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 2011  novembre 28 Lunedì calendario

“Spegnere” il surriscaldamento per sconfiggere fame e povertà - Quasi un miliardo di persone soffre la fame vivendo ai margini del sistema alimentare globale

“Spegnere” il surriscaldamento per sconfiggere fame e povertà - Quasi un miliardo di persone soffre la fame vivendo ai margini del sistema alimentare globale. Per intenderci, si tratta di un numero di persone superiore alla somma delle popolazioni di Unione Europea, Usa, Canada, Giappone e Australia messe insieme. Inoltre, globalmente oltre due miliardi di persone soffrono di fame nascosta, cioè il non avere accesso alla necessaria quantità di vitamine e minerali per potersi sviluppare e condurre una vita sana. Da alcuni anni si è evidenziato autorevolmente che riscaldamento del pianeta e cambio climatico incideranno negativamente su produzione alimentare e condizioni di vita di centinaia di milioni di poveri. Entro il 2050 la popolazione mondiale avrà probabilmente raggiunto la soglia dei 9 miliardi di persone, e ciò richiederà aumenti nella produzione alimentare nell’ordine del 60 e il 70 per cento. Ma per il 2050 i soli effetti del cambio climatico sull’agricoltura potrebbero aumentare del 20% il numero di coloro che soffrono la fame. Queste proiezioni poi non considerano una serie ulteriore di fattori che incideranno sulla questione alimentare a livello globale. Primo, la crescita dei disastri naturali associata al cambio climatico. Nel 2010, tali disastri hanno colpito circa 300 milioni di persone secondo un trend crescente che riflette la maggiore frequenza, irregolarità e imprevedibilità dei fenomeni climatici, generando un circolo vizioso di povertà, fame e vulnerabilità. Secondo, degrado ambientale, crisi degli ecosistemi e crescente scarsità di risorse strategiche, inclusa l’acqua, giocheranno un ruolo cruciale negli equilibri futuri in larga parte del pianeta. Già oggi 650 milioni di persone in Africa vivono in territori soggetti a erosione e degrado eco-ambientale, ma entro il 2025, questi processi potranno interessare i due terzi del totale delle terre agricole del continente. Terzo, la crescita dei prezzi e la volatilità dei beni alimentari sui mercati globali. I poveri usano sino al 70% delle proprie risorse per l’acquisto di alimenti essenziali, e per loro la linea di demarcazione che separa la sussistenza dalla fame è sottilissima, come mostrato dalla recente crisi dei prezzi mondiali dei cereali. Scatenata da vari fattori concomitanti, la repentina ascesa dei prezzi nel 2008 ha spinto quasi cento milioni di poveri in una situazione di fame. Le previsioni per il futuro indicano che entro il 2030 i prezzi delle derrate alimentari potrebbero aumentare tra il 70 e il 180 per cento, anche a causa dei cambiamenti climatici. Come far fronte a queste sfide gigantesche, globali e «sistemiche»? Porre sotto controllo il livello delle emissioni per ridurre l’impatto dell’attività umana sul clima è un prerequisito urgente e non più procrastinabile. Ma in parallelo è necessario che aumentino produzione e disponibilità di cibo nutriente a livello globale e locale (ma in modo socialmente inclusivo e ambientalmente sostenibile); è necessario sviluppare politiche di lotta alla povertà rurale che appoggino i piccoli produttori e le loro famiglie attraverso modelli efficienti, ma anche inclusivi e solidali, perché la semplice disponibilità di cibo sui mercati non è sufficiente a garantire la sicurezza alimentare di popolazioni povere. Terzo, la crescente imprevedibilità e complessità dei fattori di rischio impone lo sviluppo di sistemi avanzati di gestione dei rischi e protezione sociale soprattutto in appoggio alle comunità povere. In questo quadro rafforzare la resistenza e flessibilità dei sistemi alimentari e la capacità di adattamento delle comunità ai mutamenti climatici sono obiettivi essenziali e strettamente connessi. Infine, intervenire sulle differenze di genere, investendo sulla massiccia presenza e sul ruolo delle donne nell’agricoltura e nella sicurezza alimentare all’interno della famiglia. Occorre uno sforzo globale e concertato per affermare una visione dello sviluppo che integri in maniera coerente aspetti sociali, economici e ambientali in una fase storica di condizioni climatiche radicalmente mutate. * Sheila Sisulu è vicedirettrice esecutiva del World Food Program (Wfp) * Carlo Scaramella è il responsabile Wfp per i cambiamenti climatici, ambiente, e gestione dei rischi