Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
I giornali di ieri facevano paura, per via delle notizie relative alle banche americane decise a vendere i titoli europei. Abbiamo letto anche parecchi articoli-scenario intorno alla morte dell’euro, che cosa accadrebbe a ciascun paese, quanto potrebbe costarci eccetera. Proprio le banche americane sono piene di studi di questo tipo, che adesso hanno nuovamente tirato fuori, dato che parecchi analisti considerano la fine della moneta unica un’ipotesi non più solo possibile, ma addirittura probabile. Nello stesso tempo, grazie a uno scoop della “Stampa”, s’è saputo che il Fondo Monetario Internazionale è pronto a soccorrere l’Italia, che resta ancora, nonostante le difficoltà francesi e tedesche, l’ombelico della crisi. Contemporaneamente l’Eliseo, cioè la presidenza della repubblica francese, ha comunicato di aver fiducia nel nostro Paese, purché il professor Monti si sbrighi a fare quello che deve fare. Da ultimo, oggi è il cosiddetto “Btp-day”: se andremo a comprare obbligazioni pubbliche italiane in banca, non ci faranno pagare le commissioni. È un gesto soprattutto patriottico, e che potrebbe dare il polso della fiducia che nutriamo nella nostra salvezza. Sul piano pratico conta poco. Intanto oggi compreremmo titoli dal mercato secondario, cioè Btp che lo Stato ha già piazzato. In secondo luogo, l’idea di far comprare le obbligazioni ai cittadini non ha prospettive, data l’entità delle cifre in gioco. Se si volesse trasferire alle famiglie (magari ai proprietari di case) una parte del debito pubblico le strade dovrebbero essere altre e i problemi politici sarebbero notevoli.
• Oggi va all’asta qualcosa? Rischiamo un altro venerdì
nero, come l’ultimo con i Btp a due anni all’8 per cento?
Vedo che ormai si muove con una certa disinvoltura
in mezzo a questi argomenti intricati… No, oggi c’è solo una piccola asta di
Btp decennali indicizzati per un importo di appena 500-750 milioni. Venderemo
tutto senza problemi, specialmente a questi tassi. Non ci sono troppi patemi
nemmeno sui 5 miliardi che dovremo piazzare entro la fine del mese. I veri
problemi ci saranno l’anno prossimo, con più di 300 miliardi da rinnovare, e un
primo ostacolo molto grosso a febbraio, 40 miliardi tutti insieme che saranno
offerti in concorrenza a una quantità di debito bancario. Non siamo i soli a
chiedere soldi al mercato. Per esempio le 32 banche italiane più importanti
l’anno prossimo devono rastrellare 88 miliardi.
• Che cos’è questa storia che il Fondo Monetario
Internazionale ha intenzione di aiutarci?
Il Fondo offrì il suo aiuto anche a Berlusconi,
durante l’ultimo vertice di Cannes, e Berlusconi preferì rifiutare. Ieri il
Cavaliere ha detto di non sapere nulla intorno allo scoop della “Stampa”, che
peraltro non è stato smentito. Ricordo che l’Italia ha comunque diritto a
prendere 44 miliardi dal Fmi e, dopo un anno, altri 88 miliardi, questo senza
troppi negoziati dato che siamo tra le nazioni che ogni anno versano
regolarmente la loro quota di quasi 9 miliardi nelle casse del Fmi. Adesso ci
sarebbe stata una telefonata tra Monti e Christine Lagarde e il Fmi sarebbe
disposto a concederci una linea di credito da 4-600 miliardi al 4-5%
d’interesse che ci permetterebbe, nei prossimi 12-18 mesi, di non emettere più
Bot o Btp. Nel frattempo Monti avrebbe il tempo di aggiustare i conti del
Paese. Lei sa che il Fondo, quando presta soldi, mette il naso nelle faccende
del debitore. È chiaro che cederemo un pezzo di sovranità.
• Ho anche sentito parlare di incontri
segreti Merkel-Sarkozy per dividere in due l’Europa, i Paesi del Nord con un
euro forte, quelli del Sud con un euro debole.
Ci credo poco. I tedeschi esportano bene perché la
zona sud del continente indebolisce la moneta. Come commercerebbero se,
eliminata la parte debole, per comprare un euro ci volessero due dollari? E
inoltre il Sud d’Europa a quel punto potrebbe metterli in difficoltà ancora
maggiori svalutando e facendogli concorrenza sui mercati di tutto il mondo.
Merkel e Sarkozy non hanno poi da dettar troppo la linea, visto che sono a loro
volta pieni di problemi (loro e soprattutto le loro banche). Infine, a quel
punto perché dovremmo accettare di far circolare un euro debole, in comune con
Spagna e Grecia? Tanto varrebbe allora ristampare le lire.
• Può succedere?
Credo di no. Scommetto di no.
• Ma allora questi incontri segreti tra i
due? Ci sono stati o no?
Credo di più all’altra tesi: e cioè che stiano
valutando la possibilità di cambiare il governo dell’Europa e di arrivare a una
condivisione della politica economica e fiscale attraverso una serie di accordi
bilaterali, completati i quali si potrebbero addirittura emettere eurobond.
Questa procedura è già stata seguita per gli accordi di Schengen. Gli inglesi
sono contrarissimi, perché avversano ogni ulteriore passo verso l’integrazione.
L’atteggiamento americano è un mister da un lato lavorano per sabotare la
moneta europea e riconsegnare al dollaro un primato intatto. Dall’altro sanno
bene che la fine dell’euro porterebbe miseria a tutti. Anche a loro.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 28 novembre 2011]
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