Francesco Arcucci, Italia Oggi 22/11/2011, 22 novembre 2011
PERCHÉ L’EURO REGGE SUL DOLLARO?
I commentatori e gli analisti sono nei guai. Parlano di crollo dell’euro e di possibile naufragio della moneta unica europea. Danno per scontato che il problema sempre più grave del rischio sovrano in Europa abbia determinato già un forte indebolimento dell’euro sul mercato dei cambi e, per dare corpo alle loro tesi, si guardano bene dal riportare le quotazioni dell’euro in questo periodo. Non parlano cioè del buon comportamento del cambio dell’euro contro dollaro, perché appunto non lo sanno spiegare. Ma i fatti sono testardi, come diceva John Adams, il secondo presidente degli Stati Uniti, e prima o poi bisogna fare i conti con loro.
E allora raccontiamoli questi fatti, come sono e senza pregiudizi. Le prime avvisaglie di rischio sovrano si manifestarono nel dicembre 2009 e riguardarono Dubai. L’euro valeva contro dollaro 1,52 e cominciò a flettere da quel livello, anche perché ben presto si cominciò a parlare del rischio della Grecia. Con l’intensificarsi della crisi della finanza pubblica greca, cui si aggiunsero i problemi riguardanti l’Irlanda e il Portogallo, l’euro nel primo semestre 2010 perse terreno contro il dollaro arrivando il 6 giugno 2010 a 1,18. A partire da quel giorno e nonostante l’accentuarsi del rischio sovrano greco, irlandese e portoghese, l’euro riprese a salire contro dollaro toccando il 4 novembre 2010 il livello di 1, 4250. Dopo una breve flessione fino al 10 gennaio 2011, l’euro riprese a rafforzarsi e raggiunse la quota di 1,4950 all’inizio di maggio 2011. Questo rialzo sembrò paradossale. Infatti nella prima metà del 2011 il rischio sovrano in Europa ha continuato a manifestarsi in forma sempre più virulenta. A questo punto si può rilevare che, mentre l’anno scorso l’euro si indeboliva di man in mano che si accentuava il rischio sovrano, quest’anno l’euro rimane abbastanza forte nonostante l’ulteriore aggravarsi di tale rischio fino a toccare anche due grandi paesi europei come l’Italia e la Spagna. Come si spiega questo diverso comportamento per cui esso, nonostante la gravità della crisi, si trova ancora a 1,36 contro dollaro?
Ci sono due spiegazioni. Una tecnico-quantitativa e l’altra fondamentale. La prima è che la svolta del dollaro dal basso verso l’alto, e dell’euro in senso contrario, è effettivamente in essere ma richiede tempo, anche perché il mercato dei cambi è il più grande mercato del mondo dove si scambiano 4 mila miliardi di dollari al giorno e quindi sono difficili i movimenti bruschi. La figura tecnica che punta ad un rialzo del dollaro, a mio avviso, si è completata nel maggio 2011 e il dollaro è quindi sicuramente al rialzo, ma è un rialzo un po’ stentato nei primi 6-8 mesi che si esprimerà in pieno l’anno prossimo portando l’euro alla parità nel corso del 2012. Sul piano fondamentale si può dire che, mentre le finanze pubbliche di numerosi paesi europei (entrate e uscite dello Stato) sono squilibrate, la bilancia dei pagamenti correnti (import=vendita di euro ed export= acquisti di euro) è assai favorevole, almeno se confrontata con quella molto negativa (ma in via di miglioramento) degli Stati Uniti.