ANGELO AQUARO , la Repubblica 27/11/2011, 27 novembre 2011
Italiana assassinata a New York, è giallo - NEW YORK - Rita Morelli aveva due amori, il suo Alfred e John Turturro, Rita aveva 36 anni e ancora pochi mesi dalla laurea al prestigioso Hunter College, Rita aveva cominciato come cameriera ed era già manager del raffinatissimo Buon Gusto, Rita era il sogno americano che si stava realizzando, l´ex commessa di Pescara venuta a New York perché "meglio 5 anni da leone qui che 15 di noia in Abruzzo"
Italiana assassinata a New York, è giallo - NEW YORK - Rita Morelli aveva due amori, il suo Alfred e John Turturro, Rita aveva 36 anni e ancora pochi mesi dalla laurea al prestigioso Hunter College, Rita aveva cominciato come cameriera ed era già manager del raffinatissimo Buon Gusto, Rita era il sogno americano che si stava realizzando, l´ex commessa di Pescara venuta a New York perché "meglio 5 anni da leone qui che 15 di noia in Abruzzo". Rita, lovely Rita, la rossa a cui tutti volevano bene, adesso è un corpicino senza vita e massacrato da uno, due, tre affondi di coltello, due al petto e uno alla gola, la gola che il suo assassino ha cercato di stringere alla morte prima che la ragazza nell´ultimo slancio di vita riuscisse a sfilarsi, lottando fino agli ultimi secondi da leone. «Uccisa dal sogno americano», dice ora Giuseppe, il fratello, dall´ltalia, lui pilota d´aviazione. Ha aperto la porta al suo assassino. È l´ipotesi della polizia che ha già l´identikit del killer, se il killer è davvero quel latino, forse un brasiliano - c´è anche un nome che gira, Carlos - che Lee Stefanis, 31 anni, un ragazzo di Washington venuto a trovare un amico nello stesso stabile, al 205 East della 120esima strada, Harlem, ha visto parlottare con lei davanti alla porta: «Sembrava calma, non dava l´impressione di essere in pericolo». Sonia Soto, 32 anni, la ragazza che vive un piano sotto, al secondo, dice di averla vista rientrare mercoledì, vigilia di Thanksgiving: «Mi ha detto: "Copriti, stasera fa freddo davvero". È l´ultima cosa che ricordo». Hanno trovato tracce di sangue dappertutto, lo spettacolo che s´è aperto ad Alfred, il fidanzato messicano, rientrato intorno alle 10.15, è stato agghiacciante. Rita non lavorava, mercoledì era il giorno libero. Conosceva "Carlos"? O si è trattato di qualcuno che aveva bussato per chiedere informazioni, lasciare un pacco? Dall´appartamento sono scomparsi il computer e pochi dollari: e l´altra ipotesi è quella di un balordo, c´era un tizio strano che da qualche giorno si aggirava nel quartiere, magari un furto tragicamente degenerato: ma come è riuscito a entrare? Anche Alfred è stato interrogato ma subito rilasciato. Ci sono tracce di Dna dappertutto, se è il killer un pregiudicato il giallo potrebbe risolversi come in una puntata di "Law & Order". È il 69esimo omicidio dall´inizio dell´anno e le statistiche dicono che per la verità siamo al 17 per cento in meno, ma qui non parliamo di regolamenti di conti, non è la guerra per la droga, questa è la storia di una studentessa uccisa in casa e per di più a due passi dal commissariato: la prima vittima italiana a New York dopo più di vent´anni, dopo quell´omicidio in quell´albergo di Park Avenue, un pilota dell´Alitalia, ancora una rapina. Giorgio Morelli, il cugino giornalista che l´aveva ospitata appena arrivata qui, e l´altra sera doveva portarla a vedere Turturro a teatro, s´era raccomandato, «ma cosa ci fai a East Harlem, nel ghetto ispanico». «Ma via, Giorgio, quale pericolo», diceva lei «proprio qui sotto c´è il commissariato». Infatti. E poi lo sanno tutti che East Harlem ormai è un fiorire di locali, jazz, iniziative: la vita che Rita aveva sognato, lei che studiava musica e letteratura, lei che parlava anche spagnolo e lì si sentiva davvero a casa, dopo aver svernato i primi tre anni fuori città, mantenendosi al New Paltz College - altra ottima scuola, dove aveva studiato proprio il suo mito Turturro - facendo la babysitter per una facoltosa famiglia ebraica. Studio e lavoro, lavoro e studio. «Era sempre di corsa» dice al New York Post un´altra vicina, Cicley Black, «scappava a scuola o al lavoro, che dolcezza». Al Buon Gusto lì nel ricco Upper East Side Rita aveva trovato anche l´amore, Alfred, studente al City College. Insieme già fantasticavano sul dopo. E tutti i suoi sogni li aveva messi nel nuovo MacBook comprato con i risparmi, lì dentro c´era la tesina, anni di studi, i suoi indirizzi, la musica, il suo mondo. Dicono che per difendere quel computer abbia lottato fino alla morte: per difendere quel computer e il suo sogno americano.