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 2011  novembre 29 Martedì calendario

«IL PD PERSE APPOSTA IN LAZIO PER FAVORIRE FINI»

Più che i sassolini dalle zeppe tacco 12, Concita De Gregorio si è tolta dei pietroni e li ha lanciati direttamente contro il Pd, mandando nel panico il partito. L’ex direttrice dell’Unità ha approfittato di una tre giorni a Pisa organizzata dai giovani sinistrorsi di Tilt (associazione multietnica, antirazzista, laica, aconfessionale, antifascista, antiviolenta ecc.) per sparare a zero contro Bersani e compagni. Per sbandierare al mondo le trame segrete per andare al governo. Dal «disegno preciso per fare diventare Mario Monti premier», al top del tafazzismo: perdere volutamente le regionali del Lazio (dove il centrosinistra governava fino allo scandalo Marrazzo) per facilitare l’asse segreto tra Fini e il Pd. Asse creato ad hoc per intralciare il Cavaliere, che cominciava a stare sui cosiddetti a Gianfranco. Concita, tornata all’ovile di Repubblica dopo avere fatto perdere lettori al quotidiano fondato da Gramsci, ha deciso che l’assemblea di Tilt era il luogo giustoperliberarsi dal fardello dei democratici, fare outing politico e sganciare una bombetta dietro l’altra. La prima: «Il Pd non ha appoggiato di proposito Emma Bonino per fare vincere la Polverinie rafforzare Fini». La seconda: «Il Pd non ha aderito alle campagne degli studenti perché “tanto non votano” ». La terza: «Il Pd non ha sostenuto il No B. day perché non è una manifestazione creata dai democratici ». Quarto siluro: «Il Pd non ha appoggiato il referendum “perché tanto non raggiunge il quorum”». Non basta? Ogni accusa è documentata. Il sito del Fatto ha ripreso l’evento, video e audio. Sul palco con Corrado Formigli e Nichi Vendola, De Gregorio prende il microfono. «Berlusconi noninteressa più. Ormai è diventato preistoria», dice. «Non fa più ascolti e quindi non ne parlo». I presenti non fiatano e aspettano il piatto succulento che infatti viene servito subito dopo. «In assenza di un candidato del Pd, Emma Bonino disse: mi candido io. Aveva tutte le chance per vincere nel Lazio, non lo dicevano solo i sondaggi ». Il problema, però, è che i democrats non erano molto entusiasti all’idea di appoggiareuna radicale. Così, aggiunge, «un giorno andai al partito e parlai con un altissimo dirigente. «Vorrei sapere se avete deciso di non sostenere la Bonino. Siccome mi sembra che sia così, diciamocelo, è ipocrita e inutile che l’Unità faccia la campagna quando nei circoli del Pdarrivano indicazioni dinonfare volantinaggio». Chissà perché Beppe Fioroni, cattolico del Pd, si è sentito in dovere, ieri, di precisare che non è lui il sommo dirigente che all’allora direttrice ha risposto: «Nel Lazio “ . ci conviene perdere. Perché, siccome la Polverini è l’unica candidata di Fini, se vince, Fini si rafforza nel centrodestra e finalmente si decide a mollare Berlusconi e a fare il terzo polo con Casini. E noi avremmo le mani libere per allearci con loro e andare al governo. Senza ovviamente che gli elettori ci mollino. Perché non saremo noi a condurre l’operazione. Noi perdendo daremo il via, il resto lo farà la crisi economica». Rivelazioni choc, derubricate allora come retroscena fantapolitici o, se scrive Libero, comemacchina del fango. Invece, lo scenario attuale conferma tutto. Per Mario Staderini, dei Radicali, ce n’è abbastanza per mettere in discussione il rapporto già tormentato con il Pd. Dal Nazareno, evidentemente in tilt, Nico Stumpo detta una nota comprensibile solo sul finale: «Quelle affermazioni non hanno alcun fondamento». Silenzio dall’Unità le cui copie, sotto la gestione De Gregorio, sono scese a 33mila (e la signora, si mormora, sia stata liquidata con oltre 400mila euro). Resta, poi, da chiarire un punto. Come mai una giornalista così sicura e intransigente come Concita, contraria alle ipocrisie e ai giochi di palazzo, a conoscenza di notizie-bomba, se ne ricorda solo dopo due anni? I bene informati sanno che per la penna di Repubblica è già pronta una candidatura con l’Idv.