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 2011  novembre 29 Martedì calendario

Farsa Unesco, la Siria ai Diritti umani - Carnevale è ancora lontano ma il fatto che il blocco dei Paesi arabi al Comitato esecutivo dell’ Unesco abbia eletto la Siria mem­bro del Comitato incaricato di oc­cuparsi dei diritti umani in quella Agenzia potrebbe diventare la bar­zelletta dell’anno

Farsa Unesco, la Siria ai Diritti umani - Carnevale è ancora lontano ma il fatto che il blocco dei Paesi arabi al Comitato esecutivo dell’ Unesco abbia eletto la Siria mem­bro del Comitato incaricato di oc­cuparsi dei diritti umani in quella Agenzia potrebbe diventare la bar­zelletta dell’anno. Persino il Diretto­re Generale dell’ Unesco Irina Bo­kova ha dichiara­to che la decisione del Comitato ese­cutivo nei confron­ti della quale non può intervenire «non è stata feli­ce ». Dopo l’elezio­ne all’Unesco dell’ ancora inesisten­te Stato palestine­se che ha portato alla sospensione dei contributi fi­nanziari america­ni, inglesi e cana­desi, quest’ultima prova di irreali­smo arabo potreb­be mettere in crisi l’Unesco stesso. Rende più assur­do questo voto il fatto che è avvenu­to alla vigilia dell’ espulsione della Siria dalla Lega Araba, fatto senza precedenti an­che se potrebbe non essere defini­tivo dal momento che alla Siria è stata lasciata aperta una strada di ritirata che potrebbe essere quel­la dell’accettazione di osservatori arabi sul comportamento delle forze di sicurezza. La Lega Araba è stato uno dei maggiori insuccessi del panarabismo. Creata nel 1945 per volontà di Anthony Eden co­me strumento per rafforzare l’in­fluenza britannica nel Medio Oriente, era nota per la sua impo­tenza decisionale salvo che nei confronti di Israele. Per cui espel­lere la Siria è un avvenimento. An­zitutto perché la Siria è il cuore dell’arabismo e la sua disgregazio­n­e servirebbe a sviluppare le ambi­zioni delle minoranze che com­pongono la sua popolazione e che hanno il loro fulcro fuori dai confi­ni siriani. In secondo luogo per­ché la riluttante decisione della Lega evidenzia la preoccupazio­ne provocata dalla la rivolta araba nelle dirigenze arabe. Che si tratti di sostenitori della rivolta anche solo a parole (come l’Egitto e Gior­dania) o di oppositori (come l’Ara­bia Saudita) è evidente che i grup­pi di potere nel mondo arabo- mi­­litari, economici, religiosi o etnici - si sentono minacciati dalla ma­rea di sdegno, povertà, ingiustizia sociale, corruzione dilagante nel­le popolazioni. Basterebbe del re­sto un dato del Rapporto annuale dell’Onu sullo sviluppo del mon­do arabo a spiegarlo: il numero di libri tradotti nell’intero mondo arabo forte di mezzo miliardo di individui è inferiore al numero dei libri tradotti in Spagna. (I No­bel arabi sono nove volte meno di quelli israeliani, Paese di 7 milio­ni di abitanti). L’attuale crisi del mondo arabo è crisi di modernità, non una crisi endemica nella natu­r­a araba come molti amano crede­re. Di questa crisi le classi dirigen­ti politiche, sociali e religiose san­no di essere responsabili, anche se rifiutano di ammetterlo. Infine l’espulsione della Siria dalla Lega potrebbe causare quel­lo che pressioni internazionali, sanzioni, attentati e l’uccisione di migliaia di manifestanti sono sta­te incapaci di provocare: la cadu­ta del regime di Assad. Quello che la Lega provocherebbe sarebbe quello che questa associazione impotente ha sempre cercato di evitare: la lotta di arabi contro ara­bi; la giustificazione dell’interven­to straniero in particolare quello turco di cui gli arabi non dimenti­cano il «colonialismo ottomano» contro cui si rivoltarono nella pri­ma guerra mondiale ottenendo il diritto alla autodeterminazione e alla sovranità. Nell’immediato, poi, le sanzioni della Lega porreb­bero fine alla circolazione di beni e persone siriane nel mondo ara­bo e provocherebbero disastrosi effetti bancari. Se Assad non accetterà un com­promesso che potrebbe essere quello richiesto la settimana scor­sa dalla Lega di inviare osservato­ri per controllare la verità dei mas­sacri, per lui potrebbe significare la fine, nonostante il sostegno che ancora gode all’interno da parte delle minoranze alawita, cristia­na, curda e drusa.