Giuseppe Scaraffia, Domenica-Il Sole 24 Ore 27/11/2011, 27 novembre 2011
IL PRIMO AMORE DI PROUST
Il nuovo libro del nostro collaboratore Giuseppe Scaraffia, Le signore
della notte. Storie di prostitute,
artisti e scrittori (Mondadori, pagg. 168, €19,00), sarà in libreria da domani.
Ne anticipiamo un brano.
Quale padre porterebbe oggi il figlio da iniziare sui viali della città notturna? Una volta invece affidare un debuttante alle materne cure delle prostitute era considerata una tipica soluzione. Non sempre l’inizio era entusiasmante. Lo studente Gustave Flaubert, futuro frequentatore di postriboli, era stato iniziato a sedici anni in una modesta casa di piacere, frequentata dai compagni di scuola. Il risultato non era stato positivo. «Sono uscito da quelle braccia pieno di disgusto e d’amarezza». Per il bellissimo e audace Alphonse Daudet le porte dei postriboli si erano aperte a tredici anni, grazie a una prostituta adolescente che l’aveva poi fatto adottare dalle sue colleghe. Timido e ansioso, Zola era stato iniziato da Berthe, una professionista con cui aveva convissuto.
Era stato il professor Proust a spingere il figlio Marcel. «Avevo un tale bisogno di vedere una donna per farla finita con le mie cattive abitudini di masturbazione, che papà mi ha dato dieci franchi per andare al bordello», confessava Marcel al nonno, aggiungendo che per l’emozione aveva rotto un vaso da notte e non era riuscito ad avere nessun rapporto. «E quindi mi servono sempre dieci franchi per soddisfare le mie voglie, più altri tre franchi per ripagare il vaso da notte». La lettera terminava in tono umoristico: «Ma non oso chiedere così presto dei soldi a papà e ho sperato che saresti gentilmente venuto in mio soccorso in questa circostanza che, come sai, è non solo eccezionale ma addirittura unica: non capita due volte, nella vita, di essere troppo turbato per poter fare all’amore».
Leone Tolstoj era stato iniziato a sedici anni dalla ragazza ubriaca di una casa di tolleranza. Lo avevano trascinato lì i suoi fratelli. Quando ebbe finito, rimase fermo vicino al letto e pianse. James Joyce a soli quattordici anni investì in un’indimenticabile esperienza postribolare il denaro ottenuto dai premi scolastici. Gabriele d’Annunzio ebbe la sua prima esperienza, «l’ora dell’etèra», alla stessa età, ma con diversa soddisfazione. A Firenze, durante una gita scolastica, eluse la sorveglianza del bidello e impegnò l’orologio d’oro, dono del nonno, per potersi pagare una prostituta. Entrato nella stanza, spezzò una fiala di profumo al gelsomino per creare l’atmosfera adatta. Poi sentì «placare e cullare i miei sussulti da una tenerezza quasi materna, da non so che malinconica dolcezza di ninna nanna». Come souvenir dell’impresa regalò alla meretrice un vecchio violino.
Pierre Drieu La Rochelle aveva debuttato quasi a diciott’anni tra le braccia di una bionda un po’ grassa, riluttante a spogliarsi. Malgrado la donna gli sembrasse brutta, volgare e troppo anziana, l’esperienza lo travolse, anche se era stata molto rapida. Quando le confessò che era la sua prima volta, lei rispose: «Ah, se me lo avessi detto, sarei stata più lenta. È una cosa carina. Ma fa’ attenzione alle malattie».
Picasso perse la verginità a quindici anni in una casa di tolleranza. Nella Spagna dell’epoca l’alternativa era il matrimonio, si giustificava Luis Buñuel, anche lui iniziato in un bordello. James Joyce la perse nello stesso modo a quattordici anni, Jacques Prévert a tredici «con una donna infetta». All’ultimo momento Mario Soldati, intimorito e ubriaco, non osò salire in camera. Gli rimase il ricordo di «carni rosee e sfatte, veli, maschere di donne». Solo qualche anno dopo, da militare, avrebbe raggiunto «il sospirato traguardo» in un postribolo di Novara.