Paolo Cagnan e Emanuele Coen, L’espresso 27/11/2011, 27 novembre 2011
Business ecochic di Paolo Cagnan e Emanuele Coen C’è il museo di Piano a Trento. La Mitterer che risana un pezzo di Calabria
Business ecochic di Paolo Cagnan e Emanuele Coen C’è il museo di Piano a Trento. La Mitterer che risana un pezzo di Calabria. I borghi in trasformazione. E il design milionario a impatto zero. Per abitare meglio, il glamour diventa verde L’appuntamento è a Madrid. Nel settembre del 2012 al Solar Decathlon Europe, per premiare il miglior progetto di casa sostenibile e innovativa. E questa volta, a puntar e al Nobel della bioedilizia ci sarà anche un progetto italiano: "MED in Italy", il prototipo di abitazione che produce sei volte l’energia che consuma, progettato dall’Università Roma Tre, in collaborazione con il Laboratorio di disegno industriale della Sapienza. Adatta alle temperature del Mediterraneo e ispirata alle antiche tecniche di costruzione reinterpretate in chiave contemporanea, isolata dall’esterno nelle ore più calde e pronta ad aprirsi quando il sole cala, con un patio come zona di raffreddamento, ogni anno "Med in Italy" produrrà 11.400 kilowattora con i pannelli fotovoltaici, immettendo in rete quasi 9.500 kilowattora. Il progetto italiano dovrà vedersela con la "Casas Em Movimento", un’abitazione a forma di scatola che si muove in continuazione per catturare energia solare e riparare gli ambienti più esposti, ruotando attorno al suo baricentro, proposta dall’università portoghese di Porto, e con l’olandese Revolt House, una casa circolare studiata per galleggiare a pelo d’acqua e ruotare a seconda della posizione del sole, per far fronte all’innalzamento del livello del mare, che un giorno potrebbe inondare i Paesi Bassi, progettata della Technical University di Delft. A Madrid va in scena il futuro. Ma, nel concreto, nonostante le misure per migliorare l’efficienza energetica degli edifici in Italia, le nostre case sono ancora un colabrodo. E il punto debole sono le condizioni del patrimonio edilizio civile: secondo la recente analisi SaiEnergia a cura del Cresme, nel 2010, le abitazioni hanno consumato circa 48 milioni di tep (tonnellate equivalenti di petrolio), con un aumento negli ultimi tre anni rispettivamente del 4,8, del 3,5 e del 2,4 per cento. Perché? Assenza di manutenzioni programmate, vetustà dei manufatti, inadeguatezza dei materiali, schermature inesistenti, caldaie antiquate, dispersioni termiche enormi. Per un paese come l’Italia, con un’accentuata dipendenza energetica dall’estero, una vera iattura. Eppure, "le case che consumano meno energia", spiega Edoardo Zanchini di Legambiente. "Sono anche più belle, più ospitali, più salubri. Non c’è alcuna ragione, né economica né tecnica, per cui tutti i nuovi edifici non possano essere progettati in classe A". Bisognerebbe spiegarlo ai costruttori. A dimostrare quanta strada c’è ancora da fare, l’analisi termografica compiuta da Legambiente su cento edifici in 15 comuni italiani, in larga parte costruiti negli ultimi dieci anni. L’esito è stato sconfortante: un fiume di bocciati, dalla sede del Comune di Verona e delle Regioni Toscana e Lazio al Villaggio olimpico di Torino, al complesso destinato a soppiantare le Vele di Scampia a Napoli. Con qualche eccezione: le Province di Bolzano e Trento, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Puglia. Non solo: attivo da quattro anni, l’Osservatorio nazionale sui regolamenti edilizi promosso da Legambiente e Cresme registra un numero crescente di comuni virtuosi. Ottocentotrentanove piccoli comuni hanno fissato paletti normativi: dall’isolamento termico all’utilizzo delle fonti rinnovabili, dalla schermatura al risparmio idrico, sino all’isolamento acustico. I vincoli più restrittivi spettano a Bolzano e Trento, seguite dall’Emilia-Romagna dove il 35 per cento dei comuni ha inasprito il proprio regolamento edilizio, con misure come l’obbligo d’utilizzo del solare termico e del fotovoltaico. Altre municipalità puntano invece sulla politica d’incentivazione: a Osio Sotto, in provincia di Bergamo, chi costruisce con gli standard di CasaClima può ottenere premi volumetrici e robuste detrazioni (dal 15 sino al 30 per cento) sui costi di costruzione. Se lo auspica Norbert Lantschner, direttore dell’Agenzia di Bolzano (ente pubblico e indipendente), che ha inventato il marchio: "Gli incentivi funzionano meglio delle restrizioni". Interi quartieri, nuovi o totalmente riconvertiti, stanno nascendo all’insegna della sostenibilità energetica: via Arquata a Torino, il Villaggio del Futuro di Bergamo, i rioni Sanpolino e Violino a Brescia, il complesso Casa Solare a Santa Maria Nuova nell’Anconetano, le sperimentazioni della Val di Cornia. "Se l’Italia si dotasse degli stessi regolamenti edilizi in vigore in Danimarca, Germania, Olanda e Austria, ogni anno risparmierebbe 20 miliardi di euro, intervenendo solo su porte e finestre", spiega Wittfrida Mitterer, cofondatrice dell’Istituto nazionale di Bioarchitettura (Inbar) e docente alla facoltà di Architettura dell’università di Innsbruck. Mitterer è tra i promotori del Laboratorio nazionale di bioarchitettura: a partire dal 9 dicembre, 30 corsisti progetteranno il futuro ecosostenibile dell’area industriale ex Sir a San Pietro Lametino, in Calabria, da riconvertire in distretto tecnologico e porto turistico. Con una particolarità:"Noi vogliamo lavorare in connessione con il territorio. In tutti i concorsi la sostenibilità è diventata la prerogativa indispensabile, ma poi accade che vengono progettati "ecomostri". Le macchine devono aiutare gli uomini a vivere meglio, non diventare un deterrente", spiega. Perché se la rete è un colabrodo, molte nuove progettazioni puntano a essere virtuose. E Green Building Council Italia promuove un sistema di certificazione, il Leed, basato su criteri di progettazione e realizzazione di edifici salubri, energeticamente efficienti e a impatto ambientale contenuto. L’obiettivo è certificare circa 130 progetti in Italia, per altrettanti edifici: tra i nove già patentati c’è la nuova sede dell’Ifad, a Roma, che ha ridotto i consumi energetici del 10 per cento, con un tasso di riciclo di rifiuti di beni di consumo dell’88 per cento e dell’82 per tutte le apparecchiature elettriche. L’esame è, invece, in corso per 121 edifici, tra i quali c’è l’ampliamento del Polo fieristico di Riva del Garda. E c’è il nuovo Museo delle Scienze a Trento firmato da Renzo Piano, che verrà inaugurato nel 2013: sfrutta diverse fonti di energia rinnovabili e usa materiali di provenienza locale come legno, calcestruzzo e rivestimenti in pietra verdello. n Isole di benessere Centri minerari abbandonati, villaggi spopolati, antichi borghi svuotati. Con il progetto presentato all’ultima edizione della Fiera Made Expo a Milano la Borghi srl vuole riportare alla luce questo patrimonio, proprio puntando alla riconversione verde. Gli esempi non mancano. Paralup è il "borgo della Resistenza" dove nel 1943 si insediò la prima banda partigiana di Giustizia e Libertà, incastonato nelle montagne cuneesi. In questo caso l’obiettivo è restituire la vita al villaggio, trasformarlo in un luogo dove vivere la montagna in modo rispettoso ed economicamente sostenibile, incentivando pastorizia, turismo e cultura. Nella Costiera Amalfitana, invece, il progetto "Waterpower-la via della carta" firmato dallo studio Centola e Associati intende trasformare in zona turistica e ricettiva un’ex area industriale e artigianale disseminata di vecchie cartiere, ferriere, pastifici, mulini, che interessa cinque valli e nove comuni. Il progetto ha vinto a Ginevra il primo premio per la costruzione sostenibile in Europa. In Val d’Agri, infine, la Regione Basilicata ha già investito 350 milioni di euro per trasformare alcuni borghi storici in aree di ospitalità diffusa, finanziando i privati al 50 per cento per ristrutturare le facciate e dotarsi degli impianti tecnologici per il risparmio energetico. E. C. Obiettivo triplo zero colloquio con Matteo Thun di Emanuele Coen Genius loci. Il significato del lavoro di Matteo Thun è racchiuso in queste due parole. Per il grande architetto e designer altoatesino, 59 anni, il rispetto per la geografia e le tradizioni del territorio deve guidare le scelte e plasmare le idee. Fin dagli anni Ottanta, a fianco di Ettore Sottsass e come cofondatore del gruppo Memphis, fino ai tempi recenti. Che si tratti di progettare complessi di uffici e abitazioni come "Tortona 37" a Milano, palazzine di social housing come quella a Motta di Livenza, vicino a Treviso, oppure alberghi mimetizzati nella montagna come il nuovo Hotel Bella Vista a Trafoi, nel Parco nazionale dello Stelvio. Architetto, cosa vuol dire costruire in maniera ecosostenibile? "Significa applicare la regola del triplo zero. Anzitutto zero chilometri: bisogna trasportare i materiali con un solo camion in una sola giornata. Non è possibile continuare a comprare il marmo in Amazzonia, lavorarlo a Carrara e utilizzarlo per rivestire un grattacielo a Singapore. Secondo: zero emissioni di CO2, usare il legno e non i materiali dell’edilizia tradizionale. Terzo: zero immondizia. In Trentino stiamo realizzando baite prive di allacciamento ad acqua e corrente elettrica. I rifiuti, come feci e urine, non sono altro che energia da recuperare. Oggi noi architetti siamo gestori di cicli energetici". Come per "Tortona 37"a Milano, il complesso alimentato da un impianto geotermico. "È bastato fare un buco, la falda si trova a soli cinque metri sotto terra. Nel 90 per cento dei casi il sottosuolo è in grado di fornire l’energia sufficiente, generata dalla differenza di temperatura rispetto all’aria. E, contrariamente ai pannelli fotovoltaici, la pompa di calore è invisibile". Suggestivo. Alcuni però sostengono che l’architettura green sia una moda po’ snob e costosa. "Tutto il contrario. Per la palazzina di social housing a Motta di Livenza abbiamo speso 995 euro al metro quadrato. Oggi il vero costo degli edifici è legato a gestione e manutenzione, non tanto alla costruzione. Sotto questo aspetto, l’impiego di fonti rinnovabili consente risparmi impensabili rispetto ai combustibili fossili. La parola "sostenibilità" non si riferisce solo all’ambiente, ma anche alla sfera economica. È questo il nuovo lusso democratico: non la borsa griffata o le scarpe di coccodrillo, ma il benessere abbinato alla semplicità". Occhio alla gomma di Anna Lisa Bonfranceschi Quanto costa riciclare uno pneumatico? Dodici euro se la ruota è quella di un autobus, tre per quella delle macchine e la metà per la gomma di un motorino. Tanto serve per raccogliere gli pneumatici fuori uso (Pfu) nelle officine, trasportarli ai siti di trasformazione e frantumarli, pronti a essere riutilizzati come isolanti, nella pavimentazione delle strade o dei campi da calcio. Costi che d’ora in poi devono essere ben evidenti nello scontrino e nella fattura rilasciati al momento della sostituzione dei vecchi pneumatici. Scopo: finanziare il recupero del 100 per cento delle gomme fuori uso già dal 2013, e contrastare il traffico e lo smaltimento illegale delle 100 mila tonnellate circa di Pfu di cui ogni anno in Italia si perdono le tracce. Per favorire il riciclo e il riutilizzo degli Pfu la rete Ecopneus, che unisce le maggiori aziende (Bridgestone, Continental, Goodyear-Dunlop, Marangoni, Michelin e Pirelli) permette a tutti gli operatori della filiera di registrarsi sul proprio sito per ricevere il ritiro gratuito. Mentre per conoscere a cosa serve e come viene utilizzato il contributo ambientale, Ecopneus ha lanciato, in collaborazione con Adiconsum, Assoutenti e Movimento Difesa del Cittadino, la campagna informativa "Vi siete mai chiesti che fine fanno i pneumatici fuori uso?".