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 2011  novembre 29 Martedì calendario

L’IRLANDA ASCOLTA L’UE. E CROLLA

Ma le ricette rigoriste imposte all’Irlanda dall’Unione europea e Banca centrale europea funzionano? Il dubbio, legittimo, è sorto anche alla Casa Bianca. A menodi24ore dall’incontro con la delegazione dell’Unione europea Barak Obama ha fatto filtrare tutto lo scetticismo americano per i provvedimenti lacrime e sangue decisi a Bruxelles (e a Berlino) per salvare la piccola Repubblica Irlandese. In cambio di una linea di credito da 85 miliardi di euro, che ha consentito a Dublino di emergere dai marosi della tempesta finanziaria con un sistema bancario nazionale praticamente al collasso gravato da oltre 24 miliardi di perdite, l’Irlanda ha fatto da pioniere in Europa e varato misure rigorose per poter accedere al piano d’aiuti europeo. Ma queste misure non sembrano incontrare il consenso di Washington. E questo perché la disoccupazione in Irlanda (4,2 milioni di abitanti in tutto, poco più di Roma e provincia) è schizzata pericolosamente vicino al 15% (al 14,2% a ottobre, certo sempre meglio del 14,8% accusato a maggio), e soprattutto oggi i titoli di Stato decennali irlandesi pagano un rendimento superiore all’8,33% per sperare di trovare acquirenti. Un piano lacrime e sangue - varato nel 2010 - che prevede taglia alla spesa e nuove entrate per 15 miliardi. Un’inezia se paragonato a quanto abbiamo tirato fuori noi in Italia dall’estate ad oggi (e ancora non è finita). Dalla riduzione degli stipendi del 10% per i dipendenti pubblici, al blocco del turn over per gli statali, alla riduzione della spesa per il welfare (2,8 miliardi) e all’innalzamento progressivo dell’Iva (fino al 23% nel 2014). Del tutto inutili le manifestazioni di protesta contro il piano di austerity che prevedeva nuove tasse sui redditi per5miliardi. Dublino si èdovuta piegare e - almeno per il momento - ha resistito solo all’innalzamento delle imposte sulle società, misura, questa, che avrebbe fatto fuggire le holding europee e americane attratte nel Paese dai vantaggi fiscali. Un anno dopo l’Irlanda ha sul groppone un tasso di disoccupazione da record (lamediaeuropea e ferma all’10,2% ad ottobre), e il Prodotto interno lordo nel 2011 dovrebbe crescere dell’1,2%, soprattutto grazie alle esportazioni. Certo, rispetto alle previsioni dell’Ocse del maggio scorso (“stagnazione”) è già un successo. Però gli oltre 420mila senza lavoro irlandesi - dopo il crollo del mercato immobiliare - ora devono fare i conti anche con una ventilata nuova tassa sugli immobili. Il disavanzo quest’anno sarà del 10%, e poi, se le cose andranno bene potrà cominciare a diminuire per arrivare sotto il 3% entro il 2015. Sempre che l’export irlandese continui a tirare. E visto che per la maggior parte dell’interscambio viaggia verso l’Ue, una stagnazione continentale potrebbe pregiudicare il piano di salvataggio. Se il Pil frenerà difficilmente si potranno aumentare le tasse (o tornare a tagliare la spesa pubblica) per raggiungere l’equilibrio.