Giovanni Negri, Il Sole 24 Ore 28/11/2011, 28 novembre 2011
LA CASSAZIONE BOCCIA UN RICORSO SU 5
Dal quesito di diritto al filtro in Cassazione. Con un comune denominatore: sfoltire il numero dei ricorsi e alleggerire il lavoro della Corte. Con molti mal di pancia da parte dell’avvocatura, però. I dati della Cassazione testimoniano quanto sta avvenendo. Dal 2007, quando hanno iniziato a farsi sentire gli effetti della prima novità, quella sul quesito di diritto, le pronunce di inammissibilità da parte della Cassazione sono andate via via aumentando.
Dall’8% del totale dei ricorsi, pari a 2.384, le inammissibilità sono esplose sino a rappresentare, secondo gli ultimi dati disponibili, relativi ai primi sei mesi del 2011, il 18,2 per cento. In sostanza, quasi una domanda su cinque viene oggi scartata dai supremi giudici. Con un botto (si veda la tabella) tra il 2007 e il 2008. Più che raddoppiate dunque. E la tendenza non è destinata a rallentare o a perdere d’impulso.
Se infatti la disciplina introdotta nel 2006, applicabile ai ricorsi presentati a partire da marzo di quell’anno, puntava sull’enunciazione di una vera e propria domanda sull’interpretazione del diritto sulla quale chiamare la Corte di cassazione a prendere posizione (il cosiddetto «quesito di diritto»), nel 2009, nel più ampio ambito della riforma del processo civile, è stato invece fatto debuttare il filtro sull’impugnazione. Una disposizione quest’ultima che ha sostituito l’obbligo di formulazione del quesito con la necessità di verificare, tra l’altro, la corrispondenza o meno dell’impugnazione alla giurisprudenza consolidata della Corte. Cambia la formula ma non la “filosofia”, che resta quella di permettere una riduzione incisiva del numero delle decisioni sulle quali la Cassazione è chiamata a pronunciarsi (anche per consentire alle risorse così liberate di occuparsi anche dell’arretrato).
E va ancora in questa direzione la norma contenuta nella legge di stabilità appena approvata che chiama le parti a manifestare la volontà di proseguire il contenzioso (quello relativo a ricorsi presentati prima dell’entrata in vigore della riforma del processo civile del 2009) entro pochi mesi dal ricevimento della comunicazione da parte della cancelleria. In caso di inerzia, la controversia è destinata a estinguersi. Un modello di intervento che vale oltretutto anche per le cause giacenti presso le corti d’appello.
Il problema, almeno dal punto di vista degli avvocati è però un altro. Quello di un utilizzo un po’ troppo disinvolto se non arbitrario delle norme da parte dei giudici della Cassazione. Almeno delle disposizioni sul quesito del diritto che, per ora, sono ancora quelle applicate su larga scala.
Anche Guido Alpa, presidente del Cnf ricorda una certa «correntezza» della Cassazione nell’affrontare i requisiti sulla formulazione del quesito di diritto. Ma poi Alpa mette le mani avanti e avverte che la miniriforma del 2009 con il filtro in Cassazione non può, nel nome dell’alleggerimento dei carichi di lavoro della Corte, arrivare a soffocare la proposizione di novità di costruzione giurisprudenziale ma di valore assoluto (Alpa cita il danno biologico): «bisogna trovare un dosaggio equilibrato tra efficienza e innovazione. Può non essere facile, ma va individuato», ammonisce Alpa.