Andrea Malan, Il Sole 24 Ore 22/11/2011, 22 novembre 2011
MARCHIONNE: DUBBI SUI MARGINI 2012
«Non siamo sicuri che il 2012 in Europa sarà al livello di quest’anno». Sergio Marchionne, parlando ieri a Londra, ha confermato i timori già espressi nelle scorse settimane sulla congiuntura nel settore auto. «Più che i volumi di vendita, la questione è se saremo in grado di ricavare gli stessi margini» ha spiegato il manager, amministratore delegato di Fiat e presidente della Chrysler. La prospettiva di un peggioramento della redditività è preoccupante, visto che già ora i margini di Fiat nel Vecchio continente sono negativi (il gruppo del Lingotto non è solo a perdere soldi sulle vendite di auto in Europa: sono in rosso anche Opel, Ford e Peugeot). La congiuntura ha pesato ieri anche in Borsa, dove le azioni Fiat hanno ceduto il 6,8% a 3,594 euro, il minimo del 2011.
Fiat «sta rivedendo gli obiettivi» per il 2012, ha detto il manager italo-canadese. Gli osservatori prevedono una discesa delle vendite di auto in Europa, che potrebbe essere fra il 3 e il 5% a meno che l’attuale crisi non si trasformi in una recessione. Fiat ha perso quote di mercato nel 2011, sia in casa che fuori, e a fine ottobre aveva venduto 110mila auto in meno rispetto all’anno scorso.
L’intero piano di produzione e di investimenti in Italia è "appeso" a queste cifre, sia dal punto di vista della saturazione degli impianti che da quello del finanziamento. «La preoccupazione non è tanto il livello dei margini quanto il possibile consumo di cash» dice Erich Hauser, analista del Credit Suisse; «se i volumi calano, la posizione di liquidità potrebbe diventare un problema». A fine settembre Fiat disponeva di un cuscino di liquidità tranquillizzante; già in occasione della crisi del 2008/09, peraltro, Marchionne reagì al crollo delle vendite con un drastico taglio degli investimenti.
Che cosa succederà nel 2012 agli stabilimenti italiani? A Pomigliano è partita proprio ieri la produzione della Panda – un modello che ha venduto fino a 250mila unità negli anni migliori – con l’avvio della prima serie di 3.500 unità; per l’occasione sono rientrati in fabbrica 133 lavoratori oltre ai 230 già assunti in precedenza. Entro l’anno dovrebbero essere completate le assunzioni per il primo turno di produzione, poco meno di mille persone in tutto. L’organico dovrebbe poi aumentare con il secondo turno del corso del 2012 e poi con l’eventuale terzo, a seconda della domanda. Mirafiori e Grugliasco viaggeranno a passo ridotto: l’impianto torinese proseguirà la produzione dell’Alfa Romeo Mito, mentre il SUV Jeep è slittato alla seconda metà del 2013; nella fabbrica ex-Bertone dovrebbe invece iniziare a fine anno la produzione della piccola Maserati. Nubi all’orizzonte per Melfi, alle prese con il calo di popolarità della Grande Punto: la fabbrica lucana ha appena ricevuto l’annuncio di un altro periodo di Cassa integrazione attorno alle festività natalizie. A Cassino resterà la produzione di Fiat Bravo, Alfa Giulietta e Lancia Delta.
Termini Imerese vedrà l’ultima Ypsilon uscire dalla linea di montaggio proprio questa settimana (per domani è fissato un incontro sul passaggio di parte dell’impianto alla Dr Motor). Per Melfi e Cassino, la possibilità di tornare a livelli di produzione più vicini alla saturazione è legata al lancio di nuovi prodotti; per ora non se ne parla fino a 2013 inoltrato.
Il consolidamento di Chrysler dovrebbe aiutare i conti Fiat già quest’anno e ancor più l’anno prossimo, quando l’azienda Usa verrà contata per tutti i 12 mesi e con una percentuale del 58,5 per cento. Marchionne ha precisato che la fusione Fiat-Chrysler «non è in agenda per il 2012» e ha detto di aspettarsi «un grande anno per il mercato americano».
A proposito delle nozze con Chrysler, Marchionne ha ribadito ieri la loro validità strategica: «Se Fiat avesse continuato a investire da sola in Italia i rischi sarebbero stati enormi: alte spese non condivise, volumi insufficienti e alti costi di produzione». Il manager ha anche confermato la previsione di 4,2 milioni di auto per il 2011, che darebbe a Fiat «il quinto posto mondiale» (il settimo, se si considerano Renault-Nissan e Hyundai-Kia). Nell’ambito della cooperazione tra Fiat e Chrysler, un punto debole è stato il lancio della Fiat 500 negli Stati Uniti: le vendite sono finora rimaste al di sotto delle attese, e proprio ieri Laura Soave – capo del marchio Fiat per il Nordamerica – ha lasciato l’azienda ed è stata sostituita da Tim Kuniskis.