Notizie tratte da: Niccolò de Rienzo # Nessun problema. I segreti dei portieri dei grandi alberghi # Add editore Torino 2011., 29 novembre 2011
Notizie tratte da: Niccolò de Rienzo, Nessun problema. I segreti dei portieri dei grandi alberghi, Add editore Torino 2011
Notizie tratte da: Niccolò de Rienzo, Nessun problema. I segreti dei portieri dei grandi alberghi, Add editore Torino 2011.
Titoli «È portiere d’albergo, soltanto chi come tale, è qualificato e opera all’interno di un albergo, e porta sulla giacca le chiavi d’oro incrociate. Tutte le altre figure operanti dietro un banco unico non potranno fregiarsi del titolo di “Concierge les Clefs d’Or”».
Clefs d’Or Nel 1929 il concierge Ferdinand Gillet creò una rete di collegamenti internazionali tra i portieri dei grandi alberghi costituendo l’associazione Les Clefs D’Or. Oggi, conta quattromila membri di 42 nazioni diverse. L’Italia aderì nel 1949.
Regole Piccole regole per un bravo portiere: mai mettere giù il telefono per primi; aspettare sempre che sia il cliente a dare la mano; guardare sempre negli occhi e sorridere; (p160). Negli anni Cinquanta il cliente di un albergo non poteva mettersi o togliersi il soprabito da solo e se l’ospite metteva in bocca una sigaretta lo staff faceva a gara per accenderla. (p251)
Recupero crediti Luigi Lanfranconi, portiere a Sanremo: «Quando non esisteva ancora la legge sulla privacy avevamo sviluppato un sistema interno di recupero crediti». Era una rete che copriva alberghi dalla prima alla terza categoria: se un cliente che non aveva pagato si presentava in un’altra struttura non solo veniva rifiutato ma dopo una telefonata si trovava davanti anche il creditore». (p136-137)
Fumo Remigio Paone, impresario del Maggio musicale, cominciava a fumare il 14 aprile e smetteva il 14 aprile dell’anno dopo. Un anno fumava e uno no. (p.21)
Uno Tommaso Masci, portiere all’Excelsior di Roma. Negli anni Sessanta attaccava alle 7.15 del mattino e finiva alle 21.30. «Lavoravo come un matto ma con cinque figli dovevo pensare a sette colazioni, sette pranzi, sette merende, sette cene. E quando andavamo a comprare i vestiti erano quarantadue pezzi alle volta. Ma lavorare tanto aveva degli inconvenienti come quella sera che dimenticai le chiavi e mia figlia più piccola, aprendo la porta, disse: “Mamma c’è uno”. Non mi riconosceva». (p32)
Merenda Merenda di mezzanotte di Totò all’Excelsior di Napoli l’anno prima che morisse: pane e puparuolo (pane e peperoni) ma col cazzutiello (la parte finale del peperone). (p165-167)
Banconote stirate «Quando Totò arrivava a Napoli, lo sapeva tutto il rione Sanità. Ogni volta che chiamava la madre e annunciava il suo arrivo in città l’autista, che era di lì, informava tutto il rione. Totò era uno dei pochi che nelle tasche della vestaglia aveva banconote da diecimila lire, perfette, stirate, pronte da distribuire. La mattina era una lotta per portargli il giornale» (Luigi Ricci, primo portiere dell’Excelsior di Napoli). (p165-167)
Totò Quel giorno che Totò chiese a Tommaso Langella, portiere del Grand Hotel di Firenze, un pacchetto di Mercedes [pronunciato: Mercedès]” e gli lasciò 9,600 lire di mancia: «All’epoca guadagnavo 22mila lire al mese. Era un gran signore». (p15)
Mance Giuseppe Signora, nel 1952 portiere al Continental guadagnò, con la prima della Scala, così tante mance da comprarsi un appartamento. Il portiere prima di lui si faceva lustrare le scarpe tutte le mattine dai facchini dando loro mille lire di mancia, quando lui di stipendio ne prendeva quindicimila.
Lucido Mario D’Orta come prima mansione dovette lucidare le scarpe ai piani: «All’interno ci trovavo minimo 50 centesimi e riuscivo a pulirne più trenta paia a notte». (p244)
Fortuna Francesco Brunori, clef d’Or all’Excelsior Bellevue di Sanremo: «Quando Domenico Modugno, prima di andare a cantare Addio, Addio sul palco dell’Ariston mi toccò le chiavi d’oro appuntate sulla mia giacca. Vinse e quando tornò furono baci, abbracci e una bella mancia». (p146)
Buona notte Negli anni Cinquanta, Ivano Alovisi, quando era ascensorista al Savoia di Sanremo guadagnava 36mila lire al mese. Ma spesso gli bastava augurare la buona notte ad un cliente per intascare diecimila lire di mancia.
Centomila Angelo Rizzoli solito cenare nel ristorante del Royal di Sanremo dopo le dieci di sera per pagare le centomila lire di penale al personale del hotel («tutti lo applaudivano e intascavano il denaro»). (p252)
Diritti Ivano Alovisi, portiere, prese una lauta mancia («mi ci potevo comprare una macchina») per aver trovato due posti all’Ariston, terza fila corridoio centrale, lì dove Baudo si fermava a parlare con il pubblico. Cosicché per sei sere consecutive la coppia di clienti venne inquadrata dalle telecamere Rai. (p256)
Coperta/1 Quella volta che una donnetta scappò nuda giù per le scale perché il suo cliente, un marchese, era troppo insistente. Il portiere la coprì con una coperta e, per mettere a tacere la cosa, le diede 25mila lire. Il giorno dopo il marchese saldò il conto e lasciò 20mila lire di mancia ai due portieri del Grand Hotel di Firenze di turno. (p16)
Nuda Kim Novak era solita aprire ai fattorini dell’albergo completamente nuda. (p.38)
Coperta/2 «Capitava spesso che i clienti chiedessero “la Coperta”, ma per carità, io preferivo evitare, anche perché se il direttore ti scopriva ti buttava fuori! Dicevo al cliente “se proprio non può farne a meno vada lì dietro, ce ne sono diverse di donnette, ne sceglie una e mi lascia un documento» (Tommaso Langella, portiere del Grand Hotel di Firenze). (p16)
Signorine Ornella Pagliarin Garbin, portiere: «I clienti, anche se sono donna, non si fanno scrupoli. Mi chiedono anche le signorine». (187)
Gigolò Quella che una cliente settantenne fu costretta a dormire sul divano perché un altro cliente, un giovane gigolò, si era addormentato beatamente nel suo letto dopo essere stato rifiutato dalla signora. (p188)
Cornuti. La contessa Gazzoni, quella dell’Idrolitina, una miliardaria che scendeva la mattina urlando: «Dov’è quel cornuto di mio marito» (nella hall dell Hotel Excelsior di Roma). (p.32)
Amanti All’Excelsior di Roma arrivò il marito di Shelley Winters chiedendo della moglie ma lei era con l’amante. Il portiere gli disse che era al bar per prendere tempo e avvertirla: «Non siamo qui per giudicare ma per tutelare il cliente» (Tommaso Masci, portiere). (p.36)
Pidocchi/1 Quando Tommaso Langella, portiere del Grand Hotel di Firenze, lesse sul giornale la notizia dell’omicidio-suicidio dei Casati Stampa, esclamò: «Porca puttana! Ma non potevano ammazzare la contessa S. che è una pidocchia che non le levi nemmeno dieci lire di mancia!». La marchesa Casati Stampa era solita dargli diecimila lire per ogni commissione.
Pidocchi /2 «Chi non sa entrare in una porta girevole è un pidocchio rivestito» (Tommaso Langella, portiere del Grand Hotel di Firenze). (p.25)
Geografia Con la recessione è cambiata la geografia del cliente. Prima erano americani, europei e giapponesi. Adesso russi, sudamericani, indiani e cinesi.
Russi I russi amano spendere e bere: «Ce n’era uno che girava sempre con un biglietto dell’albergo per farsi riaccompagnare quando non era in grado di pronunciare l’indirizzo. I colleghi che andavano a recuperarlo erano molto contenti perché durante il tragitto non faceva altro che infilargli biglietti da cento dollari nelle tasche» (Walter Milia). (p194)
Giapponesi I primi turisti giapponesi arrivarono a Firenze negli anni Settanta. Erano ricchi e parlavano poco. (p23)
Il 19 Quella volta che un giapponese anziché salire sull’autobus turistico per visitare Milano capitò sulla linea urbana n.19, che fermava vicino al suo hotel, e si lamentò con la portineria del servizio: «Troppe persone e un autista maleducato». (p185)
Biglietto Quando il marchese Marcello Caracciolo saliva sull’autobus urlava al bigliettaio: «Io non pago perché l’autobus è sporco». E non pagava. (p34)
Bon Ton Marcello Caracciolo, 14° duca di Laurino, 15° di San Giovanni Rotondo, 13° di Flumeri, 9° marchese di Grumo, marchese di San Marco dei Cavoti, Patrizio napoletano, cavaliere di Giustizia dell’Ordine costantiniano di San Giorgio e commendatore dell’Ordine di San Sepolcro, squattrinato, viveva stipendiato delle produzioni cinematografiche per insegnare le buone maniere alle attrici. (p.33)
Pipì Il giorno che l’Italia vinse contro la Germania 4 a 3 e i clienti dell’Excelsior, infastiditi dai festeggiamenti in via Veneto, orinavano dal balcone in testa alla gente. (p.38)
Bagno turco Dustin Hoffman pesava solo 48 chili e faceva il bagno turco: «Sono piccolo, devo mantenermi in linea. Basso sì, ma pure grosso non mi pare il caso». (p.38)
Golf A Sylvester Stallone piaceva giocare a golf nella Royal suite dell’Excelsior di Roma. Una volta ruppe il vetro con una pallina (Walter Ferrari, portiere). (p.50)
Gazebo Sylvester Stallone occupava sempre la Royal Suite dell’Excelsior di Roma, gli piaceva perché al centro di una delle stanze c’era un gazebo rialzato circondato da scalini e quando gli portavano la colazione e/o la cena vedeva le portate dall’alto e se le pregustava (Walter Ferrari, portiere). (p.50)
Luci Sylvester Stallone pretendeva che tutte le luci della sua suite fossero accese prima del suo ingresso (Walter Ferrari, portiere). (p.50)
Lezioni «Quella volta che Vittorio Gassman arrivò nella hall dell’Excelsior, con la sua boria e con il suo passo, declamando: “Mi annunci a Peppino Amato”. Allora io dissi: “Subito Signore!”. Prendo il telefono e dico: “Don Peppi’, qui abbasso c’è il Signore... come si chiama lei?” e glielo feci ripetere due volte, “tale Gassman”. Ero andato a vederlo due sere prima al Valle. Dopo l’incontro venne da me e mi disse: “Lei mi ha dato una lezione di vita”» (Tommaso Masci, portiere dell’Excelsior di Roma). (p.36-37)
Bigné Peppino Amato, produttore del primo film di De Sica e della Dolce vita di Fellini, a San Giuseppe era solito ordinare mille bigné per i seicento dipendenti dell’Excelsior di Roma per festeggiare il suo onomastico. Lui viveva lì. (p.33)
Violino Quella cliente molto distinta che voleva fare un regalo al marito per il loro anniversario e disse al concierge: «Vorrei fare l’amore con lui mentre un violinista suona dal vivo». (p.61)
Sguardi Caterina Volpato, donna, portiere a Venezia: «Il trucco sta nello sguardo. Quando arriva una coppia, bisogna guardare poco l’uomo e tanto la donna, parlare e interagire più con lei, altrimenti sembra che io stia flirtando con lui». (p151)
Strade Quel cliente che volle un autista con una Mercedes Classe S da seguire con la sua Ferrari perché non aveva voglia di pensare alle strade di Milano. (p171)
Principesse Le principesse arabe, solite arrivare con venti macchinoni, cinquanta persone al seguito, duecento bauli. I facchini impiegavano circa otto ore a scaricare i bagagli. (p172)
Pane Angelo Cipollina, portiere a Portofino: «Prova a chiedere ad una persona facoltosa quanto costa un chilo di pane o quanto prende un operaio di salario. Ti risponde: “Cinquemila euro?”. Vivono in un altro mondo». (p144-145)
Soldi. Un portiere ligure, costretto a fare in un solo giorno Roma-New York-Roma-Mosca per portare delle medicine ad una cliente dell’albergo che si era spostata, nel frattempo, a San Pietroburgo. A Mosca un tale che somigliava a un poliziotto gli rubò duemila dollari e «non c’è niente di peggio che levare soldi a un genovese». Rincorse il ladro, gli si scaraventò sopra e la polizia arrestò entrambi. I suoi contatti di portiere gli permisero di chiamare il Cremlino e di essere non solo rilasciato ma di recuperare il contante. Il giorno dopo riuscì ad arrivare a San Pietroburgo e a portare a termine la sua missione. La signora per il disturbo gli staccò un assegno da mille dollari e il portiere per ringraziarla la invitò a cena: «E feci l’errore di andare a chiedere al portiere dell’hotel dove andare a mangiare». Il conto era di 970 dollari: «A quel punto lasciai anche gli ultimi 30 dollari di mancia». (p70)
Pastiglie Leone Mauro Delvai, primo portiere del Four Seasons, dovette spedire in America a un cliente che si sposava trenta chili di mini gelati Bindi, quando ancora era una pasticceria di Milano. Per il matrimonio di una principessa invece dovette andare a Torino a comprare settantamila euro di Pastiglie Leone di cui lei andava ghiotta. Ad un cliente ebreo spedì, un 14 di agosto, decine di chili di carne Kosher in Sardegna: «Doveva fare un party sulla spiaggia». (p235)
Nozze Per il matrimonio di Vinita, figlia del magnate indiano Pramod Agarwal, una parte dell’isola di San Clemente a Venezia venne chiusa al pubblico. Con la sposa arrivarono quaranta valige, decine di mazzi di fiori, ceste di snack e cibo indiani, uno stuolo di tuttofare e un’invasione di hostess indiane («impreziosite da gioielli di Bulgari»). Ogni giorno una cena a tema internazionale, tant’è che, per la serata napoletana, fecero costruire un forno a legna e chiamarono dieci pizzaioli partenopei. Il giorno della cerimonia dopo un aperitivo sul sagrato della chiesa del XII secolo a suon di musica techno orientaleggiante, lo sposo arrivò a cavallo accompagnato dall’orchestra folkloristica belga, lungo il tragitto Mukit doveva bere la vodka ghiacciata che strani ospiti gli porgevano. Una volta giunto all’altare l’orchestra belga lasciò il posto a quella d’archi che accompagnava un duo di voci indiane. La sposa era fasciata in un abito rosso e oro. (257.269)
Rizzoli Angelo Rizzoli, figlio di un ciabattino analfabeta, costruttore del Regina Isabella di Ischia, veniva dal niente: «Lo si vedeva da come firmava, ma era di un intelligenza non comune». (Ivano Alovisi, portiere a Royal Sanremo) (p251) Alla fine degli anni Cinquanta l’isola di Ischia era il suo feudo. Aveva costruito fungaie, garage e campi da tennis, hotel: «Ho costruito il Regina Isabella con quello che ho guadagnato con il Don Camillo». (p73)
Inaugurazione Il Regina Isabella, hotel di Rizzoli ad Ischia, fu inaugurato il 19 marzo del 1956. Il primo tuffo in piscina fu di Ester Williams. Per la prima settimana c’erano solo invitati, giornalisti e scrittori. Il commendatore divise gli ospiti in due gruppi A e B: gli a non dovevano pagare niente, nemmeno i debours del portiere. (p74)
Topless Herbert von Karajan, uno dei più grandi direttori d’orchestra al mondo, quando era in vacanza ad Ischia non voleva sentire per nessun motivo musica («perché gli rovinava la giornata»), usciva in motorino («non voleva rotture di scatole, nemmeno l’autista») e aveva una moglie bellissima che creava scompiglio in spiaggia perché prendeva il sole in topless. [p75]
Piano Rubinstein non si alzava al mattino se non aveva il pianoforte in camera. (p229)
Cereali La Merriweather Post, regina della vita sociale degli anni Sessanta, collezionista d’arte, filantropa, erede di un impero (il padre era l’inventore dei cereali che si mettono nel latte al mattino) affittò un intero piano del Regina Isabella. Aveva con sé: la sarta, la dama di compagnia e una guida italiana.
Ereditiera Barbara Hutton, ereditiera americana, solita viaggiare con 103 bauli, riservando sempre un intero piano d’albergo («per ovvi motivi di spazio»). Sposata sette volte (principi, baroni, conti e Cary Grant) aveva ereditato 50 milioni di dollari. (p95)
Cavalli L’Assistente di uno sceicco chiese a Walter Milia, portiere a Parigi, di comprare delle selle per la scuderia di sua maestà (un centinaio dovevano essere di Hermès). Milia riuscì a sellare su misura tutti i quattrocento cavalli dello sceicco. (p194)
Baguette Quella volta che una cliente che ricevette un invito che presupponeva un abito abbinato con una borsa baguette e un portiere arrotolando una shopping bag con un po’ di scotch gliela fece. Al galà, nessuno si accorse dello stratagemma e lei la volle tenere perché era la borsa più carina che avesse mai visto. (p196)
Shopping/1 Un’interprete che accompagnò la moglie di un attore di Hong Kong a fare shopping a Milano tornò con gli occhi sbarrati: «Solo da Versace ha speso 140 milioni di lire». (p234)
Shopping/2 A Parigi, una cliente tedesca, che non amava andare per negozi, si faceva portare le collezioni dalle boutique di Faubourg Saint-Honoré. Per l’occasione affittava, oltre alla suite dove soggiornava, una camera enorme che le faceva da armadio. Quando partiva, per ricevere i suoi acquisti in Germania, doveva noleggiare un paio di furgoni.
Mogli Durante la Milano Moda donna nelle portinerie arrivavano camion di regali per i giornalisti: Versace, Armani, Ferré... e quando non chiamavano perché nessuno li ritirava la risposta era: «Teneteli voi». Così le mogli dei portieri, per anni, andavano in giro con capi della stagione a venire. (p236)
Macchine Negli anni Ottanta, Anna Wintour, direttrice di Vogue America, anche se era nella sua camera d’albergo a Milano, chiamava New York per farsi mandare una macchina dalla portineria del suo hotel. (p236)
Assistente André Leon Talley, assistente negli anni Ottanta di Anne Wintour, direttrice di Vogue America, era «un nero, enorme e simpaticissimo. Adorato da tutti i portieri. Arrivava sempre con una valigia da mandare in tintoria “perché le tintorie di Milano sono il Top”». (Mauro Delvai, portiere) (p236)
Punture Quel principe saudita che, negli anni Ottanta, riusciva a spendere seicentomila lire per una cena di cinque persone senza bere. Al principe facevano punture per dormire, punture per alzarsi e punture per essere potente («una volta pagò duecentomila franchi una ragazza russa per stare con lui dieci giorni»). (p237)
Film Al-Walid Bin Talal, tra i venti uomini più ricchi al mondo, viaggia su un airbus 380 privato a due piani da 230 milioni di euro. In viaggio di nozze a Milano prenotò la sala cinema del suo hotel per una settimana nel caso in cui gli fosse venuta voglia di vedere un film. (p238)
Assurdità Tra le domande più curiose dei clienti a Venezia: «Oddio, come facciamo quando c’è l’acqua alta?»; «La temperatura di Venezia è la stessa che c’è a Murano? Sono sullo stesso livello del mare?»; «Vorremmo una carrozza per andare in Piazza San Marco. Con i cavalli». (p154-155)
Pasqua Ad un meeting della Fiat, nei primi anni Novanta, il Professor Branca della Fondazione Cini di Venezia chiese a Pino Buso, ex Clef d’Or, manager e uomo di fiducia di Agnelli, quando sarebbe caduta la Pasqua nel 2000. Dopo una breve telefonata rispose: «Il 24 aprile». Pochi istanti dopo uno dopo l’altro tutti gli ospiti dell’avvocato Agnelli uscirono dalla sala riunioni per sapere chi fosse la fonte. Chi azzardò l’Fbi, chi la Cia o ancora Washington. L’avvocato si gustava la scena sorridendo. Alla fine Buso si decise: «Ho chiamato il Vaticano, mi sono fatto passare l’ufficio gregoriano e una suora mi ha detto di attendere per poi comunicarmi la data corretta». (p109-110)
Taxi Tra i compiti affidati a Stelvio Lodi, tassista di fiducia di Fausto Allegri, portiere dello Splendido di Portofino: portare a spasso Bill Gates per una settimana («non voleva la limousine»); cercare un Pinocchio per un cliente («ne trovò uno di due metri a Milano»); andare a Milano per comprare un giallo (da 150 lire) nella libreria preferita del conte Cacciaguerra; portare il cane di un cliente («ne sentiva la mancanza») da Milano a Portofino («due ore di macchina senza aprire un finestrino restando il più fermo possibile perché terrorizzato dal cane. Era un doberman»).
Cani La contessa italiana che al suo arrivo in hotel voleva trovare in camera una ciotola, rigorosamente in alluminio, con il nome del suo cagnolino inciso in un particolare carattere corsivo.
Panama David Glimour, chitarrista dei Pink Floyd, girava scalzo nella hall dello Splendido di Portofino con il panama in testa. Non aveva bodyguard e se ne stava con i figli. (p210)
Indiana Jones In vacanza a Capri Harrison Ford passava le sue giornate a pescare con la moglie. (p222)
Pesce Re Farouk, solito affittare un intero piano del Royal di Sanremo, aveva fatto comprare dalla direzione un carrello refrigerato e umidificato per i suoi sigari. Arrivava con una scorta di champagne fatta apposta per lui e ne offriva una bottiglia a tutti i pescatori di Sanremo che gli portavano un pesce fuori dal comune (oltre ad una lauta ricompensa in denaro). Il re mangiava solo al Pesce d’Oro.
Il pranzo di Natale «A novembre io e il barman Mario Lotti ci accorgemmo che eravamo tutti e due di turno per le festività. Decidemmo di prepararci un luculliano pranzo natalizio. Così per quasi due mesi raccontavamo ai clienti la nostra idea nell’intento di farci regalare qualcosa per la tavola. Mettemmo assieme un pranzo da due milioni e mezzo di lire a testa: formaggio Stilton accompagnato a un Taylor del ’66, bottiglie vintage con le ostriche che arrivavano in plateau con il corriere etc. Finimmo alle sei con un Hoyo de Monterrey, un sigaro che non finiva più. [...] Alla sera l’hotel offriva la cena ai dipendenti. Noi ci allontanammo dicendo che avevamo un bruciore di stomaco e che ci saremo fatti fare un brodino in cucina». (Giorgio Chiesa, portiere). (p54)
Umido Il 4 novembre 1966 Firenze fu invasa dall’acqua ma il senso dell’umorismo toscano fece comparire fuori dalle trattorie cartelli come «Oggi specialità in umido» e sulle vetrine dei negozi divelti «Ribassi incredibili, prezzi sott’acqua», «Vendiamo stoffe irrestringibili, già bagnate». (p21)
Rose Quella volta che Günther Sachs, ex marito della Bardot, adocchiò una bella signora nella piscina dello Splendido di Portofino e fece piovere nell’acqua cinquemila rose rosse mentre le diceva «I love you». (p128)
Duran Duran Quando i Duran Duran parteciparono al Festival di Sanremo le ragazzine si piazzarono davanti alla Hall del Royal. Alcune sgattaiolavano fino al quinto piano. Le mamme imploravano i portieri: «Veniamo dalla Sicilia... ci faccia entrare». Tutti volevano autografi, allora Renato Penasso, primo portiere, iniziò a fare dediche e autografi su cartoline e poster: «Neanche uno era autentico e mi davano anche la mancia! Quando i Duran Duran lasciarono Sanremo nel giardino del Royal non c’erano più neanche le rose che hanno le spine». (p176)
Simone Quando vennero i Duran Duran al Royal di Sanremo, un bambino di nome Simone, che aveva una camera con giardino al piano terra, faceva passare i fan dalla finestra facendosi pagare il padeggio. (p176)
Capri Tra i clienti dei Bagni di Tiberio a Capri: Giovani Leone, Sandro Pertini, Giorigo Napolitano, Farouk d’Egitto, Dado Ruspoli, Crespi, Gazzoni, Kirk Douglas, Robert Mitchum, Harrison Ford, Mariah Carey, Lucio Dalla, Zucchero, Sting, Vasco rossi, Aerosmith, Pavarotti, Laura Pausini, Simple Minds. I cantanti andavano per lo studio di registrazione di Tuoro. (p222-224)
Presidenti Eduardo Esposito, conosciuto come il portiere dei presidenti a cominciare da Leone («Di Leone se ne sono dette tante, però aveva un cuore così: quando veniva la gente che voleva parlargli, lo chiamavo e lui scendeva. Metteva la mano in tasca e dava soldi») per finire con Napolitano («un habitué dei Bagni di Tiberio a Capri. Ho incontrato la madre, il padre, il fratello e la sorella che sposò un ufficiale americano e se ne andò in America»). (p222)
Braccetto Giorgio Chiesa, portiere (o direttore da verificare) all’Excelsior era solito passeggiare a braccetto con il presidente Francesco Cossiga o altri clienti importanti per metterli a loro agio e servirli meglio. (p.52)
Improvvisazione A Capri, Mariah Carey si rilassava così tanto che alle volte si metteva a cantare, improvvisando, con il pianista dei Bagni di Tiberio. (p223)
Scala «Se qualcuno mi chiede se vale la pena prendere i biglietti per la Scala io rispondo sempre: “I posti migliori costano duecento euro. Il prezzo di un pullover o di una bella camicia, che però passano. Due ore alla Scala, invece fra vent’anni si ricorderanno ancora» (Mario Gambron, Grand Hotel Duomo, Milano) (p 116)
Duomo Il Grand Hotel Duomo di Milano è stato per molti anni l’albergo della Scala. Ci andavano Pavarotti, Domingo, Carreras (che viveva addirittura lì). (p 116)
Ring Durante il Festival di Sanremo, Caterina Caselli motiva i suoi cantanti come pugili a bordo ring. (p176)
Chiavi Luigi Lanfranconi, portiere a Sanremo: «Prima della televisione, il mattino, mandavamo nelle camere più di cento quotidiani. Consegnavamo la posta su vassoi d’argento. C’era un contatto continuo con il cliente. Prima c’erano le chiavi, il cliente era obbligato a passare dal banco, oggi con le schede non si comunica quasi più». (p135-136)
Stupido Un cliente, che convinto che qualcuno della portineria avesse perso la sua chiave aveva gridato nella hall «non sono mica cretino», la ritrovò poi in camera sua e per i giorni successivi, tutte le volte che scendeva, guardava il portiere e ripeteva: «Yes, I am stupid». (p180)
Duello Il conte Crespi, precursore della Dolce Vita, organizzava a Capri la rassegna Mare Moda. A Roma organizzava i “Venerdì della contessa”, party lussuosi criticati ferocemente dalla sinistra. Il giornalista de L’Unità Maurizio Ferrara, fu sfidato a duello dal conte perché offeso dai suoi articoli velenosi. (p224)
Arresti Ornella Pagliarin Garbin, portiere: «Quella volta che vennero i carabinieri per arrestare un cliente abituale sono salita con loro. Ho bussato io e ho avvisato il cliente: “Mi dispiace ma devo darle una brutta notizia, ci sono i carabinieri e la vogliono arrestare, ha cercato di avvisarla ma non ho potuto...”. Venne poi scagionato da ogni accusa». (p189)
Colombo La sera che scoppiò la bomba carta in via Veneto Peter Falk scese nella hall dell’Excelsior per chiedere cosa fosse successo e poi, impersonando il tenente Colombo, disse ridendo: «Tranquilli vado io» (Walter Ferrari, portiere). (p.46)
Buscetta Il figlio di Buscetta voleva acquistare il Francia Europa di Milano e tempestava Mauro Delvai, portiere, di telefonate per acquistarlo. Poi scomparve, forse sciolto nell’acido durante la guerra di mafia a Palermo. (p233)
Cocaina Valerio Viccei, terrorista degli anni Ottanta, bombarolo e enfant prodige della criminalità, sulla rapina al Safe Deposit Center di Londra: «In quelle cassette di sicurezza c’era un gran tesoro, riempimmo cinque sacchi di denaro, gioielli, oro e persino cocaina. Knightsbridge è stata fondamentalmente una sfida all’impossibile, alla spocchia britannica, alla loro sciumera, al fatto che, sotto sotto, disprezzano tutto e tutti, e che il Safe Deposit Center era considerato inattaccabile. Non era questione di soldi, poiché con la mia tecnica di rapine ne avrei potute compiere decine al mese senza farmi prendere mai. Semplicemente volevo vedere dove arrivava la mia intelligenza. Ci vollero quattro giorni per contare i soldi. Io da solo portai a fondere 70 chili d’oro» [da un’intervista all’Oggi]. Bottino accertato: 140 miliardi di lire. (p56-59)
Inventari Viccei era diventato l’amante della donna del direttore del Safe Deposit Center per carpire le informazioni. Poi con una gang tutt’inglese, solo lui italiano, mise fuori dalla banca un cartello con su scritto: «Chiuso per inventario». E sotto, nei caveau, a fare l’inventario ci pensava lui. Fu preso solo perché si ferì ad un dito, il guanto in lattice si ruppe e lasciò un’impronta digitale. (p56-59)
Gangster All’Excelsior di Napoli oltre alla Cardinale e a Squitieri erano di casa camorristi come i Navarro, mafiosi come i Gambino, Lucky Luciano («che trascorse gli ultimi anni della sua vita a Napoli»). (p165-167)
Manovali Ivano Alovisi, portiere al Royal di Sanremo: «All’epoca della lottizzazione edilizia tra i nostri clienti c’era un giovane Bernardo Provenzano, non ancora latitante. Un giorno arrivarono tre macchine: una Testarossa, una Lamborghini e una Porsche 959. I conducenti chiesero tre camere. Mentre registravo i documenti, scoprii che uno era muratore, l’altro manovale e l’altro ancora operaio».
Operai Un imprenditore pavesino, habitué del Royal di Sanremo, dopo qualche anno iniziò a giocare al casino finché non perse tutto, anche il suo stabilimento. I suoi operai, autotassandosi, rilevarono tutto e lo riassunsero come dipendente.
Giocatore La sera che il Signor G. vinse un miliardo e duecento milioni al casino di Sanremo la dirigenza gli offrì la suite al Royal (la stessa della prima notte di nozze del principe Ranieri e Grace Kelly) e mandò una macchina a prendere la famiglia nel milanese. Il giorno dopo perse tutto. La dirigenza lo aveva trattenuto perché tornasse a giocare. (p254)
Conseguenze Quella volta che l’avvocato Agnelli disse a un altissimo dirigente della Juventus: «Usa i miei soldi come fossero tuoi e rispondine di conseguenza». (p.52)
Villa Cairoli Villa Cairoli, piccolo hotel di lusso di Agnelli, a ridosso del fiume Po, aveva vista sulla collina, stucchi nelle sale da pranzo, quadri del Seicento della scuola di Mario dei Fiori, 16 camere doppie con bagno (alcune con la sitting room). La n.24 era la preferita dell’avvocato Agnelli («aveva una finestra a mezzaluna e dal letto si vedeva la collina»). La sala da pranzo aveva pavimenti importati da un castello del Cinquecento francese (arrivarono a Torino nell’Ottocento), nella stanza dell’aperitivo c’erano quattro colonne come quelle del Pantheon, la sala riunioni era fatta a mezzaluna e sul soffitto un cielo celeste con stelle in oro. L’hotel chiuse con la crisi finanziaria della Fiat. L’avvocato: «Ne abbiamo viste tante. Passerà anche questa». (p108)
Cavaliere Renato Penasso, portiere del Royal di Sanremo in pensione, ha lavorato così tanto da essere stato nominato Cavaliere del Lavoro. Il comunicato era del ministro Maroni.
Lavoro Per alcuni soggiornare al Royal non era una vacanza ma un lavoro, un investimento. Un gioielliere di Milano: «Noi facciamo dei sacrifici enormi per venire qui durante le feste di Natale ma dobbiamo farci vedere in questi ambienti». (p252)
Parole crociate Il conte Sisini, inventore della Settimana enigmistica, passava le sue giornate nel giardino del Royal di Sanremo a costruire le sue parole crociate che poi inviava per espresso a Milano. (p179)
Pensione Fausto Allegri, clef d’Or dello Splendido di Portofino, in pensione: «Mi manca tutto. Da quando ho finito il telefono non squilla più. Prima ero qualcuno, oggi no. Di proposito non rispondo agli inviti dei miei ex clienti. Per me è come un grande amore. Quando finisce non si può rivivere».
Oro Le nuove Chiavi d’Oro presentate nel 2001 sono state create dalla gioielleria Bucherer.
Concierge Tra i concierge italiani che hanno ottenuto le Clefs d’Or: Luciano Langella, Silvano Rigoni, Tommaso Masci, Walter Ferrari, Giorgio Chiesa, Vittorio Ragona, Giampaolo Dal Pos, Pino Buso, Mario Gambron, Fausto Allegri, Lanfranconi, Angelo Cipollina, Francesco Brumori, Caterina Volpato, Vittorio Talvacchia, Pierluigi Santini, Luigi Ricci, Mario Picozzi, Renato Penasso, Michele Paonessa, Ornella Pagliarin Garbin, Walter Milia, Riccardo Merluzzi, Mario Eroico, Luca Chiesa, Franco Galano, Luciano Francescon, Eduardo Esposito, Paolo Di Vicri, Mauro Delvai, Mario D’Orta, Lorenzo Caldiron, Ivano Alovisi, Alessandro Heinrich.
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Four Seasons All’apertura, il Four Seasons di Milano, contava 98 camere e un personale di 150 ragazzi [era il 1993, ndr].
Casa Il marchese Nunziante, socio importante della Fiat, negli anni Sessanta viveva all’Excelsior di Roma. (p.33)
Russia Luigi Tortorella, uno dei più famosi portieri di Venezia, salvò uno spettacolo di Eduardo De Filippo che si era perso tutti i costumi di scena. Lui li ritrovò in Russia e li fece tornare in tempo per la prima. Alla stazione avevano attaccato le due carrozze ad treno merci diretto in Urss. (p228)
Greggio Mel Brooks, habitué dell’Excelsior di Venezia, era amico di Ezio Greggio. Quando arrivava in hotel chiedeva al portiere: «Telefona a Greggio e digli di venire qui». (p219)
Ospiti Tra gli ospiti del Regina Isabella ad Ischia: John Wayne, Victor Maure, Vittorio Maturi, Elizabeth Taylor, Richard Burton, Herbert von Karajan. (74)
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Clooney Quella volta che George Clooney apparve a Portofino con la sua banda di amici motociclisti e invitò Angelo Cipollina, il portiere dell’albergo, a cena con loro. Mangiarono pesto alla genovese, grigliata di pesce con un buon bianco. (p144-145)
Gradimento Denzel Washington costretto a lasciare con il suo yacht la baia di Portofino perché non era «un ospite gradito». La sera faceva un gran baccano dando feste con musica a tutto volume oltre la mezzanotte. (p129)