Carlo Formenti, Corriere della Sera 27/11/2011, 27 novembre 2011
COM’E’ RIMPICCIOLITO IL MONDO (SOCIOLOGICO). LA RETE E I NUOVI «GRADI DI SEPARAZIONE»
Il mondo era già piccolo, ma i social network lo stanno rendendo ancora più piccolo: così si potrebbero riassumere i risultati di uno studio condotto dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con Facebook. Uno degli scopi della ricerca consisteva nel misurare i gradi di separazione fra i 721 milioni di utenti attivi del network. Un campione mostruosamente più grande dei 296 volontari reclutati nel 1960 dal sociologo americano Stanley Milgram per verificare l’idea dello scrittore ungherese Frigyes Karinthy, il quale era stato il primo a formulare l’ipotesi (nel 1929) che, prendendo a caso due abitanti qualsiasi della Terra, si sarebbe scoperto che per fare arrivare un messaggio dal primo al secondo non sarebbero stati necessari, in media, più di sei passaggi intermedi. La teoria dei sei gradi di separazione, dopo che Milgram le ebbe dato dignità scientifica, divenne uno degli argomenti più citati a sostegno della «piccolezza» (sociologicamente parlando) del mondo; mentre nel concetto di villaggio globale di McLuhan era implicita l’idea che i media avrebbero potuto renderlo ancora più piccolo. Ebbene l’equipe dell’ateneo milanese, disponendo di strumenti d’indagine ben più sofisticati dei precursori, ha potuto offrire una clamorosa conferma di questa progressiva «contrazione» della sfera delle relazioni sociali: allo stato dei fatti i gradi di separazione su Facebook sono solo 4,74 (mentre solo nel 2008 erano ancora 5,28).
Ci ritroveremo tutti gomito a gomito in una grande ammucchiata virtuale, dunque? Non è detto, visto che dallo studio risulta che l’84% di tutte le connessioni si concentrano all’interno dei singoli Paesi (in ognuno dei quali i gradi di separazione scendono addirittura a tre). Quest’ultimo dato è forse il più interessante, in quanto ci fa capire che i veri agenti del processo di rimpicciolimento del mondo vanno ricercati in una minoranza di soggetti in grado di gestire le «reti lunghe» che favoriscono connessioni a distanza, mentre la maggioranza resta confinata in «reti corte», più dense e sostanzialmente basate su relazioni di «vicinato». Una distribuzione ineguale che potrebbe favorire lo sviluppo di nuove modalità di distribuzione del potere.
Carlo Formenti