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 2011  novembre 29 Martedì calendario

Svetlana, la figlia prediletta che fuggì Stalin tutta la vita - Era nata al Cremlino, è morta in una casa di riposo municipale nel Wisconsin

Svetlana, la figlia prediletta che fuggì Stalin tutta la vita - Era nata al Cremlino, è morta in una casa di riposo municipale nel Wisconsin. La dipartita di Lana Peters - così figurava all’anagrafe negli ultimi anni Svetlana Stalina - è passata quasi inosservata, e la notizia del suo decesso, il 22 novembre, per un tumore al colon, ha destato curiosità più che altro perché si pensava fosse morta da tempo. Gli 85 anni della sua vita - con l’eccezione, forse, di quell’infanzia di cui resta la fotografia di una bambina paffuta che ride in braccio al padre, un papà come gli altri, bonario e affettuoso - sono stati un dramma ininterrotto, il suicidio della madre, gli amori distrutti, i figli perduti, le fughe da un Paese all’altro, clamorose conversioni politiche, collassi psicologici e disperati tentativi di costruirsi un’identità che non fosse nell’ombra di un padre «mostro spirituale e morale». Non ci riuscì mai: «Sono prigioniera politica del mio nome», disse una delle ultime volte che parlò con un giornalista. La principessa sovietica nacque quando Stalin era già all’apice del potere, nel 1926, frutto di quel matrimonio avvelenato che dopo sei anni portò sua madre, Nadezhda Allilueva, a spararsi un colpo di rivoltella nella stanza accanto a quella dove dormiva Svetlana. Nei suoi due libri autobiografici con i quali cercava di fare i conti con il suo passato («Venti lettere a un amico» e «Solo un anno») la figlia prediletta del dittatore aveva descritto un padre tutto sommato affettuoso, e una vita dorata tra banchetti dove scherzava con Churchill e scuole dove prendeva sempre e soltanto voti massimi. Che la gente venisse mandata nei Gulag non lo sapeva probabilmente fino a che il padre non ci spedì il suo primo fidanzato, colpevole di essere ebreo e non troppo affidabile ideologicamente. Il secondo, Yuri Morozov, riuscì a sposarlo nonostante il padre l’avesse schiaffeggiata alla notizia che la figlia si era invaghita di nuovo di un ebreo. Ma con uno suocero così invadente il matrimonio durò appena il tempo di far nascere il piccolo Iosif, e Svetlana si piegò a un matrimonio dinastico con il figlio del gerarca Zhdanov. Ne seguì rapidamente un divorzio,della figlia Ekaterina si sono perse le tracce da anni. Le rivelazioni del XX congresso per Svetlana, probabilmente furono ancora più choccanti che per i suoi concittadini: ad aver ordinato tutti quei massacri era stato suo padre. Vivere con quel cognome era diventato pesante, e ha preso quello della madre, Allilueva. Nel 1967 Svetlana riesce a ottenere dalle autorità sovietiche il diritto a espatriare in India, per riportare in patria le ceneri del suo terzo marito, Brijesh Singh, un comunista del quale si era perdutamente innamorata, scandalizzando di nuovo l’establishment. Appena arrivata a New Delhi, si fiondò dritta all’ambasciata americana e chiese asilo politico. Il Kgb meditò addirittura di ucciderla, ma poi lasciò perdere, e la figlia di Stalin fu libera di vivere negli Usa decantando le libertà americane, difendendo i dissidenti sovietici e scrivendo libri contro il comunismo costruito da suo padre. Sposa William Peters, assistente dell’architetto Frank Lloyd Wright, dal quale ha Olga. Bruciò il suo passaporto sovietico, cambiò nome e l’incubo di Stalin sembrava finalmente esorcizzato. Ma spettri di quelle dimensioni non abbandonano mai le loro vittime. L’inquietudine di Lana, come si chiamava ora, l’ha spinta di nuovo a divorziare, e a non rimanere mai ferma: si trasferì in Inghilterra, poi all’improvviso tornò in Urss, per cercare di rivedere i figli, e dichiarò di essere stata «una pedina della Cia». Olga, trascinata a forza nel comunismo, stava per impazzire, e nel 1986 Lana ripartì per l’Occidente. Da allora, per anni, di lei si sono avute solo notizie frammentarie e contraddittorie: era stata avvistata in un ospizio per disabili di mente alla periferia di Londra, in un convento svizzero, infine in una capanna senza luce nel Wisconsin. Sua figlia Olga vive nell’Oregon e non vuole parlare di lei. Svetlana passava le giornate a leggere e cucire. Si è confessata con un giornalista locale, al quale ha parlato ancora del padre, l’unica cosa che in fondo interessava di lei, vittima dell’Edipo più ingombrante della storia. «Mi ha rovinato la vita», ha detto. Ha ripetuto, come faceva da anni, la sua frase preferita: «Il destino colpisce chiunque, non si può cambiare». Ma poi ha aggiunto: «Però avrei preferito che mia madre avesse sposato un falegname».