EUGENIO OCCORSIO , la Repubblica 28/11/2011, 28 novembre 2011
"L´Eurotower rompa la spirale negativa" - ROMA - «I rischi per l´area euro stanno crescendo in modo preoccupante, a livelli impensabili
"L´Eurotower rompa la spirale negativa" - ROMA - «I rischi per l´area euro stanno crescendo in modo preoccupante, a livelli impensabili. Mi sembra più che plausibile che le banche stiano predisponendo i loro piani per l´evenienza più infausta. Ma se l´euro salterà, malgrado le accuse francesi e tedesche, la colpa non sarà solo dell´Italia». Michael Spence, docente di economia alla New York University, ha vinto il Nobel nel 2001 per i suoi studi sui comportamenti dei mercati in presenza di informazioni asimmetriche: ora gli sembra asimmetrica, nel senso di inappropriata, la responsabilità attribuita all´Italia, che conosce bene per aver insegnato alla Bocconi. Le banche pensano davvero che l´euro possa sfasciarsi? «Dipingerei due scenari. Il primo è molto più probabile: l´uscita dall´euro della Grecia e forse degli altri due Paesi in difficoltà, Portogallo e Irlanda, ma non dell´Italia e della Spagna. Sarà un evento traumatico con problemi di contabilità aziendale e macroeconomica, nonché il rischio di una mini-recessione, ma alla fine tollerabile. L´eurozona residua sarebbe un´area di grande forza, Italia compresa. Il secondo scenario invece è catastrofico: il disfacimento totale. Lo darei al 20% delle probabilità, e sicuramente innescherebbe una violenta e duratura recessione in tutto il mondo, Paesi emergenti compresi. Si diffonderebbe un caos impressionante: dato che il 20% non è zero, è logico che le banche si stiano preparando anche a questa seconda possibilità». Ma come fare a salvare la moneta comune? «È incomprensibile che mentre questa sindrome planetaria si sta diffondendo, non produca il risultato di rendere la Bce un lender of last resort. Avete bisogno di un "circuit breaker", di una misura che spezzi il diabolico meccanismo austerità-recessione-indebitamento. Altrimenti non se ne esce, la crisi si avvita». Come convincere i tedeschi? «Assicurando loro che la trasformazione della banca non sarebbe permanente ma temporanea fino alla soluzione della crisi, e che gli interventi a favore degli Stati non sarebbero automatici bensì subordinati a una rigorosa analisi delle riforme che il Paese sta implementando, della loro coerenza ed efficacia. E dicendo loro che da una tale riforma ne trarrebbe vantaggio la Germania: anche loro hanno debiti, non solo l´Italia». È il discorso che faceva, che non siamo così pessimi? «Guardiamo al debito aggregato di governo, famiglie, istituzioni finanziarie e non finanziarie: in Italia è il 315%, meno che in Francia (323%) e non lontano dal 296% degli Usa e dal 285 della Germania. Ma in Italia il debito delle famiglie è meno del 50% del Pil e il risparmio storico fra il 17 e il 30% dei redditi: le famiglie sono più solide che nella maggior parte dei paesi più avanzati. Se aggiungiamo che la base industriale, almeno a nord, è efficiente e competitiva, l´Italia ha le risorse per riemergere. Sono mancate e servono la volontà e la capacità politica: Monti è arrivato giusto in tempo».