Tobia De Stefano, Libero 22/11/2011, 22 novembre 2011
«La Chiesa fa la cresta persino sui sacerdoti» – Ma da che pulpito arriva la predica? Eh sì perché per far la morale alla Casta (della politica e non solo) bisognerebbe avere un pedigree quasi immacolato, e invece, prima di criticare, i più alti scranni del Vaticano farebbero bene a confessare i loro di peccati
«La Chiesa fa la cresta persino sui sacerdoti» – Ma da che pulpito arriva la predica? Eh sì perché per far la morale alla Casta (della politica e non solo) bisognerebbe avere un pedigree quasi immacolato, e invece, prima di criticare, i più alti scranni del Vaticano farebbero bene a confessare i loro di peccati. È questa la tesi di Stefano Livadiotti, il giornalista dell’Espresso che nel suo “I senza Dio” (Bompiani: 240 pagine a 17,50 euro, in libreria dal 23 novembre) mette in fila magagne originali e più recenti della Chiesa: dagli intrecci con la politica agli aiuti fiscali che spiegano perché «oggi solo una minoranza degli italiani si fida ancora… ». Dello scandalo pedofilia («la percentuale di pedofili nel clero è 51 volte superiore a quella che si registra tra i maschi adulti») si conosce tutto o quasi. Meno note sono invece alcune chicche sugli affaire delle più alte sfere ecclesiastiche. Non molti sanno, per esempio, che «la Cei incassa dallo Stato italiano 31.478 euro per ogni sacerdote (sono più di 33 mila). Al quale però ne versa solo 10.541». E che fine fanno gli altri 20 mila? Il libro parla di «vescovi che fanno la cresta sui loro sottoposti». Così come non sono molto pubblicizzati i numeri dell’otto per mille: alla Chiesa va ogni anno circa un miliardo e 118 milioni, ma di questi solo il 7,6% arriva come aiuto ai Paesi del terzo mondo. Quindi c’è il capitolo immobili. Ricchissimo. «Il patrimonio della Chiesa italiana è il più grande del mondo... nascosto dietro un’incredibile babele di decine di migliaia di sigle». I numeri? «Un miliardo di metri quadrati... per un valore di 1200 miliardi di euro». E da qui alle polemiche sull’esenzione dal pagamento dell’Ici (dovrebbe valere solo sugli immobili dalle finalità non esclusivamente commerciali) il passo è breve: «Secondo i Comuni sarebbe pagata solo dal 10% dei soggetti religiosi tenuti a farlo». Amen. Poi c’è l’iperpresenzialismo, «nel 2007 il Vaticano ha avuto il 4,7% dello spazio disponibile sui canali della Rai, il 4% su Mediaset e il 3 su La7», l’ostracismo per ogni forma di sindacalismo interno, «l’unico ammesso l’Adlc... come lamentano da sempre i suoi stessi dirigenti, conta meno di un fico secco», e la storia «dei 26 mila insegnanti di religione. Che hanno sempre meno alunni ma sono retribuiti meglio dei loro colleghi: ci costano circa un miliardo di euro». Insomma, tanto basta per far dire a Livadiotti, con le parole di Mark Twain che «La Chiesa cerca sempre di cambiare gli altri. Non sarebbe una cattiva idea se prima cambiasse lei, tanto per dare il buon esempio». Tobia De Stefano