esenti e agevolazioni concesse agli immobili della Chiesa. Il dossier aggiorna tutta la mappa della giungla di esenzioni e detrazioni in vigore: in tutto se ne contano 720 per un gettito di oltre 253 miliardi di euro. Certo non è possibile fare di tutta l’erba un fascio e non tutti gli sconti sono uguali. Ad esempio nel caso dell’aumento dell’Iva, i tecnici calcolano che le aliquote ridotte al 4% e al 10% valgono 40 miliardi di euro l’anno. Tanta è la differenza che si otterrebbe se tutti i beni di consumo fossero tassati con l’aliquota ordinaria del 21%. Ma attenzione: le aliquote dell’Iva ridotte «assolvono una funzione redistributiva e contribuiscono alla progressività del sistema tributario tassando ad aliquota inferiore consumi necessari». Risultato: l’onere ricadrebbe interamente sui consumi delle famiglie. A voler essere dietrologi, si potrebbe sostenere che la Commissione sconsiglia al governo di ritoccare quelle due aliquote e di pensare semmai a rivedere nuovamente al rialzo quella superiore. Del resto nella relazione si invita a considerare che non tutte le agevolazioni hanno lo stesso peso sociale: «La soppressione di queste detrazioni potrebbe essere sanzionabile dal punto di vista del rispetto dei principi costituzionali». Ecco perché la conservazione, soppressione o riduzione dei 720 sconti richiederà «un vaglio attento delle singole misure», visto che «alcune costituiscono aspetti strutturali dell’attuale sistema impositivo» e la loro abolizione dovrebbe essere inserita «nell’ambito di riforme più ampie»: entro il 2013 dobbiamo tagliare quelle voci per 24 miliardi di euro.