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 2011  novembre 28 Lunedì calendario

La tentazione di Soru: «Quasi quasi chiudo l’Unità...» - Non tutti i capitalisti di sinistra ce la fanno a essere Berlusconi

La tentazione di Soru: «Quasi quasi chiudo l’Unità...» - Non tutti i capitalisti di sinistra ce la fanno a essere Berlusconi. Eh, le aziende. Chiedono più lacri­me e sangue di un governo tecni­co. E così Renato Soru, editore del l’Unità dal 2008, è sempre più ten­tato dal gettare la spugna: «Sono azionista con grandissimo sacrifi­cio economico» ha detto interve­nendo, l’altroieri, al seminario di formazione per giornalisti di Re­dattore Sociale a Capodarco di Fermo (ha riportato tutto la testa­ta on line Affaritaliani.it ). «Fare l’editore è un mestiere difficile. Quando ho comprato l’Unità era un giornale che in un solo anno perdeva oltre 7 milioni di euro e non vendeva neanche tante co­pie ». Per inciso, era l’epoca della campagna elettorale di Veltroni: il quotidiano era a un passo dal portare i libri in tribunale. E Soru, da buon compagno, si offrì. Face­va conto sui soldi che avrebbe in­camerato dalla vendita di Tiscali, di cui era fondatore, poi mai avve­nuta causa crisi economica. «E co­sì mi è rimasto questo impegno ­ha raccontato Soru, si presume con mestizia- e ho provato a rilan­­ciare la testata: Concita De Grego­rio ha fatto un lavoro importante, ma...». Ma l’Unità, ancora oggi, non ce la fa a galleggiare solo con il finanziamento pubblico e con il magrissimo supporto della pub­blicità. Era dunque inevitabile che durante l’incontro a Capodar­co qualcuno si alzasse con doman­de scomode: come quella sui col­laboratori non pagati. «Domanda fantastica» ha risposto Soru, «per­c­hé vorrei sapere se si riferisce a Ti­scali o a l’Unità . Mi risulta che sia­no tutti pagati». Apriti cielo. Si al­za pure il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino: «Si­gnor Soru, c’è qualcuno che non le dice tutto...». L’editore si toglie allora la maschera: «Se ci sono col­laboratori che non percepiscono lo stipendio me ne scuso come azionista. Questo le dà il segno di un giornale che soffre. La chiusu­ra potrebbe anche essere una co­sa da prendere in considerazione, per evitare una domanda come questa». Ah, i giornalisti...