Salvatore Cannavò, il Fatto Quotidiano 27/11/2011, 27 novembre 2011
TERMINI IMERESE, LA FIAT PAGA 21 MILIONI A CHI PERDE IL POSTO
La differenza alla fine la fanno 5,5 milioni di euro, quasi quanto guadagna in un anno l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. Grazie a quel numero che alla fine l’accordo per lo stabilimento di Termini Imerese, appena chiuso, ha visto la luce.
La Fiat ha accettato di sborsare 21,5 milioni di euro, invece dei 16 messi inizialmente sul tavolo, e questo ha reso possibile incentivare adeguatamente la mobilità per 640 lavoratori che rimarranno fuori dai nuovi investimenti previsti dal gruppo Dr Motors di Massimo Di Risio, l’imprenditore molisano che rileverà gli impianti siciliani abbandonati dal Lingotto. Con l’accordo raggiunto ieri sera quelli che, dopo due anni di cassa integrazione, saranno riassunti dalla Dr Motors avranno un posto di lavoro. Agli altri vengono assicurati 22.850 euro medi a lavoratore (per 460 euro mensili) a cui va aggiunto il mancato preavviso (1,7 mensilità circa) e il premio fedeltà che varia a seconda dell’anzianità.
LA SOLUZIONE soddisfa tutti anche se la Fiom fa notare che “la Fiat ha voluto fare un dispetto ai lavoratori siciliani” perché non ha applicato le tabelle che solitamente utilizza per favorire la mobilità. Secondo il segretario della Fim, Bruno Vitali, è stato accolto “il 70 per cento delle nostre richieste”. Ma tutti alla fine hanno accettato la proposta, risolutiva, messa a punto dai tecnici del Ministero, Andrea Bianchi e Giampiero Castano, che hanno individuato
la soluzione della “fascia unica”, cioè un incentivo uguale per operai e impiegati con re-distribuzione delle risorse all’interno della fabbrica. Quindi con un sacrificio ulteriore dei lavoratori.
Il ministero dello Sviluppo di Corrado Passera ha gestito l’operazione puntando chiaramente a un risultato “politico” anche se si è mosso in maniera discreta. In serata l’unico comunicato del MiSe fa sapere di aver semplicemente “formulato a Fiat e alle parti sociali una proposta, che è stata accettata”. Poi ricorda che tutto questo è propedeutico alla soluzione definitiva della vicenda che andrà trovata probabilmente il 1 dicembre.
Ma se sulla mediazione di Passera ha qualche sospetto Antonio Di Pietro che parla di probabili “scambi inconfessabili” tra l’ex manager di Banca Intesa e l’attuale amministratore della Fiat-Chrysler, l’operato del ministro è invece sembrato “decisivo” all’amministratore delegato della società pubblica Invitalia, Domenico Arcuri, regista dell’operazione di riassegnazione degli impianti e che si dice molto soddisfatto per la firma di tutti i sindacati ma anche per il fatto di aver creato nuova occupazione. Spiega Arcuri al Fatto: “Si partiva da 1916 dipendenti e, considerando i pensionamenti, si arriverà a superare i duemila occupati”. In realtà, 640 di questi sono stati messi a riposo anticipatamente e, comunque, con un esborso pubblico notevole. Invitalia, per bocca del suo amministratore, si dice convinta anche della solidità del progetto presentato dalla Dr Motors che invece desta più di qualche preoccupazione nella Fiom siciliana e molisana : “Se avessimo pensato che il progetto fosse a richio non lo avremo accettato” spiega Arcuri.
Un “grazie” a Passera viene anche da Fiom, Fim e Uilm di Palermo mentre il segretario Fiom, Maurizio Landini, sentito dal Fatto, preferisce dire “grazie ai lavoratori che hanno fatto un duro lavoro per mantenere i loro diritti”. “Dopo di che – aggiunge Landini – riconosco che c’è stato un ruolo dei tecnici del governo ma va anche detto come la Fiat abbia trovato il modo anche in una situazione come Termini di non giocare fino in fondo la propria responsabilità”.
MA LA VICENDA Fiat non finisce certo qui. C’è un tavolo tra azienda e sindacati, convocato martedì a Torino, per discutere delle conseguenze della disdetta del contratto nazionale operata dalla Fiat. Landini garantisce che se l’obiettivo è estendere il “modello Pomigliano” a tutto il gruppo e applicare l’articolo 8 voluto dal governo Berlusconi, che permette di derogare alla normativa sui licenziamenti, “non c’è spazio per alcuna mediazione”. La Fiom si sta attrezzando per un pacchetto di iniziative: dagli scioperi alle cause legali fino al referendum per l’abrogazione dell’articolo 8. Si è svolta ieri un’assemblea a Roma in cui si è fatto un ulteriore passo avanti per la definizione dello schieramento e dei meccanismi procedurali. La sinistra radicale e Di Pietro hanno dato piena disponibilità e alcuni settori del Pd sono interessati all’operazione. Se ne discuterà già nei prossimi giorni.