Roberto D’Alimonte, Il Sole 24 Ore 29/11/2011, 29 novembre 2011
INDECISI A QUOTA 14 MILIONI
Dal punto di vista statistico, e politico, il dato più solido del sondaggio pubblicato sulle pagine di questo giornale domenica scorsa sta nella fotografia di un corpo elettorale in cui prevale sempre di più l’incertezza. In un certo senso gli orientamenti politici riflettono l’insicurezza generata dalla crisi finanziaria internazionale e dalle sue ripercussioni politiche domestiche. Gli elettori sono smarriti. Un numero crescente di loro non sa che fare. Ha perso i punti di riferimento di una volta. Non sa se andrà a votare e non sa per chi votare. In questo sondaggio solo il 45,7 per cento ha dichiarato il partito per cui è intenzionato a votare. La maggioranza sta alla finestra. Molti di loro non si recheranno certamente alle urne. Molti altri aspettano di vedere cosa succederà e quale sarà l’offerta politica al momento del voto.
Come si può vedere nel grafico in pagina, rispetto al sondaggio Cise-Sole dell’aprile scorso il nuovo sondaggio registra una crescita di 4,3 punti degli astensionisti e di 8,3 punti degli indecisi. Insieme a quella di Grillo sono le uniche colonne del grafico sopra lo zero che rappresenta il dato di aprile. Da allora sono cresciuti solo loro: Grillo, astensionisti e indecisi. Ad aprile ha dichiarato che non sarebbe andato a votare il 17,7 per cento del campione. Oggi è il 22 per cento. Quanto agli indecisi erano il 23,2 per cento e ora sono saliti al 31,5 per cento. Sono dati che si commentano da soli. In questo contesto di grande fluidità possono formarsi nuovi allineamenti politici che per il momento non si intravedono ancora per mancanza di proposte politiche alternative. Non è un caso che il solo Grillo veda crescere i suoi consensi in valori assoluti e non solo in percentuale.
Oggi l’incertezza penalizza soprattutto il Pdl. È il partito che perde di più. È qui che bisogna cercare i nuovi astensionisti e i nuovi indecisi. Tra gli elettori di Berlusconi che hanno perso fiducia nelle capacità taumaturgiche del capo. È la loro fuga che aiuta le percentuali degli altri partiti. Sono tutti in aumento. Anche la Lega. Ma sono aumenti virtuali che non corrispondono alla conquista di nuovi elettori. Gli elettori certi del Pd, dell’Udc ecc. sono più o meno gli stessi ma visto che sono complessivamente meno coloro che esprimono l’intenzione di votare le loro percentuali salgono. Ma ciò non toglie che le loro colonne nel grafico in pagina siano sotto lo zero. La loro virtù sta nel fatto che in questa situazione di grande fluidità riescono a tenersi stretti i loro elettori. A differenza del Pdl. Non è un merito da poco ma potrebbe non bastare.
Non sono i sondaggi a decidere chi governerà il paese. Una cosa però è certa. Alle prossime elezioni i voti validi non saranno il 45,7 per cento degli aventi diritto. Nelle politiche del 2008 sono stati circa il 78 per cento. Alle prossime elezioni saranno probabilmente meno. Forse il 74-75 per cento. In ogni caso oggi si può dire che gli attuali sondaggi, e non solo questo, non registrano il voto del 30 per cento degli elettori. Si tratta di quasi 14 milioni di persone. Una cifra impressionante che dovrebbe raffreddare gli entusiasmi di chi si vede al momento premiato dal gioco dei numeri percentuali. È bene ripeterlo con altre parole: 14 milioni di elettori che voteranno domani non dichiarano oggi cosa faranno. Questi sono gli elettori contendibili che decideranno il futuro governo del Paese (per capire l’effetto che possono avere sul voto si veda il simulatore attivo sul sito cise.luiss.it).
Per questo è prematuro trarre da questi dati conclusioni sull’esito delle prossime elezioni politiche. La partita è ancora del tutto aperta. Sia che si voti nel 2012 sia che si voti alla scadenza naturale della legislatura nel 2013 sarà l’offerta politica a decidere il voto degli incerti di oggi. Quali saranno i leaders? Quali i programmi? Quali le coalizioni? In questo momento non ci sono certezze. Con le dimissioni di Berlusconi e la formazione del governo Monti il quadro è cambiato. E nei prossimi mesi cambierà ancora a mano a mano che i partiti prenderanno posizione sui provvedimenti del nuovo governo. Come abbiamo già scritto, siamo entrati in una "terra incognita". Hic sunt leones.