Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il governo ha chiuso il caso Termini Imerese. Il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha convocato le parti ieri, sabato, e ha annunciato in anticipo che si sarebbe andati avanti a oltranza, fino a che Fiat, sindacati e tecnici del ministero non avessero trovato un punto d’intesa. Assegniamo, dunque, un primo successo al governo Monti, accusato ancora ieri di procedere a rilento o addirittura «nella nebbia» (Financial Times). Monti ha risposto a queste critiche annunciando un consiglio dei ministri per lunedì 5 dicembre: non saranno ancora sul tavolo fisco e pensioni, ma almeno conosceremo qualche anticipo delle misure relative a queste materie. Al coro di quelli che gridano di fare in fretta si potrebbe ricordare l’infelice sequenza di agosto, in cui Berlusconi e Tremonti cambiarono la manovra quattro volte non solo per via di pentimenti e ripensamenti, ma proprio perché avevano commesso errori marchiani nell’elaborazione dei testi.
• Termini Imerese è veramente un successo?
La Fiom, che ha firmato l’intesa (e non succedeva da
molto tempo), sostiene che la Fiat ha applicato tabelle più basse del solito…
Marchionne a suo tempo aveva detto che la produzione della Lancia Y costava
mille euro di troppo solo perché la si produceva vicino a Palermo. Per questo –
nonostante promesse più antiche in cui lo stesso amministratore delegato aveva
parlato di «raddoppiare lo stabilimento» - alla fine la decisione era stata di
chiudere, e di chiudere senza discussioni.
• Quante persone lavorano in quello stabilimento?
1566. L’accordo di ieri prevede che per 640 lavoratori vi
siano adesso due anni di cassa integrazione, alla fine dei quali verrà pagato
un incentivo medio di 22.850 euro (che si aggiunge al tfr, all’indennità per il
mancato preavviso e al premio fedeltà). Seguiranno altri quattro anni di
mobilità a 460 euro. E infine la pensione. Il Lingotto non voleva spendere più
di 16 milioni, ne sborserà alla fine 21,5. Enzo Masini della Fiom ha attaccat
«Fiat ha approfittato della situazione e ha imposto una riduzione delle tabelle
che solitamente usa in questi casi. Nemmeno il Governo è riuscito a farle fare
retromarcia. Rimane l’amarezza per un dispetto che Fiat ha voluto fare ai
lavoratori. Abbiamo firmato per senso di responsabilità».
• È il preannuncio di un atteggiamento più morbido in
generale?
Chi sa. Se resteranno davvero fuori dai 184 stabilimenti che Fiat ha in Italia
perderanno anche il milione e mezzo l’anno che l’azienda trattiene dalle buste
paga dei lavoratori per versarlo nelle sue casse.
• Giudizio severo anche dagli altri sindacati?
No, gli altri parlano di «incentivo all’esodo» dignitoso (e
usa quest’espressione anche la Fiom locale). Tutti, anche la Cgil, riconoscono
che l’intervento del ministro Passera è stato fondamentale. Il blocco dello
stabilimento, che era stato deciso mercoledi scorso (le bisarche cariche di un
migliaio di Lancia non erano potute partire), è stato tolto. È un buon inizio
per Passera che ha davanti a sé una serie di vertenze da far tremare le vene e
i polsi: Whirlpool (elettrodomestici), Adelchi (scarpe), Agile (informatica) e
l’intero made in Italy del settore ferroviario, che venerdì ha manifestato a
Roma e scioperato per otto ore. Quest’ultima vertenza si intreccia con le
difficoltà di Finmeccanica, che vuol vendere Ansaldo Breda ai francesi della
Alstom. Le aziende del settore (Firema, in amministrazione controllata da un
anno, Ferro Sud, Keller, Rsi, Officine Salento) non partecipano neanche più
alle gare per la riparazione dei treni, dove lo Stato italiano distribuisce
commesse per 450 milioni a svizzeri, turchi, spagnoli. Le nostre ditte erano
abituate agli appalti garantiti, un’epoca finita per sempre…
• Che fine faranno gli altri 800 lavoratori di
Termini Imerese?
Termini non sarà smantellata: la acquisterà Massimo Di
Risio, un imprenditore sessantunenne di Isernia (Molise). Di Risio è capo della
Dr Automobile Group, che s’era specializzata nell’importazione di auto cinesi e
dal 2006 assembla vetture le cui parti sono prodotte dalla cinese Chery e
montate poi a Macchia d’Isernia. La Dr nel 2009 ha venduto tremila di queste
macchine per un fatturato di 250 milioni. Aveva già tentato il salto provando
ad acquistare la Bertone (che la Fiat s’è tenuta e dove ha imposto subito il
contratto di Pomigliano). L’ultimo tratto, per considerare davvero chiusa la
vicenda Termini, è proprio quest che Di Risio mantenga gli impegni assunti
finora e perfezioni l’acquisto. La Fiat gli lascerà, oltre al capannone, anche
gli impianti.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 26 novembre 2011]
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