Laura Laurenzi, Il giorno più bello, Rizzoli, Milano, 2008 pp. 277, € 17,50, 29 novembre 2011
Felipe di Borbone e Letizia Ortiz Madrid, 22 maggio 2004, sabato Eccola la Cenerentola del telegiornale
Felipe di Borbone e Letizia Ortiz Madrid, 22 maggio 2004, sabato Eccola la Cenerentola del telegiornale. […] Plebeya ancora per poco - affronta la diretta più impegnativa della sua vita. Deve essersi molto esercitata davanti allo specchio a recitare la frase di rito. È sciolta e convincente, dosa la commozione con sapienza, modula il tono della voce, è molto professionale, […]: «Io, Letizia, ricevo te, Felipe, come sposo e prometto di esserti fedele nella prosperità e nell’avversità». È la formula magica che la sta trasformando da giornalista in principessa, da anchorwoman del tg della sera a futura regina di Spagna. […] Alle spalle un passato ingombrante […]: un matrimonio, un divorzio, una convivenza, vari flirt, la copertina di un cd, Sueños liquidos, per la quale la bella Letizia ha posato nuda dalla vita in su. E una famiglia piccolissimo-borghese da farsi perdonare. Il nonno tassista è seduto al primo banco, poco distante dal re, e anche la madre, sindacalista e infermiera, sotto un immenso e inappropriato cappello a fungo color arancione, e il padre, divorziato, giornalista repubblicano militante di Izquierda Unida: tutti a palpitare per Letizia, […] che molti hanno già ribattezzato Evita Borbón per il suo tocco umano e la sua presa sulla gente comune. Se il matrimonio fallisce - ma perché dovrebbe fallire? - le verrà portato via tutto: il titolo, lo status, i beni patrimoniali, i gioielli, e naturalmente anche i figli. Letizia ha dovuto firmare un accordo prenuziale che non perdona: è la prassi. Che folla scelta in cattedrale […]. C’è l’intero gotha schierato, i rappresentanti di trentasei case reali, molto jet set e poi ministri, presidenti, banchieri, imprenditori, premi Nobel, toreri, cantanti, campioni olimpionici, e anche un astronauta. Frac, caftani, alte uniformi, un tintinnare di decorazioni, un abbagliante scintillio di diademi. È certamente il matrimonio più solenne e mediatico dopo quello di Carlo e Diana, il più spettacolare; per gli spagnoli poi è di sicuro il matrimonio del secolo. Le ultime nozze reali celebrate a Madrid risalgono addirittura al 1906, quando Alfonso XIII impalmò la principessa Eugenia Victoria di Battenberg e la festa si mutò in tragedia: un anarchico lanciò sul corteo una bomba nascosta in un mazzo di fiori; i reali rimasero illesi ma morirono ventotto persone. Quel che più colpisce oggi non è tanto lo sfarzo, […] quanto la tensione palpabile, lo stato d’assedio che serra Madrid in una morsa. Chiuso lo spazio aereo, sospeso per una settimana il trattato di Schengen e dunque bloccate le frontiere, ventitremila agenti di polizia a presidiare la città, quattro ogni metro che percorrerà il corteo degli sposi. Madrid è ancora sotto choc per gli attentati di Atocha e per quei centonovantadue morti; sono passati poco più di due mesi, troppo poco: […]. Il principe delle Asturie si è affrettato a cancellare in segno di lutto gli appuntamenti più frivoli e superflui legati al suo sponsale: il banchetto al municipio per l’addio al celibato, il concerto con Placido Domingo e Montserrat Caballé, lo spettacolo di fuochi d’artificio, e ha fatto in modo che il Comune di Madrid devolvesse i cospicui fondi già stanziati per le celebrazioni ai familiari delle vittime. […] Ridotta all’osso, la cerimonia è tuttavia di un fasto maestoso. Sono le undici e la Spagna si ferma […]. Le suore clarisse hanno molto pregato l’Onnipotente affinché scongiurasse il pericolo pioggia, ma invano. Quando Letizia Ortiz Rocasolano sta per mettere piede nella cattedrale dell’Almudena gremita da millequattrocento invitati, si abbatte su Madrid un nubifragio. L’Allegro di Haendel che accompagna il suo ingresso in chiesa su tacchi alti dieci centimetri non copre il rombo dei tuoni. […] La sposa incede fra due ali di alabardieri, scortata da sette paggetti piccolissimi e indisciplinati, nipotini del re, che le reggono malamente lo strascico; hanno costumi color bianco e oro copiati dai ritratti di Goya. Le due dame d’onore invece sembrano vestite da locandiere. Letizia porta con qualche impaccio l’abito autarchico che ha creato per lei il decano fra i sarti spagnoli, l’ottantasettenne Manuel Pertegaz: […]. In seta di Valencia intessuto e ricamato con arabeschi in fili d’oro e di platino, è rigido, ha un collo da regina cattiva e maniche troppo lunghe. […] II velo, d’epoca, è trattenuto da un meraviglioso diadema Impero già sfoggiato dalla regina Sofia alle sue nozze. I capelli raccolti lasciano scoperti gli orecchini di brillanti a goccia, dono dei sovrani. Il trucco è sapiente e leggero […]. Letizia appare assai più disinvolta del suo timido principe azzurro, che si asciuga il sudore con un fazzoletto piegato in quattro, si emoziona, si impappina, ha come un vuoto di memoria e per recitare la formula di rito deve ricorrere al testo scritto. Altissimo, due metri e un centimetro, indossa con eleganza l’uniforme di gala dell’Esercito di Terra, la giacca blu notte con i bottoni e gli emblemi dorati a fuoco, le stelle a sei punte di comandante, le medaglie, le decorazioni, sul petto la fascia trasversale dell’ordine di Sant’Ermenegildo. Prima di pronunciare il fatidico «sì» si gira a cercare interrogativamente lo sguardo del padre-re, formalità imposta dal cerimoniale: […]. Anche Juan Carlos oggi appare nervoso, […]. Sofia, […] fa mostra per una volta di una partecipazione più intensa. […] Oggi invece Madrid per un giorno è la capitale del mondo: sono ben cinquemila i giornalisti accreditati venuti da ogni angolo del pianeta […]. Il momento più speciale, […] è lo scambio delle tredici monete d’oro che l’arcivescovo di Madrid Antonio Maria Rauco Varela, secondo un’antica tradizione medievale, passa nelle mani del principe perché le consegni alla sposa. Sono un cimelio numismatico prestato dalla Banca di Spagna. L’officiante ne fa rotolare un paio a terra per sbaglio, poi Felipe le passa tutte e tredici alla sposa e la sposa le restituisce all’arcivescovo: è un rito che, evocando lo scambio della dote, simboleggia la prosperità, non solo materiale, della nuova vita di coppia, una coppia che si sta peraltro sposando in regime di ferrea separazione dei beni. […] In prima fila, con una fiammante cravatta rosso fuoco, c’è il neo premier socialista Zapatero, il più applaudito in assoluto al suo ingresso in cattedrale. Qualche fischio da parte della folla invece per Aznar, il primo ministro uscente. Ecco il vecchio Nelson Mandela, vigoroso nonostante si appoggi a un bastone, vestito di nero. Carlo d’Inghilterra è seduto accanto ad Alberto di Monaco e a Naruhito del Giappone; all’uscita si rifiuterà di salire sul torpedone con le altre altezze reali, preferendo incamminarsi a piedi, visto che ormai ha spiovuto, verso il tendone ampio quanto mezzo campo di calcio sotto cui sarà servito l’interminabile pranzo nuziale, gli astici, le aragoste, il cappone arrosto con salsa di mele, la torta alta due metri e pesante centosettanta chili. […] C’è un’imperatrice detronizzata, Farah Diba, e c’è l’ex regina Fabiola. I regnanti dei Paesi scandinavi […] sono tutti presenti, […]. Anche quelli d’Olanda e del Belgio. La più affascinante è Rania, la regina di Giordania: peccato che abbia sbagliato il vestito, elegante la gonna di seta color glicine di Givenchy che ha scelto, ma imperdonabilmente lunga fino a terra; è l’unica in lungo, a parte, ovviamente, la sposa. […] Ex re senza reame come Costantino di Grecia, zio di Felipe, e sovrani-nababbi, come il sultano del Brunei, […]. Vittorio Emanuele di Savoia sbadiglia. Carolina di Monaco, che sembra uno spot ambulante di Chanel, ha lasciato il marito Ernst di Hannover in albergo, tramortito dai fumi dell’alcol. Anche Václav Havel è in tight. Ecco Placido Domingo, Mario Vargas Llosa, Miguel Bosé, pallidissimo. Severiano Ballesteros, campione di golf, Miguel Indurain, ciclista, Pedro Duque, astronauta e amico intimo del principe delle Asturie. Mentre le campane dell’Almudena suonano a distesa, gli sposi escono sul sagrato passando sotto un tunnel di sciabole sguainate. La prima tappa è la chiesa di Nostra Signora di Atocha, sul cui altare Letizia va a deporre il bouquet di nozze, fatto di orchidee bianche e di gigli, fiore araldico dei Borbone. Il corteo percorre lentissimo le principali arterie della città, pavesate con le bandiere di Spagna e con immensi teloni che riproducono i cieli dipinti da Goya e Velásquez, ma non c’è la ressa oceanica che ci si aspettava. […] Molte vetrine hanno esposto il manifesto - ne sono state stampate mezzo milione di copie - con la fotografia ufficiale di Felipe e Letizia e la scritta «Maggio 2004 Madrid testimone della storia». […] È piuttosto moderata l’aria di festa attorno alla monumentale Rolls-Royce Phantom IV decappottabile con a bordo gli sposi sorridenti e benedicenti, fatta costruire per Franco e protetta con uno spesso vetro trasparente antiproiettile, modello papamobile. Ecco sul Pasco del Prado i suonatori di cornamusa arrivati dalle Asturie. Sfilano i corazzieri a cavallo, la guardia reale motorizzata con appena un filo di gas, i lancieri in alta uniforme. L’orchestra jazz che sulla Gran Via, al passaggio di Letizia & Felipe, intona Hello Dolly in una nuvola di bolle di sapone […]. Il bacio che gli sposi si scambiano velocemente sul balcone di Palazzo Reale riflette l’atmosfera che stagna su Madrid: un bacio fiacco, distratto, dato sulla guancia, senza slancio, un bacio formale e freddo, senza pathos, «decaffeinato», osservano i repubblicani. […] Continuano i festeggiamenti di Stato, mentre alla Zarzuela si accatastano i regali di nozze. Gli sposi hanno ricevuto anche due asinelli, un tartufo d’Alba di cinquecento grammi, un rarissimo pitone albino, una campana di bronzo che pesa milleseicento chili, duemila bottiglie d’olio d’oliva, e un biglietto della lotteria - dono di un anonimo pensionato - numero 22504, data di oggi, che ha vinto il secondo premio in palio: dodicimila euro […].