Aldo Grasso, Corriere della Sera 29/11/2011, 29 novembre 2011
I BAMBINI CARICATURA DI CLERICI (E SCOTTI)
La domanda vera, per evitare moralismi, mugugni e lagne, è questa: un programma come «Ti lascio una canzone» rientra nei canoni del servizio pubblico? Apparentemente sì: è una festa per bambini cui partecipano cantanti famosi, una gioia per grandi e piccini. Potrebbe far discutere la presentazione di Antonella Clerici, sempre più bambolona, fata turchina per un universo over 65. Non c’è nulla di male in un programma che invita cantanti come Umberto Tozzi, Little Tony, i soprano Cecilia Gasdia e Daniela Dessì, il tenore Joseph Calleja ed Emma Marrone. Sembra «I migliori anni» (Raiuno, sabato, ore 21.20).
Quello che non va è che i bambini sono chiamati a svolgere un ruolo che non è il loro, sono esibiti in fattezze che stridono con la loro natura.
Se una piccolina canta «Casa Bianca» (ricordate Marisa Sannia?) è per un calcolo molto preciso, non certo per una sua scelta. E il calcolo è quello di offrire bambini come caricature di adulti e, nello stesso tempo, suscitare nostalgia nel pubblico non più giovane con canzoni d’epoca. Sarebbe interessante sapere come i tre giudici, Orietta Berti, il figlio di Mina e il compagno di Alessia Marcuzzi (momentaneamente sottratto all’inebriamento di Twitter) si comporterebbero con figli e nipoti. Li manderebbero a una trasmissione del genere? E poi quella inquietante presenza in studio dei genitori che si beano delle interpretazioni dei loro pargoli è quanto di più sconfortante possa offrirci la Rai (su Canale 5 c’è «Io canto», che è la stessa cosa).
È sempre un brutto spettacolo vedere i bambini riempirsi di parole d’amore di cui non conoscono il significato.
P.S. Sabato sera Tiziano Ferro, ospite di Fabio Fazio, ha cercato di parlare della sua identità di genere. Pezzo surreale, da antologia, ricordava il famoso intervento al tg in cui Ugo Zatterin dava la notizia della legge Merlin: un ampio giro di circonlocuzioni senza mai nominare l’oggetto vero della legge. Se uno vuole parlare della propria sessualità lo faccia senza imbarcarsi in giri di parole incomprensibili.
Aldo Grasso