Corriere della Sera 28/11/2011, 28 novembre 2011
IL PREMIER TORNA A MILANO, CHIAMA IL SUO BARBIERE E FA APRIRE IL NEGOZIO —
«Buongiorno professore, posso chiamarla ancora così, vero?». Mario Monti sorride: «Certo». Siede in poltrona e il parrucchiere, lo stesso da ventidue anni, gli sistema il ciuffo. Comincia così la mattinata milanese del premier, la prima dopo sedici giorni «di straordinari» romani. Passeggiata lungo via Vincenzo Monti (il barbiere, ironia dei nomi, è proprio in quella strada), sosta per comprare un mazzo di fiori. Sono quasi le dieci, il quartiere borghese a ovest della città si è svegliato da poco, i parrocchiani di San Pietro in Sala aspettano il presidente del Consiglio al solito posto, nella navata sinistra, «dovrebbe arrivare». Questa volta no. «Ora che è primo ministro andrà in Sant’Ambrogio», dicono alcuni, mentre altri giurano di averlo visto entrare nella basilica di Santa Maria delle Grazie. «Toto-chiesa». Ma il cambio di programma, questa volta, è un altro: Monti — giacca e cravatta — esce di casa in auto, con la scorta. Dopo qualche metro si fa lasciare in strada. Cammina. Incrocia le telecamere Rai, saluta e si infila nel negozio di Giuseppe Romano, il parrucchiere. «Mi ha chiamato sabato sera — racconta il coiffeur — chiedendomi il favore di tagliargli i capelli di domenica. Figuriamoci se mi rifiutavo». Commento: «L’ho trovato molto sereno». Mezz’ora di taglio, un salto dal fiorista, il pranzo con la moglie Elsa, i figli Giovanni e Federica, i nipoti. E un pomeriggio di lavoro. A casa.