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 2011  novembre 29 Martedì calendario

CROLLA IL TG1. MINZOLINI: NON LASCIO —

«Non me ne vado. Se mi vogliono mandare via perché politicamente non vado bene, e pensano di riuscirci, lo facciano pure. Ma niente alibi: io l’ascolto l’ho vinto». Trafitto dagli ascolti, dal Marocco dove si trova in vacanza, Augusto Minzolini si difende attaccando. Domenica alle 20 il suo Tg1 ha avuto il 16,1% di share, contro il 20,4% del Tg5. Quasi cinque punti in meno. Un «record negativo», accusa il Cdr che lo attribuisce alla «linea politica faziosa e schierata» del suo direttore e chiede: «Ora basta». «Un crollo», rincarano consiglieri e forze d’opposizione che chiedono le dimissioni del giornalista.
Ma lui no. Contrattacca. «E’ la fiera dell’ipocrisia. Io in realtà sono una vittima. La colpa è di quella trasmissione noiosa che ha fatto da traino negativo. L’avevo detto. Me l’hanno messa lo stesso. E adesso se la prendono con me. E che sono un direttore di rete o di palinsesto?». In suo soccorso arriva il pdl Francesco Casoli, componente della commissione di vigilanza: «La sconfitta di ieri non rappresenta la regola, ma un’eccezione dovuta ad un traino rivelatosi scarsino».
Ma la questione è molto più complessa di un cedimento d’audience di una sera che, peraltro, ha segnato l’opposto record positivo del Tg3: l’edizione delle 19 ha chiuso al 17.7%, quasi 3,7 milioni di ascoltatori. E irrompe in un’azienda in piena bufera, dove oggi in cda si discute come fronteggiare il buco in bilancio. I tagli potrebbero colpire anche una trasmissione storica come Novantesimo Minuto: rinnovare i diritti costa circa 30 milioni di euro. Tra oggi e domani si deciderà. Ma alcuni consiglieri vorrebbero ridurre la trattativa alla Domenica Sportiva e alla Giostra del gol. Il prossimo anno alla Rai resteranno solo i secondi diritti dell’Olimpiade di Londra, niente Champions. E non si sa nemmeno se riuscirà a salvare i diritti della Coppa Italia dal 2012. Mentre la concorrenza si fa sempre più agguerrita. E Mediaset lancia il canale all news diretto da Mario Giordano.
Per il Tg1 comunque il calo di ascolti non è episodico. Nell’ultimo anno l’edizione serale del Tg1 ha perso quasi 3 punti di share (2,80%), mentre il Tg2 e Tg3 guadagnano rispettivamente +0,04 e il +0,79, il Tg5 perde l’1,12 e il Tg di La7 sale di 2,56 schizzando all’11%. «Il calo non fa più notizia», sottolinea il consigliere d’opposizione Nino Rizzo Nervo che da tempo solleva il caso.
Lo ammette lo stesso Minzolini: «La tendenza è una diminuzione, ma da noi come al Tg5. Per forza: ormai con il digitale tutti hanno più canali. Ma questo non c’entra niente con domenica che eravamo preceduti da quel commento noioso di fine gara del Gran Premio del Brasile. Invece del traino avevo l’handicap». «Tutte scuse, il Tg3 è partito dall’8,7%» accusa Rizzo Nervo. E lo stesso Cdr parla «di punto più basso della storia del Tg1». «E’ un delitto annunciato. Nessuno si nasconde il problema del traino, la rete ci ha lasciato al 9%, ma il problema è che ormai la principale edizione del principale Tg pubblico si è attestata appena sopra il 20%», aggiunge il Cdr chiedendo «provvedimenti immediati per rilanciare quello che vogliamo continui ad essere il primo telegiornale italiano».
«Squadra che perde si cambia» fa notare l’Idv Pancho Pardi. E aggiunge: «5 punti di share a vantaggio del Tg5 è l’emblema della gestione fallimentare del direttore Minzolini: un’emorragia che ha raggiunto livelli senza precedenti ed impone le sue immediate dimissioni». Per il vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai Giorgio Merlo, del Pd, «adesso per il Tg1 serve una svolta. Senza sterili polemiche personali, la principale testata giornalistica della Rai non può continuare a sbandare perdendo ascolti e autorevolezza e favorendo, di fatto, la concorrenza». Flavia Perina, deputata del Fli e membro della Commissione di Vigilanza, chiede «un intervento dei vertici Rai» e si chiede «se il direttore del Tg1 non stia aspettando di raggiungere il traguardo record dello 0% di share». Il rutelliano Riccardo Milana, poi, avverte: «Bisogna agire prima che il danno diventi irreparabile».
Ma è solo una questione d’ascolto o davvero per Minzolini, come lui denuncia, sta cambiando l’aria? «E’ in corso l’assalto finale contro Minzolini» accusa il pdl Daniele Capezzone. «Sinistra e finiani vanno a testa bassa contro il nemico» aggiunge il pdl, Giorgio Lainati. E, Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera, rimarca: «La cosa che più rattrista è che a lanciare queste crociate siano gli stessi che pontificano ogni giorno sulla necessità che i partiti escano da viale Mazzini».
Ma al di là delle motivazioni politiche, una cosa è certa. Su Minzolini pende la spada di Damocle dell’inchiesta sulle spese personali con le carte di credito Rai. Il 6 dicembre il giudice per le udienze preliminari deciderà se rinviarlo a giudizio per peculato in una vicenda nella quale l’azienda è parte lesa. In quel caso difficilmente potrà restare direttore. Alla prospettiva lui non rinuncia ai modi guasconi: «Dopo voglio proprio ridere nel vedere gli ascolti».
Virginia Piccolillo