Alfredo Faieta, il Fatto Quotidiano 29/11/2011, 29 novembre 2011
CHI SE LA CAVA CON LA RESIDENZA ALL’ESTERO
Stefano Gabbana proprio non ce l’ha fatta a trattenere il suo grido di “dolore”, e su Twitter qualche giorno fa ha scritto che “sarebbe meglio andarsene”, sottinteso dall’Italia, perché la Cassazione aveva annullato il proscioglimento del Gup per frode fiscale sua e di Domenico Dolce, e il procedimento andrà istruito di nuovo. Una sparata pesante proprio mentre il direttore d’orchestra Riccardo Muti notava, in un misto di amarezza e malignità, che “molti colleghi, direttori, registi e cantanti, non hanno la residenza in Italia” per motivi fiscali ma poi polemizzano contro la classe politica interna. Lui al contrario la residenza l’aveva mantenuta in Italia e avrebbe pagato le tasse – notava – anche sul “Premio Borsellino, eroe italiano”.
Ma a chi si riferiva Muti nel suo accenno ai colleghi? Ah, saperlo… verrebbe da dire nei panni dell’Agenzia delle Entrate, a caccia perenne di grandi evasori. Purtroppo sembra che anche la lista Falciani, che contiene il nome di 7000 italiani benestanti con conti cifrati in Svizzera non possa essere utilizzata, sia dalla giustizia penale sia da quella tributaria, in quanto non deriva da una attività lecita di accertamento.
La battaglia all’evasione è lunga e complessa, e le certezze sono poche, tranne la spiccata propensione degli italiani con un alto reddito a mandare all’estero il portafoglio. Restando nel giro dei teatri della lirica tanto cari a Muti, come dimenticare il caso di Luciano Pavarotti, che aveva spostato fittiziamente la residenza a Montecarlo, dove le persone fisiche non pagano tasse, e fu scoperto perché denunciava di abitare con la sua famiglia allargata in un appartamento di 100 metri quadri scarsi, lui che a Modena aveva bisogno di una villa faraonica. Pagò, per fare pace col fisco, 25 miliardi di vecchie lire. Ma l’aria del Principato fa probabilmente bene alle corde vocali delle ugole d’oro, perché anche Katia Ricciarelli, Renato Bruson, Cecilia Gasdia e anche Andrea Bocelli avevano spostato lì la loro residenza insieme ad altri 7000 italiani quasi (eravamo la prima etnia), decidendo poi di tornare indietro dopo accertamenti da centinaia di milioni di lire. A Monaco risiedevano – si fa per dire – anche l’altro direttore d’orchestra Salvatore Accardo, Ennio Morricone, Riccardo Cocciante, Umberto Tozzi, Maria Grazia Cucinotta, Ornella Muti, i centauri Max Biagi, Loris Capirossi, il ciclista Cipollini. Quasi tutti hanno scelto di transare col fisco e mettere tutto a tacere. Tra coloro in grado di far valere le proprie ragioni c’è invece il porno attore con redditi a sei zeri Rocco Tano – in arte Siffredi – che da anni è residente in Ungheria (lì le royalties sui diritti di sfruttamento di prestazioni artistiche sono scarsamente tassati) e che ha recentemente vinto in commissione tributaria contro l’Agenzia che gli contestava la residenza fittizia. Non è ancora detta l’ultima parola, ma Siffredi ha segnato un punto a suo vantaggio.
Londra è un’altra meta di prestigio, come ben sa Valentino Rossi che aveva trasferito (fittiziamente) lì la residenza facendo poi ritorno a casa dopo aver pagato 40 milioni di euro. A Londra dimora invece Flavio Briatore, più di un guaio con le tasse, che in una telefonata intercettata con Luigi Bisignani si lamentava proprio dell’Agenzia che “rompe il c… tutti”. Sergio Marchionne e la sua residenza in svizzera a Zug sono stati oggetto anche di una puntata di Report, in quanto nel piccolo cantone vicino Zurigo le tasse sono proprio basse, e lui pagherebbe circa la metà di quanto dovuto in Italia, ovvero il 43% nel suo caso. Ma di prendere residenza in Italia non ci pensa proprio, almeno al momento. Carlo De Benedetti, al contrario, per evitare lunghe e dolorose polemiche sulla sua residenza a Sankt Motitz, l’ha spostata a Dogliani in provincia di Cuneo.