Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ieri il Tesoro collocava Btp a 15 anni per 500-750 milioni, una piccola somma che ha tuttavia fatto amaramente da test: la richiesta è stata di 1,22 miliardi (quindi buona), ma il Tesoro ha dovuto concedere un tasso del 7,3%, due punti in più rispetto alla precedente aggiudicazione. Di Btp ne sono poi stati dati via per 567,12 milioni. Oggi c’è un’asta molto più impegnativa, divisa in due tranches: 2,5-3,5 miliardi di Btp triennali offerti in partenza al tasso nominale lordo del 6% e altri 1,5-2,5 miliardi decennali al nominale lordo del 5%...
• Che significa “nominale”? Come mai, a un tratto, questa
valanga di numeri?
Il Tesoro offre i titoli e garantisce un rendimento
di partenza (il 5%, il 6% cioè l’interesse che pagherà ogni sei mesi a chi
compra, fino alla restituzione del prestito, nel caso di oggi, dopo tre anni o
dieci). Chi partecipa all’asta, poi, si offre di comprare non al prezzo
nominale di 100, ma, magari, a 80 o a 90. In questo modo l’interesse che lo
Stato pagherà a questi sottoscrittori sarà più alto del previsto. In altri
termini, per il decennale, chi compra a 100 piglia il 5% lordo. Chi compra a
meno piglia chiaramente di più.
• Tutto questo non ha influenza sullo spread?
No, lo spread misura la differenza tra Btp e Bund decennali
sul mercato secondario, cioè sul mercato di quelli che comprano in Borsa o
dalle banche che hanno comprato alle aste di ieri o di oggi. Ieri lo spread si
è attestato a 493. C’è però questo guaio: è salito il rendimento dei titoli
tedeschi, che adesso pagano il 2,29. Questo significa che un differenziale 493,
che quindici giorni fa significava un certo rendimento, oggi significa un
rendimento molto più alto dato che s’è alzata la base del sottraendo. Insomma
siamo oltre il 7 per cento, spesso al 7,5, cioè fuori mercato.
• Come mai allora ieri la Borsa è andata su?
Effettivamente ieri la Borsa italiana ha avuto una
performance impressionante, +4,6%, in un clima generale di euforia che ha
caratterizzato tutte le piazze europee. Non esagererei il signifcato di queste
performance, che possono essere l’effetto di tante cause. Per esempio, qualche
ricopertura dopo le vendite dei giorni scorsi. E tuttavia… I risultati delle
quotazioni sono tanto più significativi perché il week end è stato subissato di
cattive notizie: le analisi di Moody’s che ritiene probabile – e non più solo
possibile - la fine dell’euro, al termine di fallimenti in simultanea di più
paesi o dell’uscita forzata di qualcuno di loro dall’area della moneta unica
(Moody’s ha la delicatezza di non far nomi); l’altra analisi dell’Ocse che ci
vede in recessione nel 2012, cioè con un Pil negativo di mezzo punto, e nel
2013 in ripresa per un altro misero punto (cioè a +0,5) però con il deficit
praticamente in pareggio e la disoccupazione all’8,6 (nel ’12 all’8,3); un
funzionario di Hong Kong dell’Fmi ha poi dichiarato che non ci sono trattative
in corso tra l’Italia e il Fondo relativamente a un prestito di 4-600 miliardi
al 4-5% come s’era creduto domenica grazie a uno scoop della "Stampa” (la cosa
tuttavia esiste: bisogna solo che a fare la richiesta sia l’Italia). Queste
cattive notizie sono però state rintuzzate dalla sensazione che la Merkel si
stia finalmente muovendo in un altro modo.
• Cioè?
Francesi, tedeschi e italiani stanno lavorando a un
accordo trilaterale per tenere sotto controllo i rispettivi conti. È probabile
che questi controlli siano affidati a un organismo super partes. A questi
accordi potranno aderire anche altri paesi. Insomma, la procedura che s’è
seguita per la libera circolazione definita a Schengen. Alla fine, gli stati
partecipanti all’intesa potrebbero emettere degli eurobond. La virtù di
bilancio sarebbe assoluta e, se violata, sanzionata senza misericordia.
Insomma, paradossalmente, ieri s’è cominciata a intravedere, sia pure in
lontananza, una soluzione.
• Com’è andato il Btp Day?
Cioè il gesto patriottico dei cittadini che sono andati in
banca a comprare Buoni del Tesoro poliennali. Le banche ieri non hanno fatto
pagare commissioni. La Reuters dice che non ci sono cifre ufficiali, ma stando
a un sondaggio fatto in Unicredit il successo sarebbe stato notevole: i volumi
trattati sono raddoppiati rispetto alla media delle ultime settimane e
quintuplicati rispetto alla media di inizio anno. Tagli medi e medio-piccoli,
quelli tipici delle famiglie. La piattaforma Hi-Mtf, la più piccola delle tre
piattaforme di trading, ha registrato 11.268 ordini per un totale di 278
milioni di euro contro i normali 46 milioni per 1.200 ordini. Un trader, dopo
aver comprato, ha detto all’agenzia: «Se non possiamo più comprare Btp, vuol
dire che non si può davvero comprare più niente. Verranno rimborsati. E se non
lo fossero avremmo problemi ben più grossi del denaro perso». L’operazione
verrà ripetuta il 12 dicembre, stavolta sul mercato primario.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 29 novembre 2011]
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