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 2011  novembre 27 Domenica calendario

L´affondo Merkel-Sarkò "Una Schengen economica poi parliamo di Eurobond" - BRUXELLES - Merkel e Sarkozy lo avevano già annunciato a Mario Monti: il tempo stringe, i mercati hanno bisogno di un segnale forte in tempi brevi, ma la Germania non può accettare nessuna iniziativa di corresponsabilizzazione sul debito europeo senza avere garanzie legali, sotto forma di Trattato, contro comportamenti lassisti degli altri governi

L´affondo Merkel-Sarkò "Una Schengen economica poi parliamo di Eurobond" - BRUXELLES - Merkel e Sarkozy lo avevano già annunciato a Mario Monti: il tempo stringe, i mercati hanno bisogno di un segnale forte in tempi brevi, ma la Germania non può accettare nessuna iniziativa di corresponsabilizzazione sul debito europeo senza avere garanzie legali, sotto forma di Trattato, contro comportamenti lassisti degli altri governi. L´opinione pubblica tedesca non lo accetterebbe e la Corte suprema di Karlsruhe lo ha già esplicitamente escluso. La soluzione che i due hanno prospettato a Monti è dunque quella che è stata anticipata ieri dalla Bild: evitare le lungaggini di una revisione dei Trattati europei, e varare la nuova «governance» dell´Eurozona con un trattato intergovernativo, come si è fatto con quello di Schengen quando si sono abolite le frontiere interne dell´Unione. In termini tecnico-giuridici, sarebbe quella che si definisce una «cooperazione rafforzata» tra i diciassette Paesi della zona euro. E potrebbe essere operativa ai primi dell´anno. Dal punto di vista dell´ortodossia comunitaria, tanto cara al capo del governo italiano, non è certo la soluzione ideale perché di fatto rischia di tagliare fuori la Commissione. Inoltre c´è il pericolo di scontrarsi con l´opposizione feroce dei Paesi che non fanno parte della zona euro, primi fra tutti gli inglesi e i polacchi. Tuttavia proprio l´Italia, che si trova in primissima linea sotto il fuoco dei mercati e ha bisogno più di altri che dall´Europa vengano segnali e gesti concreti in grado di rassicurare le piazze finanziarie, non è probabilmente in condizione di fare troppo la schifiltosa. E quindi da Monti è venuto un segnale di via libera, pur assortito dalla raccomandazione di evitare procedure che rischino di spaccare in due l´Unione e dalla richiesta di avere voce in capitolo sulla natura delle riforme proposte. Perché, in realtà, tre questioni restano aperte. In primo luogo bisogna capire che tipo di Trattato è quello che si trova nei cassetti della coppia franco-tedesca. La Merkel ha già detto che non toccherà la Bce (né potrebbe, visto che l´Istituto di Francoforte è retto dai Trattati europei). Ma non è ancora chiaro se la nuova «Schengen economica» conterrà solo una versione rafforzata del Patto di Stabilità, con sanzioni automatiche e possibilità di intervenire sui bilanci nazionali, oppure se davvero prefigurerà quel «governo unico dell´economia» che molti, anche in Germania, chiedono da tempo e che dovrebbe contemplare la nascita di un super-ministro economico e di fatto la comunitarizzazione dei bilanci nazionali. In secondo luogo bisogna capire cosa si preveda per i Paesi che non vogliano o non possano aderirvi. Infine la terza grande incognita è che cosa la Merkel sia disposta a concedere in cambio di una massiccia rinuncia alla sovranità economica da parte dei governi dell´Unione monetaria. E´ molto verosimile, visto che per il momento la questione della Bce appare accantonata, che la Cancelliera abbia dato un segnale di disponibilità a discutere l´idea degli eurobond. Questo spiegherebbe anche la sua irritazione per la mossa della Commissione che ha gettato sul tavolo la proposta prima del tempo: un gesto «incredibilmente inopportuno», lo ha definito la Merkel. E spiegherebbe anche perché Barroso, nonostante la scomunica che gli è arrivata da Berlino, continui a sostenere che in fondo le obiezioni tedesche riguardano più il calendario che la sostanza. Secondo indiscrezioni di fonte francese, Nicolas Sarkozy potrebbe svelare i contenuti della proposta franco-tedesca in un solenne discorso giovedì primo dicembre. Ma, anche una volta messa sul tavolo, l´idea di un nuovo Trattato non avrà vita facile. I britannici da una parte, e gli est-europei dall´altra, sono contrarissimi ad ogni approfondimento dell´integrazione tra i Paesi dell´Unione monetaria che rischia di lasciare gli altri in una specie di «serie B europea». In teoria, le cooperazioni rafforzate richiedono il consenso anche dei Paesi che non vi partecipano. Il vertice del nove dicembre si preannuncia dunque incandescente.