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 2011  novembre 28 Lunedì calendario

Anno VIII – Quattrocentunesima settimana Dal 21 al 28 novembre 2011Mercoledì 23 novembre quasi il 40 per cento dei titoli di Stato tedeschi messi all’asta è stato rifiutato dal mercato e la Bundesbank, cioè la loro Banca centrale, è dovuta intervenire acquistando le rimanenze

Anno VIII – Quattrocentunesima settimana Dal 21 al 28 novembre 2011

Mercoledì 23 novembre quasi il 40 per cento dei titoli di Stato tedeschi messi all’asta è stato rifiutato dal mercato e la Bundesbank, cioè la loro Banca centrale, è dovuta intervenire acquistando le rimanenze. Venerdì 25 novembre i mercati hanno invece massacrato i titoli italiani: tassi dell’8 per cento per acquistare i Btp a due anni e di oltre il 6 per i Bot a sei mesi. Intanto è ormai sicuro che la Francia perderà la tripla A: è solo questione di qualche settimana. In un rapporto diffuso lunedì mattina, giorno in cui scriviamo, Moody’s ha previsto la possibilità di fallimenti multipli in Europa e l’uscita forzata dall’euro di qualche paese (non si fanno nomi). Il sabato precedente s’era saputo, perché lo aveva scritto il “New York Times”, che le banche americane hanno l’ordine assoluto di liberarsi dei titoli europei, dato che la morte dell’euro, finora ritenuta solo possibile, è invece a questo punto probabile. Insomma, a quanto pare, la fine è vicina.

Invece no Vi sono tuttavia indicazioni piuttosto serie che la fine è meno prossima di quel che sembra e che l’euro alla fine si salverà. È intanto cambiato, anche se ancora non si vede, l’atteggiamento tedesco. Finora la Merkel ha resistito all’idea che la Banca Centrale dovesse comprare i Btp o i Bonos a man bassa, senza quasi opporre resistenza ai venditori. Secondo la Kanzlerin, così facendo si sarebbero incoraggiati i comportamenti viziosi di tipi poco raccomandabili come gli italiani o i greci. D’altra parte, le banche centrali di tutto il mondo – come la Federal Reserve o la Banca d’Inghilterra – quando la loro valuta è sotto attacco, comprano, si fanno cioè «prestatori di ultima istanza», come scrive tutti i giorni, furiosamente attaccando il governo ademocratico presieduto da Mario Monti, Giuliano Ferrara. Che cosa significa «prestatore di ultima istanza»? Wikipedia: «Il prestatore di ultima istanza ha la funzione di proteggere i correntisti, prevenire la diffusione di episodi di corsa agli sportelli, nonché di evitare danni all’economia causati dal tracollo di un istituto». Quindi, secondo questa teoria tanto lineare, la Bce non dovrebbe far altro che comprare tutta la merce finanziaria che viene messa in vendita e il problema, così, sarebbe risolto. Due obiezioni: questo è il metodo seguito dagli americani, che hanno spalmato di dollari le strade della loro crisi e non sono però affatto usciti dai guai, al massimo hanno rinviato il momento del rendiconto finale; la Bce non ha poi per definizione il compito di «prestatore di ultima istanza», anzi: ereditando una filosofia tutta tedesca, la Bce deve solo tenere a bada l’inflazione e la stabilità dell’euro, disinteressandosi della sorte dei vari stati e dei loro debiti. Quindi manca anche lo strumento formale (lo strumento giuridico) che consentirebbe al governatore Mario Draghi di fare quello che vuole Giuliano Ferrara.

Accordi Si sta invece seguendo un’altra strada: Germania, Francia e Italia (riammessa sulla tolda di comando dell’Europa) stringeranno un accordo trilaterale, al di fuori degli organi di governo della Ue, per vincolare il bilancio di ciascun contraente alla virtù finanziaria. Tagli nella spesa pubblica, abbattimento dei debiti, misure per lo sviluppo. Un organismo sovranazionale vigilerà sui comportamenti di ciascuno, intervenendo in presenza di deroghe o infrazioni e, nel caso, sanzionando. Come avvenne con gli accordi Schengen, altri paesi saranno invitati a partecipare all’intesa, allargandone i confini e aumentando quindi la coesione continentale. Alla fine di questo processo sarà possibile emettere eurobond, in nome dei paesi aderenti. I dettagli di questa linea, che prefigura finalmente la tanto invocata maggior integrazione europea, dovrebbero essere comunicati il 9 dicembre. Intanto, il giorno 5, Mario Monti darà una prima idea delle riforme che vuole attuare.

Italia Il 5 dicembre, lunedì prossimo, Monti dovrebbe render noti l’intervento sulle pensioni e (forse) le caratteristiche di una patrimoniale cosiddetta leggera. Per le pensioni: nulla accadrà a coloro che in pensione ci sono già; ai pensionati futuri a cui si sarebbe applicato il metodo retributivo (pensione calcolata sugli ultimi stipendi) si applicherà un sistema misto: calcolo con la logica del retributivo fino al 31/12/2011 + calcolo con la logica del contributivo (vale quello che hai effettivamente versato) a partire dal 1° gennaio 2012. La “patrimoniale leggera” è ancora oggetto di discussioni, perché Berlusconi, di nuovo attivo come se si fosse già in campagna elettorale, non ne vuole sentir parlare. La domanda tuttavia è: può il Pdl permettersi il lusso di far cadere il governo, e soprattutto su una questione che, in linguaggio popolare, si chiamare “tassare i Paperoni”? Per esempio: uno 0,5 per cento di tassa sui patrimoni delle 240 mila famiglie più ricche (detentrici secondo Bankitalia del 13 per cento di tutta la ricchezza nazionale) darebbe un gettito di 5 miliardi l’anno. Ognuna di queste famiglie, detentrici mediamente di beni per 4,5 milioni di euro, pagherebbe 22.500 euro l’anno.

Fmi Sabato 26 novembre “La Stampa” ha scritto che il Fondo Monetario Internazionale sarebbe pronto a concedere all’Italia una linea di credito di 4-600 milioni di euro, a tassi del 4-5%. In questo modo l’Italia potrebbe evitare di chiedere soldi al mercato (a febbraio dovremo rastrellare 20 miliardi in un sol colpo). La notizia è stata debolmente smentita da un funzionario di Hong Kong appena lunedì mattina (un portavoce del Fmi ha detto: «Non ci sono colloqui con le autorità italiane su un programma di finanziamento») e del resto è l’Italia che deve chiedere questi soldi in prestito, cosa che finora non è avvenuta. Il finanziamento è tuttavia tra le ipotesi possibili, se non addirittura probabili. La contropartita è che il Fmi, quando presta, mette il naso negli affari del debitore fino a espropriarne una parte di sovranità. La cosa, che a Cannes fu rifiutata da Berlusconi, sarebbe forse praticabile con il governo tecnico.

Termini Imerese Primo intervento di successo del nuovo governo: il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha preteso che sulla questione Termini Imerese le parti si incontrassero di sabato nel suo ministero e non lasciassero il tavolo negoziale fino al raggiungimento di un accordo. Come si ricorderà, la Fiat aveva deciso la chiusura di Termini Imerese, dove si fabbricava in perdita la Lancia Y. L’imprenditore Massimo Di Risio, che subentrerà al Lingotto (nei capannoni di Termini si assembleranno vetture cinesi), garantiva il posto a 900 lavoratori su 1.500. La vertenza riguardava appunto gli altri 600 lavoratori. L’intesa è stata effettivamente raggiunta: ai 600, dopo i due anni di cassa integrazione, sarà offerto, oltre a tfr e indennità di mancato preavviso, un incentivo di 22.400 euro e altri quattro anni di mobilità a 460 euro mensili. Ha firmato anche la Fiom.