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 2011  novembre 28 Lunedì calendario

Intellettuali berlusconiani? Non esistono, per fortuna - E adesso dove andranno gli intellettuali del Cav? Si chiede­v­a l’altro gior­no il supplemento culturale del Fatto , Saturno , dedican­do un’inchiesta ai «Berluscolti»

Intellettuali berlusconiani? Non esistono, per fortuna - E adesso dove andranno gli intellettuali del Cav? Si chiede­v­a l’altro gior­no il supplemento culturale del Fatto , Saturno , dedican­do un’inchiesta ai «Berluscolti». Lasciate che io ri­fiuti in modo sec­co la domanda: non esistono intel­lettuali berlusconia­ni. Ci sono stati intellet­tuali che hanno preferito Berlusconi ai suoi rivali e ai suoi alleati, ci sono stati per­fino intellettuali eletti nelle liste del partito di Berlusconi, ma non ci sono intel­lettuali berlusco­niani, e questa è stata dannazio­ne­e merito di Ber­lusconi. A parte sparuti tentativi, nessun intellettuale può dirsi organico al berlusconismo, espres­sione di una «cultura» o un’ideologia berlusconiana. È esistita una cultura libe­rale, una cultura catto­lica moderata, una cultura fascista, una cultura con­s­ervatrice o di de­stra. Ma non esi­ste una cultura berlusconiana. In politica il berlu­sconismo è stata unarispostapragma­tica a domande imme­diate e bisogni reali. Poi cia­scuno dirà se adeguata o inadegua­ta, vera o apparente, ma la cultura non c’entra; al più si può dire che l’antideologia berlusconiana può aver avuto a suo modo tratti ideolo­gici o perfino iperideologici, come l’antipolitica ha innegabili tratti iperpolitici. Ma un rapporto tra cul­tura e berlusconismo non c’è sta­to. E questo da un verso può legger­si come un coerente pragmatismo liberale che non vuole irregimenta­re la cultura e allineare intellettuali organici. E dall’altro va letto come un’indifferenza alla cultura, a vol­te un disprezzo, non solo nella con­vinzione che cultura voglia dire si­nistra, ma anche nella persuasio­ne dell’irrilevanza politica, eletto­rale e commerciale, della cultura. Se faccio la storia del berlusconi­smo dalle sue origini trovo un ma­nipolo di intellettuali «liberali» e quasi tutti ex comunisti che hanno aderito a Forza Italia per fiducia verso il leader Berlusconi e in pole­mica con il mondo di provenienza, il comunismo, la sinistra e le sue ro­vinose utopie. Dico Licio Colletti, Saverio Vertone, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Giuliano Urbani, Vittorio Mathieu e altri. Molti di lo­ro, diventando parlamentari di Forza Italia, non elaborarono cul­turalmente la loro scelta politica, mal’abbracciaronopermotivazio­ni politiche, pratiche e anti-ideolo­giche, più un generico liberalismo. Le loro opere più significative era­no già alle loro spalle, per taluni la parabola intellettuale era già com­piuta, il laticlavio politico era solo un coronamento, se non un digni­toso pensionamento. Chi ha tenta­to di rielaborare il berlusconismo sono stati soprattutto coloro i quali hanno cercato di dare un’identità popolare, liberale e cristiana a For­­za Italia: dico su piani diversi, Gian­ni Baget Bozzo, Marcello Pera e Giuliano Ferrara, più altri di minor peso politico. Ma si è trattato non diintellettualiorganicialberlusco­nismo ma al contrario di tentativi di orientare il berlusconismo, dare spessore culturale e direzione str­a­tegica a un leader e a un fenomeno che ne sono rimasti refrattari. E questo vale a maggior ragione per chi è stato considerato “vicino” al berlusconismo e che l’inchiesta di Saturno identifica in personalità assai diverse come Giordano Bru­no Guerri, Dario Antiseri, Vittorio Sgarbi e Pietrangelo Buttafuoco. Naturalmente il discorso vale an­cor più per chi, come me, si consi­d­erava e si considera nel residuo si­gnificato del tutto impolitico che resta, “di destra”.Per me Berlusco­ni è­stato la gigantografia dell’italia­no medio, la risposta della realtà al fumoideologico, ilpopulismocon­tro le oligarchie economiche, intel­lettuali e i relativi potentati. Non mi aspettavo da Berlusconi la tute­l­a e la promozione della cultura del­la destra e nemmeno della cultura in generale; avrei dovuto aspettar­mela semmai, se non conoscessi la loro caratura, da chi rappresenta­va nel polo berlusconiano la de­stra. Berlusconi vinceva sul terre­no elettorale, ha avuto consenso popolare, ha saputo commercializ­zare i prodotti della politica, ha sa­puto sedurre. Spettava alla destra il compito di dare spessore, senso dello stato e dell’italianità, ricon­durre quelle vittorie a un’effettiva mutazione culturale, una riforma se non una rivoluzione civile, che invece non c’è stata. Ma nessuno poteva ragionevolmente riporre quelle aspettative su Berlusconi e il berlusconismo. Gli aspetti inaccettabili del berlu­sconismo furono in parte giustificati da chi proveni­va da destra come male minore ri­spetto al Nul­la ideologi­co livoroso dell’antiberlu­sconi­smo e del­l’antifascismo di maniera. E come ef­fetto più che causa di un più antico e radicale ni­chilismo, che passa­v­a anche dall’ege­monia della tv. Infine il berlu­sconismo è stato accetta­to come pu­r­o segno di vi­talismo ri­spetto al mor­tifero processo di dissoluzione in atto nel nostro pa­ese. Se Berlusconi ha rappresentato nel bene e nelmalel’autobiogra­fia della nazione, a lui gli si oppone­va da sinistra l’autopsia del­la nazione. Se voglia­mo, i veri messaggeri del berlusco­nismo non so­no stati intellet­tuali m­a personag­gi e programmi televi­sivi; ma si è trattato di un fe­nomeno di massa e non propria­mente culturale. Un’incidenza si­gnificativa ha avuto il giornalismo filo-berlusconiano. Ma è stata ema­nazione del berlusconismo o al contrario ha assemblato sensibili­t­à diverse in una crociata di cui Ber­lusconi era «utilizzatore finale» ma non ispiratore reale? Natural­mente non parlo dei servi e dei cor­tigiani, ma di giornalisti che brilla­no di luce propria. Per questo mi sembra insensato applicare ora agli intellettuali di centro-destra l’alternativa tra irri­ducibili e voltagabbana. Ma insen­sato è pure lamentarsi che il berlu­sconismo non li abbia valorizzati. Non era sensato aspettarselo e tut­to sommato preferisco la cultura sottratta all’abbraccio nefasto del­la politica, che salva la sua dignito­sa solitudine. Penso che avesse ra­gione Diogene quando rispose ad Alessandro Magno che gli chiede­va cosa potesse fare per lui, di sco­starsi semplicemente dal sole. Al vero saggio interessa la luce del so­le e non l’ombra del potere.