ANGELO AQUARO , la Repubblica 27/11/2011, 27 novembre 2011
Il grande scherzo dei Fab Four - NEW YORK Vorrà pure dire qualcosa la data. È un primo aprile quando John Lennon varca la soglia di una libreria di Londra per uscirne con un volume al posto di un altro sotto il braccio: e dare vita al più grande scherzo mai ordito ai signori della cultura di tutto il mondo
Il grande scherzo dei Fab Four - NEW YORK Vorrà pure dire qualcosa la data. È un primo aprile quando John Lennon varca la soglia di una libreria di Londra per uscirne con un volume al posto di un altro sotto il braccio: e dare vita al più grande scherzo mai ordito ai signori della cultura di tutto il mondo. Addio fumo di Londra e circoli Pickwick e gruppi di Bloomsbury. Benvenuti sex and drug and rock´n´roll. E benvenuta, soprattutto, sorella psichedelia. Intendiamoci: la psichedelia non l´hanno inventata certo i Beatles come i Beatles non hanno inventato certo il pop. Ma credete davvero che la stagione dei fiori sarebbe sbocciata così rigogliosa se non fosse stata innaffiata da quei quattro bravi ragazzi che fino ad allora, o quasi, cantavano in giacca e cravatta "Voglio tenere la tua mano"? La metamorfosi di John, Paul, George & Ringo è il primo di quegli incredibili cambi di look che ci regaleranno gli anni Sessanta. I ragazzini sbarbati con la frangetta riappaiono con i capelli lunghi così e il pelo di un Neanderthal. Succederà perfino a Miles Davis: il divino trombettista che nel 1961 viene eletto musicista più elegante nel mondo ora sale sul palco vestito come uno sbandato. E invece del bianco & nero di Francis Wolff, il fotografo-mito della Blue Note, inonda la copertina di Bitches Brew con le fantasmagorie di Mati Klarwein. Sì, nasce davvero tutto quel primo aprile del 1966, quando John Lennon entra nell´Indica Books & Gallery e invece di comprare il libro che cercava, una copia del Nietzsche di Walter Arnold Kaufmann, il filosofo tedesco-americano che aveva reso digeribile a quei faciloni di anglosassoni il genio prussiano venerato da Adolf Hitler, trova L´esperienza psichedelica: un manuale basato sul libro tibetano dei morti scritto da un certo Timothy Leary con Richard Alpert e Ralph Metzner. Naturalmente oggi non la mette giù così il vecchio Paul McCartney. Che in questo Electrical Banana: Masters of Psychedelic Art racconta agli autori Dan Nadel e Norman Hathaway della sua infatuazione per la psichedelia, certo, e ricorda quel periodo straordinario in cui «il villaggio globale stava appena cominciando», e ammette perfino la «forte componente visuale» regalata da quella droga potente chiamata "Lsd". Ma tace, e ti pareva, sul ruolo dell´altra metà dei Beatles. E che ruolo. «Leary era quello che andava in giro a predicare fatelo, fatelo, fatelo» scrive John. «E noi seguimmo le sue istruzioni. Feci proprio come diceva nel libro: e fu allora che scrissi Tomorrow Never Knows, in pratica la prima canzone sotto effetto acido. "Abbandona ogni pensiero / arrenditi al vuoto": e tutte quelle altre stronzate che Leary aveva preso dal Libro dei morti». Tutte quelle altre stronzate? Tomorrow Never Knows è anche il titolo del bel saggio in cui Nick Bromell, che ai suoi tempi sarà stato anche flippato ma oggi insegna letteratura americana e inglese all´università del Massachusetts, una decina d´anni fa ha incominciato a fare i conti con quell´eredità: che molti allora davano seppellita nei mille riflussi dell´irrigidimentazione, come si diceva in socialese, e dell´edonismo reaganiano. «Seduto in un ristorante all´aperto, sorseggiando un bicchiere di vino bianco», scriveva Bromell, «mi chiedo perché mai dovrebbe sorprendermi di più il fatto di ritrovarmi, oggi, un aeroporto intitolato a Ronald Reagan, piuttosto che scoprire che la cameriera che mi sta servendo porta gli orecchini col vecchio segno della pace». Il sottotesto era chiaro: non tutto è perduto, l´eredità di quegli anni rivive ancora adesso, nell´eterno contemporaneo ormai condizione del nostro vivere quotidiano. Ma se oggi, appunto, nel metrò di New York o di Roma nessuno fa più caso a chi si veste strano è (anche) perché i Beatles decisero di trasformare in business quella cultura che inizialmente si chiamava giovanile - ricordava all´alba degli anni Settanta William O´ Neill nell´ormai classico Coming Apart - ma fu subito ribattezzata "controcultura" proprio per il successo trasversale che tracimò tutti i bordi dell´età. Sono sempre loro, i Beatles, a decidere di aprire all´incrocio tra Baker e Paddington un negozio di dischi, vestiti e quant´altro (antesignano dei vari Fiorucci e Urban Outfitters e Antropology che verranno) che chiamano Apple Boutique. E chi invitano a rianimare le grigie pareti di Londra con un bell´affresco - come si fa in ogni nuova chiesa che si rispetti? Una ragazzotta semisconosciuta che qualche anno prima è scappata da scuola, e dalla sua Amsterdam, e insieme a un paio di amici fuori di testa ha fondato un gruppo dal nome "The Fool": il Pazzo. I Favolosi Quattro sono così colpiti da Marijke Koger che le chiedono di realizzare la copertina di Sgt. Pepper´s, che poi però viene affidata a Peter Blake sotto la supervisione di Robert Fraser. E lei si accontenta, si fa per dire, di disegnare i vestiti a loro, ai Beatles in carne e ossa - oltre a dipingere di multicolore il piano di John e soprattutto la sua Rolls Royce («Maiale, maiale» gridano per la strada a Lennon che ha svergognato in quel modo l´auto simbolo della potenza britannica: e che oggi, pensa com´è andato il mondo, è esposta in un museo di Sua Maestà). E dici sempre Beatles quando dici Heinz Edelmann, l´art director di quell´altro visionario capolavoro che fu Yellow Submarine: la pop art spiegata ai bambini. E dici sempre Casa Beatles quando dici Martin Sharp, il disegnatore di Disraeli Gears, il secondo e più famoso album dei Cream di quell´Eric Clapton che nel White Album faceva gentilmente piangere la sua chitarra ("While My Guitar Gently Weeps") per l´amico-fratello George Harrison. Questa è la storia. Poi, per carità, gli esperti tireranno le loro belle genealogie, riportando l´origine dell´arte psichedelica nientemeno che ai ghirigori dorati di Gustav Klimt e della Secessione Viennese e dei Preraffaeliti: e allora perché no dello stesso Botticelli e della sua Venere - che infatti Andy Warhol ripresentò riveduta e psichedelicamente corretta? E i moralisti continueranno a chiedersi come sia stato possibile vedere bruciare, nei fumi dell´Lsd, le menti migliori di più di una generazione: e solo, letteralmente, per bellezza. Ok. Ma pensate che pesce d´aprile se il nostro John, quel giorno, fosse davvero uscito dalla sua libreria, invece che con le istruzioni di viaggio del dottor Leary, col bignamino di quel pazzo di Nietzsche.