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 2011  novembre 29 Martedì calendario

Ieri il Tesoro collocava Btp a 15 anni per 500-750 milioni, una piccola somma che ha tuttavia fatto amaramente da test: la richiesta è stata di 1,22 miliardi (quindi buona), ma il Tesoro ha dovuto concedere un tasso del 7,3%, due punti in più rispetto alla precedente aggiudicazione

Ieri il Tesoro collocava Btp a 15 anni per 500-750 milioni, una piccola somma che ha tuttavia fatto amaramente da test: la richiesta è stata di 1,22 miliardi (quindi buona), ma il Tesoro ha dovuto concedere un tasso del 7,3%, due punti in più rispetto alla precedente aggiudicazione. Di Btp ne sono poi stati dati via per 567,12 milioni. Oggi c’è un’asta molto più impegnativa, divisa in due tranches: 2,5-3,5 miliardi di Btp triennali offerti in partenza al tasso nominale lordo del 6% e altri 1,5-2,5 miliardi decennali al nominale lordo del 5%...

  • Che significa “nominale”? Come mai, a un tratto, questa valanga di numeri?
Il Tesoro offre i titoli e garantisce un rendimento di partenza (il 5%, il 6% cioè l’interesse che pagherà ogni sei mesi a chi compra, fino alla restituzione del prestito, nel caso di oggi, dopo tre anni o dieci). Chi partecipa all’asta, poi, si offre di comprare non al prezzo nominale di 100, ma, magari, a 80 o a 90. In questo modo l’interesse che lo Stato pagherà a questi sottoscrittori sarà più alto del previsto. In altri termini, per il decennale, chi compra a 100 piglia il 5% lordo. Chi compra a meno piglia chiaramente di più.

Tutto questo non ha influenza sullo spread?
No, lo spread misura la differenza tra Btp e Bund decennali sul mercato secondario, cioè sul mercato di quelli che comprano in Borsa o dalle banche che hanno comprato alle aste di ieri o di oggi. Ieri lo spread si è attestato a 493. C’è però questo guaio: è salito il rendimento dei titoli tedeschi, che adesso pagano il 2,29. Questo significa che un differenziale 493, che quindici giorni fa significava un certo rendimento, oggi significa un rendimento molto più alto dato che s’è alzata la base del sottraendo. Insomma siamo oltre il 7 per cento, spesso al 7,5, cioè fuori mercato.

Come mai allora ieri la Borsa è andata su?
Effettivamente ieri la Borsa italiana ha avuto una performance impressionante, +4,6%, in un clima generale di euforia che ha caratterizzato tutte le piazze europee. Non esagererei il signifcato di queste performance, che possono essere l’effetto di tante cause. Per esempio, qualche ricopertura dopo le vendite dei giorni scorsi. E tuttavia… I risultati delle quotazioni sono tanto più significativi perché il week end è stato subissato di cattive notizie: le analisi di Moody’s che ritiene probabile – e non più solo possibile - la fine dell’euro, al termine di fallimenti in simultanea di più paesi o dell’uscita forzata di qualcuno di loro dall’area della moneta unica (Moody’s ha la delicatezza di non far nomi); l’altra analisi dell’Ocse che ci vede in recessione nel 2012, cioè con un Pil negativo di mezzo punto, e nel 2013 in ripresa per un altro misero punto (cioè a +0,5) però con il deficit praticamente in pareggio e la disoccupazione all’8,6 (nel ’12 all’8,3); un funzionario di Hong Kong dell’Fmi ha poi dichiarato che non ci sono trattative in corso tra l’Italia e il Fondo relativamente a un prestito di 4-600 miliardi al 4-5% come s’era creduto domenica grazie a uno scoop della "Stampa” (la cosa tuttavia esiste: bisogna solo che a fare la richiesta sia l’Italia). Queste cattive notizie sono però state rintuzzate dalla sensazione che la Merkel si stia finalmente muovendo in un altro modo.

Cioè?
Francesi, tedeschi e italiani stanno lavorando a un accordo trilaterale per tenere sotto controllo i rispettivi conti. È probabile che questi controlli siano affidati a un organismo super partes. A questi accordi potranno aderire anche altri paesi. Insomma, la procedura che s’è seguita per la libera circolazione definita a Schengen. Alla fine, gli stati partecipanti all’intesa potrebbero emettere degli eurobond. La virtù di bilancio sarebbe assoluta e, se violata, sanzionata senza misericordia. Insomma, paradossalmente, ieri s’è cominciata a intravedere, sia pure in lontananza, una soluzione.

• Com’è andato il Btp Day?
Cioè il gesto patriottico dei cittadini che sono andati in banca a comprare Buoni del Tesoro poliennali. Le banche ieri non hanno fatto pagare commissioni. La Reuters dice che non ci sono cifre ufficiali, ma stando a un sondaggio fatto in Unicredit il successo sarebbe stato notevole: i volumi trattati sono raddoppiati rispetto alla media delle ultime settimane e quintuplicati rispetto alla media di inizio anno. Tagli medi e medio-piccoli, quelli tipici delle famiglie. La piattaforma Hi-Mtf, la più piccola delle tre piattaforme di trading, ha registrato 11.268 ordini per un totale di 278 milioni di euro contro i normali 46 milioni per 1.200 ordini. Un trader, dopo aver comprato, ha detto all’agenzia: «Se non possiamo più comprare Btp, vuol dire che non si può davvero comprare più niente. Verranno rimborsati. E se non lo fossero avremmo problemi ben più grossi del denaro perso». L’operazione verrà ripetuta il 12 dicembre, stavolta sul mercato primario.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 29 novembre 2011]