Roberto Gressi, Corriere della Sera 28/11/2011, 28 novembre 2011
STIPENDI ALTI COME GRILLI (E CASTA). SE IL NON ARROTONDARE E’ UN VALORE
Vittorio Grilli è il direttore generale del Tesoro. Il presidente del Consiglio Mario Monti lo vorrebbe come viceministro all’ Economia. Lui ci sta pensando. Ma perché ci sta pensando? È un funzionario, per quanto importante. Gli propongono di fare il viceministro, peraltro del premier che tiene l’ interim dell’ Economia e non di uno qualsiasi, e lui ci pensa? Forse, rara avis in un mondo di star spesso autonominate o cooptate per via clientelare, teme di non essere all’ altezza.
E invece no. Vittorio Grilli come direttore generale guadagna almeno cinquecentomila euro all’ anno, come viceministro dovrebbe accontentarsi di poco più di centocinquantamila. Ha l’ aria di una vicenda di bottega: ma come, è in gioco l’ euro, lo spread sta mangiando l’ economia italiana, può iscriversi al partito trasversale dei salvatori della Patria e fa una questione di spiccioli, per quanto non pochi? La domanda è legittima, il richiamo all’ interesse nazionale degno e della casta siamo tutti stufi.
Ma non è detto che fare a meno di lui (o di quelli come lui) sia la risposta migliore. A pensarci bene siamo più stufi di una casta di incapaci o di quasi capaci che occupa a prezzo politico i posti pubblici e poi fa i soldi veri con le consulenze, vere o presunte che siano. Con Finmeccanica, con Mediaset o con la Lega delle cooperative: ha poca importanza. Si moltiplica il rischio di conflitti di interessi, ci si perde in trasparenza o, nella migliore delle ipotesi, si usa la mano sinistra per fare ciò a cui si è chiamati mentre tutta l’ attenzione è concentrata altrove. Insomma, pagare le persone in base alle capacità e ai compiti che si chiedono può essere una strada lineare.
Il caso Grilli è ora nelle mani del sottosegretario al presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà. Dovrà dire lui se si può farlo viceministro lasciandolo anche direttore generale del Tesoro. Deciderà in base alle leggi e ai precedenti, si vedrà se, come pare, la questione può essere risolta. Di Grilli si dice che abbia un’ offerta di oltre un milione da parte della banca britannica Barclays: tutto sommato meglio da loro che da un’ agenzia di rating. Avere un downgrading da chi potrebbe lavorare per noi saprebbe di beffa.
Roberto Gressi