L. G., Il Sole 24 Ore 27/11/2011, 27 novembre 2011
FONDAZIONE MPS OTTIENE PIÙ TEMPO DALLE BANCHE - È
tregua tra le banche e la Fondazione Mps. Gli istituti hanno deciso di congelare momentaneamente il meccanismo che, con la discesa del titolo di Banca Mps, portava nei portafogli dei creditori le azioni di Rocca Salimbeni possedute dall’Ente. L’intenzione è infatti quella di concedere a Palazzo Sansedoni il tempo necessario perché possa far fronte agli impegni senza mettere a rischio il controllo del Monte dei Paschi di Siena, arginando se possibile l’ondata ribassista che ha investito la banca.
Per farlo gli istituti finanziatori dell’ente, tra i quali in prima linea figurano il Credit Suisse e Mediobanca, da ieri sono riuninti con l’obiettivo di ridefinire i termini dell’esposizione che la Fondazione vanta verso il sistema credito, che ha superato quota 1 miliardo, nel più breve tempo possibile. Inizialmente si ipotizzava che l’intesa sarebbe stata raggiunta già entro stasera ma a quanto pare ci vorrà qualche giorno in più. Nel frattempo è stato neutralizzato il rischio che Rocca Salimbeni finisca fuori dal perimetro di Palazzo Sansedoni. Un pericolo figlio del tentativo della Fondazione di accompagnare il percorso di crescita del Monte senza rinunciare alla presa sulla banca ma che all’ente è costato decisamente troppo: più di 4 miliardi in aumenti di capitale e 600 milioni di nuovi debiti (ottenuti in occasione dell’ultima iniezione di liquidità) per i quali ha dovuto offrire in garanzia titoli Mps. Con la discesa delle quotazioni, ora le azioni viaggiano a 0,23 euro e hanno perso in un anno oltre il 67% del proprio valore, l’ente si è ritrovato a dover rimpolpare le garanzie mettendo sul piatto pacchetti sempre più consistenti dell’istituto. È evidente che nessuno dei finanziatori è interessato a sfilare Mps dal controllo della Fondazione ma d’altra parte non possono nemmeno rinunciare a preservare il proprio prestito. Ecco perché le banche hanno concesso una tregua. Una disponibilità a fronte della quale l’ente si è impegnato a rafforzare le tutele mettendo a disposizione altri asset oltre al Monte, che a conti fatti oggi rappresenta quasi il 90% del portafoglio della Fondazione. L’ente avrebbe già cominciato a muoversi nei giorni scorsi in questa direzione. Il primo asset messo sul mercato è stato l’1,9% di Mediobanca dal quale Palazzo Sansedoni conta di ricavare fino a 90 milioni. Poi, toccherà all’1% della Sator di Matteo Arpe, al 36% di Fontanafredda e al 31,6% dell’Immobiliare Sansedoni, offrendo di fatto ai creditori il patrimonio immobiliare.
Altro aspetto attorno al quale si sta ragionando ma sul quale il dibattito ieri sera era ancora aperto era la necessità o meno di abbassare ulteriormente il trigger, ossia il prezzo delle azioni Mps al quale scatta l’obbligo di reintegro delle garanzie. Nell’ultima revisione risulta che il valore fosse stato fissato attorno a 0,23 euro, soglia raggiunta proprio venerdì dal titolo della banca. Rispetto a questa opportunità qualcuno ha obiettato che così facendo si rischiava di innescare una nuova spirale ribassista raggiungendo così un obiettivo opposto rispetto a quello prefissato. Tanto più che il maggior azionista di Banca Mps, pur essendo in difficoltà, ha tutta l’intenzione di difendere il proprio patrimonio, che appena quattro anni fa superava i 5 miliardi mentre oggi non arriva a 2. Anche se, va ricordato, se Rocca Salimbeni dovesse varare una nuova manovra sul capitale per adeguarsi alle indicazioni dell’Eba (per l’Autorità europea Siena ha bisogno di altri 3 miliardi), la Fondazione non avrebbe grandi margini di manovra e la diluizione nel capitale della banca sarebbe una conseguenza quasi ineluttabile.