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 2011  novembre 27 Domenica calendario

Marocco, vincono gli islamici sconfitti i partiti vicini al monarca - RABAT - Quando i primi risultati elettorali sono arrivati nella redazione di Lakome, nel centro di Rabat, nessuno si è stupito

Marocco, vincono gli islamici sconfitti i partiti vicini al monarca - RABAT - Quando i primi risultati elettorali sono arrivati nella redazione di Lakome, nel centro di Rabat, nessuno si è stupito. Gli islamici moderati hanno vinto, l´affluenza, secondo i dati ufficiali, è stata attorno al 45 per cento. Tutto come previsto: né una delusione, né una sorpresa, per il giornale on line vicino al movimento della protesta giovanile. «Questa è la democrazia, con o senza l´islam», ha dichiarato il vincitore Abdelilah Benkirane, leader del partito di Giustizia e Sviluppo Pjd. «Questa è una vittoria ottenuta con un milione di voti, su 22 milioni di aventi diritto», dice Najib Chouki, cronista di Lakome e punto di riferimento fra i ragazzi del movimento "20 febbraio". Secondo il ministero dell´Interno, il partito guidato da Benkirane ieri sera aveva già conquistato 80 seggi sui 395 della Camera (e potrebbe arrivare a 100), contro i 47 nella passata legislatura. Al Pjd ci tengono a sottolineare che «l´Occidente non avrà nulla da temere», non c´è pericolo di derive fondamentaliste. Ma i risultati sono ben lontani dalle richieste dei giovani che avevano manifestato sull´onda della "Primavera araba" e che avevano invitato al boicottaggio del voto. Il partito islamico dovrà allearsi con i partiti al potere fino a ieri, primo fra tutti l´Istiqlal, al secondo posto con 45 seggi. Il suo leader Abbas El Fassi si è subito detto disponibile a una coalizione, e pronti a un´alleanza sarebbero i socialisti dell´Usfp (almeno 29 seggi), gli ex comunisti del Pps (11 seggi) e forse persino i berberi del Movimento popolare (22 seggi). Ma «nessun partito aveva un vero programma», spiegano i militanti del movimento, «se non una generica lotta alla corruzione». Ai giovani marocchini il cambiamento appare quasi privo di significato. Non bastano le dichiarazioni pragmatiche dei vincitori sull´omosessualità, che «va praticata in privato», sull´aborto, «possibile in casi circoscritti», sulla pena di morte, «prevista dal Corano, ma che si può non applicare», sul velo, che «è una scelta individuale», e persino sull´alcol, a cui vanno aumentate le tasse e imposti limiti «per ragioni di bilancio e di salute». Se l´analista Driss Aissaoui lo definisce «un voto di rottura», per la redazione di Lakome non cambia niente nella politica marocchina, che resta controllata dal re. Non è un caso se la maggiore organizzazione islamica di base, Giustizia e carità, ha invitato i membri a non votare. L´appello è stato in parte ascoltato, nonostante i mezzi anche bruschi con cui le squadracce dei partiti tradizionalisti cercavano di impedirlo. Nei seggi di Rabat venerdì non c´era affollamento, qualche breve fila si è formata all´ora di chiusura degli uffici. Secondo molti osservatori internazionali, la percentuale di affluenza diffusa dal ministero dell´Interno appare credibile. Ma i dati percentuali nascondono le cifre assolute dei votanti, modeste anche dopo l´ammissione al voto dei diciottenni. Per i giovani scontenti l´appuntamento è in piazza: oggi è prevista una manifestazione nelle maggiori città, per il 4 dicembre la mobilitazione nazionale nella "Giornata della collera". Ieri, invece, era il giorno dell´ironia: «La gente si è scatenata su Twitter», dicono a Lakome: «oltre a segnalare brogli e compravendita di voti, c´era chi invitava a "comprare birra, finché è ancora possibile" e chi si consolava: "Adesso almeno possiamo risparmiare sulle lamette da barba"».