Massimiliano Castellani, Avvenire 27/11/2011, 27 novembre 2011
CRONOMETRO, I MAGNIFICI SETTE CHE TAGLIANO LA TESTA AL TEMPO
«Il tempo è l’immagine dell’eternità», sosteneva Platone. E del tempo hanno fatto la loro eterna passione i cronometristi. Quelli italiani, forse pochi sanno che sono assolutamente unici al mondo, i soli riconosciuti dal nostro Cio (Comitato olimpico internazionale), con tanto di federazione. La Ficr, Federazione italiana cronometristi, festeggia i suoi 90 anni, essendo nata nel 1921 da un gruppo di sette “pionieri” capeggiati da Gilberto Marley, alias “l’uomo starter”. Marley infatti nel 1906 diede il via alla Fiat di Vincenzo Lancia per la prima edizione della Targa Florio e tre anni dopo, era il “mossiere ufficiale” della prima tappa del Giro d’Italia. Il panta rei dell’uomo del ’900 si misurava sulla velocità delle prime automobili che con le biciclette da corsa di Bottecchia e Girardengo, solcavano le strade bianche dello strapaese. E quella velocità, secondo Marley e i suoi seguaci, era giunto il momento di calcolarla per verificare la portata delle imprese di piloti, podisti e ciclisti temerari. Fu così che a Milano al numero 20 di Corso Genova, i magnifici sette diedero vita alla Sicu (Sindacato italiano cronometristi ufficiali), costola originaria della Ficr. Per comprendere le nozioni del cronometraggio e agevolarne il calcolo, il testo di riferimento degli uomini dal primordiale “cipollone” divenne il Prontuario della prima ora di Marley. Con quello cominciarono a formarsi “i nipoti” di Crono, che divorò i suoi figli. Ogni buon cronometrista deve dunque fare i conti con il concetto mitologico del “tempo divoratore”, ma anche con il dubbio filosofico di Sant’Agostino: «Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede lo so, se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più». Se dall’astrazione filosofica, scendiamo al calcolo diretto e istantaneo dei tempi di gara, allora questo, l’esercito dei cronometristi lo sa molto bene cosa sia. Un esercito composto esclusivamente da volontari: cinquemila in tutta Italia, disseminati nelle 108 associazioni territoriali. Almeno un terzo dei discendenti degli ex ’contasecondi’, sono donne e ad aprire la strada al plotone rosa fu Anna Maria Antonietta Santillo, che folgorata dalle gare di rally si iscrisse al corso di cronometrista e divenne la prima tesserata Ficr. Correva l’anno 1966, esattamente un decennio dopo il grande debutto degli esperti dal crono meccanico e manuale ai Giochi invernali di Cortina e a sei anni di distanza dalla kermesse epocale delle Olimpiadi di Roma 1960. L’edizione olimpica più “umana” che si ricordi, in cui una delle immagini memorabili resta lo stuolo di elegantissimi cronometristi col panama e di bianco vestiti dalla testa ai piedi. A bordo pista nella leggendaria finale dei 200 metri vinta da Livio Berruti, c’era un giovane cronometrista napoletano laureando in Ingegneria, Luciano De Crescenzo. Il futuro “filosofo” di Così parlò Bellavista, ricorda di «aver vissuto quella finale con il cuore in gola» e l’apprensione di chi «al termine della gara doveva consegnare il cronometro al capo». Era ancora da venire il tempo del cronometraggio automatico, basti pensare che a Roma ’60 si sperimentarono i primi photofinish (introdotti regolarmente a Tokyo ’64) e vennero salutate come strumenti da fantascienza le prime apparecchiature elettriche pilotate da orologi a quarzo scriventi. Da allora, dal jurassico del cronometro analogico manuale da tavolo Omega, siamo ormai in piena era “trasponder”, l’emettitore ad altissima precisione utilizzato dagli sport motoristici fino al triatlhon. E da mezzo secolo a questa parte si è passati dal photofinish in pellicola al Finish-Lynx, ovvero l’immagine digitalizzata con la lettura al millesimo di secondo. Ma «la macchina –- spiega il presidente Ravà – ha bisogno del cronometrista che di suo ci mette la fisicità, quella che serve ancora a preparare i campi di gara o ad applicare le pesanti piastre di contatto a bordo vasca di una piscina per i campionati di nuoto. Insomma il cronometrista moderno è sia un tecnico, ma anche un facchino».
Due caratteristiche utili per cominciare. La porta d’ingresso al corso di formazione della Scuola Federale di Cronometraggio sorta nel 1991, è aperta dai 16 fino ai 65 anni, con il tetto massimo di permanenza in attività fissato a 72 anni. Dopo quella soglia temporale si diventa dei ’benemeriti’, come Gastone De Mas che nel 90° della Ficr ha festeggiato i suoi 90 anni di età.