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 2011  novembre 27 Domenica calendario

IL VOLTO TECH DI MONTI DAL BLOG A GOOGLE NEWS

Sta pensando a un blog o a un account sui social network. O a entrambi i canali, pur di comunicare soprattutto coi giovani. Il presidente del Consiglio Mario Monti si affaccia al web e alle tecnologie con il suo stile di sempre, tutto improntato alla sobrietà: anziché navigare tra le funzioni dell’ultimo modello di telefonino, preferisce dedicarsi ogni mattina alla meticolosa lettura dei giornali (cartacei e online), senza farsi mancare Google News di cui è utente affezionato.

Il professore usa con disinvoltura email e sms, ma non è un amante dei gadget tecnologici (non ha uno smartphone, né l’iPad). Di certo, però, è un estimatore di vecchia data delle tecnologie. Da quando nei primi anni 80 un calcolatore Ibm piombò sulla sua scrivania nello studio di casa. Lui, intimorito, si aggirava attorno all’ingombrante macchina, affascinato dalle potenzialità di calcolo. In Bocconi resta negli annali l’entusiasmo del professore quando – sempre in quegli anni – riuscì a scambiare messaggi velocemente tramite Earn, una delle prime reti telematiche, ben prima della nascita di internet. All’epoca Monti stava scrivendo paper scientifici con il Nobel Franco Modigliani, al Mit. Le revisioni erano continue, avvenivano lentamente su carta, via posta. Le lunghe attese del plico dagli Usa vennero sostituite con messaggi veloci via terminale appena la Bocconi si collegò a questa rete online tra università.

Oggi sul web l’impegno più urgente è parlare con Twitter e Facebook, dove già proliferano i falsi. Cinguettii attribuiti a Monti arrivano da @mariomontitweet, @Sen_Mario_Monti e @SenMarioMonti. Intanto è stato chiuso l’account @palazzochigi dal quale venivano lanciati falsi tweet. Su Facebook c’è solo un profilo con il nome del presidente del Consiglio, ma risulta falso.

Presto il premier e il suo staff dovranno fare ordine in questa giungla sul web, decidendo come presentarsi sui social network (per ora l’unico componente del governo su Twitter è il ministro degli Esteri Giulio Terzi). Nel confronto internazionale peraltro l’Italia – come istituzione – è uno dei paesi più latitante sulle community. Se si considerano gli stati del G20, l’Italia è l’unico – assieme a Cina, India, Indonesia e Arabia Saudita – a non avere il proprio leader con un account Twitter.

In Europa i leader più tecnologici sono Angela Merkel e David Cameron. La Cancelliera tedesca usa gli sms con la velocità di una ragazzina. Ma con regole ferree, come si addice alla sua austerità. Regola numero uno: quando è intenta in una conversazione formale il telefonino sta in borsetta rigorosamente silenziato. Si accorsero tutti della sua severità a un vertice Nato del 2009 quando lei si mostrò spazientita davanti alle telecamere in attesa dell’allora premier Silvio Berlusconi intento in una conversazione al cellulare mentre lei lo aspettava. Inoltre la Merkel tiene un discorso settimanale rivolto ai cittadini, in formato Podcast. A differenza degli altri leader la Cancelliera tedesca comunica con la Casa Bianca non via telefono ma in videoconferenza, grazie a una dotazione tecnologica che garantisce la massima sicurezza. Il premier britannico è presente su Facebook con 150mila «mi piace» e l’account Twitter ha 1,8 milioni di follower. Anche il presidente francese Nicolas Sarkozy – che pure non ha mai nascosto le sue posizioni reazionarie rispetto al web – si è di recente impegnato sui network. «Che si utilizzi un’agenzia o si aggiorni personalmente un proprio profilo social, l’importanza dell’uso delle reti in politica risiede nella creazione di un canale di comunicazione bidirezionale – spiega Lucio Colavero, ideatore del sito www.lademocrazia.it, specializzato in comunicazione politica 2.0 –. Questo vuol dire non limitarsi a collegare in maniera automatica le reti sociali al proprio blog/portale; significa dialogare davvero coi cittadini, chiedendo pareri o cercando di mobilizzare la base su tematiche o campagne specifiche».