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 2011  novembre 29 Martedì calendario

Perché il ritorno della lira può farci uscire dalla crisi - E se l’euro finisse durante i bot­ti di Capodanno? E se cominciassi­mo il 2012 con­la nuova lira conver­tita internamente 1 a 1 con l’euro at­tuale e libera di fluttuare nei con­fronti delle altre valute? Vi hanno forse detto che circolano studi sem­pre più dettagli­ati sulle conseguen­ze di un ritorno alla lira e che molte simulazioni prospettano risultati molto positivi per l’economia da ta­le scelta? Vi hanno detto che la da­ta migliore per realizzare il cambio potrebbe essere proprio quella di Capodanno, con la possibilità di chiudere le banche e congelare le transazioni per alcuni giorni, mini­mizzando sia le complicazioni con­tabili ( dato che l’anno sarebbe tut­to nella stessa valuta) sia i danni per la produzione dato che sareb­be semplicemente una specie di lungo ponte festivo? No, e il fatto che non se ne parli è un mistero, perché niente di tutto questo può essere fatto senza il vostro consen­so

Perché il ritorno della lira può farci uscire dalla crisi - E se l’euro finisse durante i bot­ti di Capodanno? E se cominciassi­mo il 2012 con­la nuova lira conver­tita internamente 1 a 1 con l’euro at­tuale e libera di fluttuare nei con­fronti delle altre valute? Vi hanno forse detto che circolano studi sem­pre più dettagli­ati sulle conseguen­ze di un ritorno alla lira e che molte simulazioni prospettano risultati molto positivi per l’economia da ta­le scelta? Vi hanno detto che la da­ta migliore per realizzare il cambio potrebbe essere proprio quella di Capodanno, con la possibilità di chiudere le banche e congelare le transazioni per alcuni giorni, mini­mizzando sia le complicazioni con­tabili ( dato che l’anno sarebbe tut­to nella stessa valuta) sia i danni per la produzione dato che sareb­be semplicemente una specie di lungo ponte festivo? No, e il fatto che non se ne parli è un mistero, perché niente di tutto questo può essere fatto senza il vostro consen­so. Facciamo un passo indietro. Se vi dicessero che il vostro cuo­re è malato, che non può andare avanti molto e che le uniche due possibilità di salvezza sono il tra­pianto o una protesi meccanica, di certo non sprechereste un minu­to, vi informereste in fretta, valute­reste­i pro e i contro delle diverse al­ternative e soprattutto la fattibilità. Se ad esempio la soluzione preferi­ta fosse il trapianto ma non vi fosse realisticamente alcun donatore, al­lora sarebbe quanto meno logico prepararsi in fretta per la protesi. In Italia invece la logica sembra fa­re difetto. Ormai anche i più lenti fra gli economisti si stanno convin­cendo che la soluzione definitiva della crisi è quella che da tempo an­diamo evidenziando e che passa solo da due strade: da una trasfor­mazione della Bce che gli consen­ta di garantire il debito dell’Eurozo­na (tutto) se necessario creando moneta (con inevitabile cessione di sovranità degli Stati ad un gover­no centrale dell’economia), oppu­re con il ritorno delle valute nazio­nali. Dato che la soluzione inizial­mente più comoda, vale a dire la ga­ranzia Bce, non è scontata e dipen­de da volontà esterne (Merkel in primis che sembra non ci senta) ap­pare assolutamente stupefacente che il dibattito attorno all’unica delle due vie d’uscita possibili inte­ramente dipendente dalla nostra volontà, il ritorno alla lira, sia nul­lo. A parte qualche voce isolata e qualche articolo di giornale un po’ folcloristico nessun dibattito se­rio, nessun partito che esprima un opinione in proposito, nessuna in­formazione. Nulla di nulla. È da quest’estate, quando c’era tempo e modo per pensare ai problemi ve­ri che proviamo a mettere la que­stione sul tavolo. Silenzio di tom­ba. Anche il premiato sito di maci­natori di numeri lavoce.info ha li­quidato la questione con una pagi­nettina (una) giuridica di Pietro Manzini per dedicarsi invece a co­miche disamine qu­ali lo studio del­lo spread fra i titoli di Stato italiani e quelli spagnoli, roba utile come un cono gelato dato a chi sta annegan­do. Invece occorre pensarci, da su­bito, da ieri, perché almeno una co­sa dovrebbe essere chiara: non si può pensare che il parlamento in carica (e tanto più il governo dei tecnici) possa assumersi l’impe­gno di scelte così radicali senza in­terpellare il popolo, o con un refe­rendum o per via di nuove elezioni dove questi temi siano parte inte­grante dei programmi elettorali. Come la pensi Monti lo sappia­mo dai suoi scritti, il suo punto di ar­rivo è l’Europa dei tecnocrati, un superparlamento che assuma an­che la guida economica e fiscale la­sciando agli stati nazionali (forse) l’autonomia sui colori delle fiorie­re. Se questo piano piace a tutti be­ne così, ma se alle forze politiche fosse rimasta un po’ di spina dorsa­le avrebbero il dovere morale di prepararsi all’alternativa anche perché non è detto che le tattiche dilatorie funzionino ancora, i mer­c­ati potrebbero far precipitare la si­tuazione in qualsiasi momento e poi non avremmo più autonomia decisionale. È bene quindi che la politica informi e si informi e che si apra un dibattito serio sul ritorno alla lira senza posizioni assolutiste (tipica: «sarebbe un disastro», co­me se il presente fosse il paradiso) mai supportate da uno straccio di ragionamento.