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 2011  novembre 28 Lunedì calendario

La rivincita del biglietto chic nell’era della mail e dell’sms - Vietato andare in bianco. Sarà anche uno dei colori più chic, ma quando si tratta di biglietti da visi­ta il bianco candido è out

La rivincita del biglietto chic nell’era della mail e dell’sms - Vietato andare in bianco. Sarà anche uno dei colori più chic, ma quando si tratta di biglietti da visi­ta il bianco candido è out. Breat Ea­ston Ellis docet. In un indimenti­cabile capitolo di American Psycho , Patrick Bateman sfida gli amici con un nuovo cartoncino «bianco osso» ma è subito umilia­to a colpi di biglietti «color guscio d’uovo» e «bianco nembo con ca­­ratteri a rilievo». Assurde (s)ma­nie Anni ’80? Niente affatto, per­ché nell’epoca della mail biglietti da visita e cartoncini d’invito tor­nano ad essere un must ( soprattut­to fra i vip), e continuano a raccon­tare chi siamo. Così,chi segue l’eti­chett­a opterà sempre per sfumatu­re calde come l’avorio. Fra una sel­va di freddi biglietti a stampa digi­tale o elettronici, e inviti inoltrati via mail o sms, chi davvero si di­stingue continua a farsi fare bi­glietti da visita, inviti, partecipa­zioni e biglietti di ringraziamento con tutti i crismi. Stampati e rifini­ti a mano con i metodi della tipo­grafia tradizionale. E non può non conoscere certi indirizzi. A Milano i must sono Pettinaro­­li, storica tipografia amata da Ma­ria Callas che ha appena compiu­to 130 anni, e la Ditta Raimondi di Pettinaroli (sono lontani cugini) che stampa biglietti chic dal 1910. A Roma e Firenze è d’obbligo è Pi­neider: nato nel capoluogo tosca­no nel 1774, nella capitale ha due negozi (150 rivenditori e sei mono­marca in Italia, uno a Milano) che da anni sfornano cartoncini d’in­vito per ambasciatori e capi di Sta­to. La Roma bene frequenta an­che Cianfanelli, ma Pienider ha fra i clienti personaggi come Sting, mentre a Napoli il luogo di culto è P&C. Tipografie che stam­pano come una volta, «con incisio­ne a mano su piastrina di rame, che permette di avere i caratteri a rilievo, i più pregiati, e la tecnica ti­pografica, con le letterine di piom­bo », spiega Francesco Pettinaroli, quarta generazione della tipogra­fia di famiglia. Ma anche la carta è fondamentale. Da Pineider la più preziosa è «vergata a mano in cel­lulosa di cotone a ph neutro, taglia­ta ad acqua, con filigrana scelta dal cliente»(per 100 biglietti di rin­graziamento e 100 buste, tanto per dire, si spendono 6.800 euro; 8.300 per un set da 100 di carta da lettera), e la più nuova ha i bordi colorati, da Pettinaroli è quella fat­ta­a mano ad Amalfi con i bordi fra­stagliati. Ne sa qualcosa la contes­s­a Marta Brivio Sforza, che possie­de diversi tipi di biglietti raffinati, «tutti senza titolo nobiliare: solo nome e cognome, e una piccola corona stampata in blu». Per gli amici però usa quelli mignon nel­­l’astuccio «très chic» di Valextra (un must per le signore meneghi­ne, in alternativa a quelli di Petti­naroli). Semplici anche quelli del­la contessa Marta Marzotto, che ne ha una collezione. «Niente stemmi, solo nome e cognome a ri­­lievo, ne ho tantissimi ma li dimen­tico sempre a casa ». Gli inviti però non si dimenticano: «Per i miei 80 anni l’ho voluto classico ma dal contenuto divertente, tutto gioca­to sul numero 80». Gli inviti chic devono esserlo anche nell’involu­cro, perché una busta scadente è come un brutto cappotto: rovina tutto il resto. «Il nome del destina­tario deve essere scritto a mano», aggiunge la Brivio Sforza, «c’è chi vedendo l’etichetta stampata, li cestina». Equivale a far stampare i ringraziamenti: «Bisogna scriver­li di proprio pugno, il ritorno all’at­tenzione personale è fondamenta­le ». Mentre l’alta società romana guarda il nome sulla busta: se non c’è la firma di Pineider la festa non vale. Anche perché «ormai ti invi­tano per tutto, anche per le apertu­re delle porte », ironizza la Marzot­to. Qualcuno pure per festeggiare il divorzio.Sempre seguendo l’eti­chetta, perché a volte la forma con­ta più della sostanza.