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 2011  novembre 22 Martedì calendario

L’abbraccio di Cassano «Ecco la mia nuova vita» - Sembrava una puntata straordina­ria, riuscita benissimo, di “Carramba che sorpresa“

L’abbraccio di Cassano «Ecco la mia nuova vita» - Sembrava una puntata straordina­ria, riuscita benissimo, di “Carramba che sorpresa“. Al posto della mitica Raf­faella Carrà, Pippo Sapienza, capo della comunicazione rossonera a far da batti­strada e dietro, nella scia, come una vera star, Antonio Cassano di verde militare vestito, col sorriso d’ordinanza e la vo­glia di tornare al calcio, al Milan, ai cam­pi verdi e agli stadi che lo hanno acclama­to e fatto sentire d’improvviso un idolo trasversale da Napoli a Madrid. «Inizia una nuova vita» è stata la sua frase simbo­l­o nel giorno in cui Antonio Cassano è tor­nato a Milanello per abbracciare il suo Milan e anche il suo passato, interrotto bruscamente da quel famoso micro-em­bolo che l’ha aggredito al ritorno dal­l’Olimpico di Roma. Proprio come una puntata speciale della Carrà,la visita di Fantontonio a Mi­la­nello è stato uno show dall’inizio alla fi­ne, secondo la migliore vocazione del no­stro che ha avvertito lo stesso batticuore del «primo giorno di scuola», lasciando campo libero alle telecamere di Milan­channel (bravissimi a lasciare l’audio di fondo, ndr) che hanno filmato senza fil­tri la visita trasformandola in un evento. Il Barcellona può aspettare ancora per qualche ora. Il buon umore di Antonio non è esibito, non è una maschera, sem­mai è il suo buon umore la notizia più esaltante della giornata, accompagnata da qualche pietosa bugia sul peso che è sempre stato il suo nervo scoperto. «No, il peso è sempre quello» ha detto a Ibra che lo ha preso per le orecchie dopo aver­gli chiesto dell’aspirina. Non gli ha cre­duto sulla parola. Ha abbracciato tutti Antonio, dal personale di sorveglianza di Milanello, il famoso Rambo, al diretto­re del centro, passando per «i due feno­meni », Tassotti e Mentana. Esilarante il siparietto con Gattuso che si è tolto gli oc­chiali per mostrare il suo stato. «Ho letto che sei migliorato, ma siamo sicuri?» ha chiesto il malandrino scappando via dal­la sagoma minacciosa del calabrese. Poi l’abbraccio e le foto con Pato («sei appe­na tornato e già vuoi fare il titolare!») e quello con Allegri, l’allenatore («speria­mo che porti qualcosa di buono»). Nello spogliatoio Cassano ha ricevuto il boato dei suoi sodali: Taiwo ha intonato il coro della curva, Robinho gli è saltato al collo. «Adesso vado a fare il cinema» ha pro­messo ai fotoreporter. É stato un bellissimo film, delicato, commovente per certi versi, con quella dedica finale e specialissima, meritata, per Rudy Tavana, il medico. «Questo è l’uomo che mi ha salvato la vita» ha ripe­tuto il barese prima di sedersi a un tavoli­no e farsi dettare i compiti dallo stesso medico che gli ha svelato il piano da ri­s­pettare da qui ai prossimi mesi per otte­nere la famosa idoneità sportiva. «Veder­lo sorridere mi ha dato una carica incre­dibile, non tanto per la partita di mercole­dì ma per la vita» la chiosa di Pato. «Sei pronto per giocare?» gli ha chiesto al vo­lo Boateng. «Ma non vedi come son mes­so! » gli ha risposto al volo Cassano. Non ha perso il tempismo della battuta, pre­sto riguadagnerà il tempismo del cuore e delle giocate col pallone. É stata l’occasione per cominciare a pensare al Barça e per raccogliere oltre che la riflessione di Pato («si vince gio­cando da squadra »), anche le frasi disten­sive di Ibrahimovic dedicate al club che l’ha ospitato due anni fa in Catalogna: «É una sfida emozionante, fantastica, gio­cheremo contro la squadra più forte al mondo. Lo era anche quando me ne so­no andato e lo spaevo ma è stato meglio per tutti, visti i risultati di entrambi i club è stata la soluzione migliore». Il pensieri­n­o finale di Ibra è la promessa di una sera­ta pacifica: «Non c’è nientedi personale, non serve dare troppo peso a questa sfi­da ».