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 2011  novembre 29 Martedì calendario

Emmanuel Milingo e Maria Sung New York, 27 maggio 2001, domenica Lo stregone di Dio oggi ha gettato alle ortiche il suo abito da arcivescovo e si è messo in smoking

Emmanuel Milingo e Maria Sung New York, 27 maggio 2001, domenica Lo stregone di Dio oggi ha gettato alle ortiche il suo abito da arcivescovo e si è messo in smoking. […] di mattina poi, con lo sparato e il papillon bianco, bianchi anche i guanti, bianchissimo il sorriso emozionato. Allora è vero: Milingo si sposa. E si sposa secondo il rituale del reverendo Moon, che celebra solo matrimoni collettivi, nozze di massa per migliaia di coppie negli hangar, negli stadi, nei campi sportivi. Oggi però, domenica, […] le coppie sono soltanto sessanta, tutte di qualità. […] «È Dio che me lo ha chiesto», mormora l’esorcista più famoso del mondo, e sembra credere in quello che dice. Su di lui - questione di ore - pende la sospensione a divinis e molto probabilmente anche la scomunica latae sententiae, per apostasia. Gli sorride docile, in abito bianco tradizionale tipo meringa, Maria Sung, la moglie che il reverendo Moon gli ha assegnato. È così nei matrimoni della setta: gli sposi si conoscono all’ultimo momento […]. Milingo per la verità ha avuto un trattamento di favore: Maria Sung l’aveva già conosciuta, ma poi l’ha persa di vista. L’ha rincontrata giovedì scorso, tre giorni fa. Nelle stesse ore aveva visionato altre tre candidate: due erano giapponesi, più giovani e più attraenti di Maria Sung. Gliele aveva mandate in albergo il gran capo della setta, ma l’arcivescovo Milingo si è imbarazzato, confuso, e non ha saputo decidersi. Ha chiesto a Moon di farlo per lui. Così è arrivata Maria, sudcoreana agopunturista di 43 anni, rotondetta, soave, un breve matrimonio con un elettricista napoletano alle spalle, anche lui seguace di Moon. E Milingo ha sciolto la riserva: questa va benissimo. Racconta sua eccellenza: «Le ho domandato se non ero troppo vecchio per lei. Fra un paio di settimane compio 71 anni, e non voglio diventare un peso. Maria mi ha accettato per come sono. […]». Milingo e Maria si erano incontrati una prima volta a Roma, dove lei operava come missionaria della Chiesa di Moon e come agopunturista. Lo aveva curato aiutandolo a vincere una contrattura muscolare molto dolorosa […]. Lo cura, lo trafigge di aghi e forse se ne innamora: «Sognai di sposarlo, anche perché mi accorsi che pure lui, giorno dopo giorno, si era affezionato a me». […] Ieri notte, per l’emozione, Maria non ha chiuso occhio: «Per tre anni ho intensamente pregato per trovare un marito che mi facesse anche da padre, e Milingo è l’uomo ideale, perché è avanti con gli anni». Ed eccoci al momento delle nozze, […]. È mezzogiorno: salone da ballo Trianon dell’hotel Hilton, sulla Sixth Avenue. Musica di sottofondo indefinibile, vischiosa, un po’ da chiesa, un po’ da aeroporto. Boiserie troppo lucida, moquette arabescata, enormi lampadari di cristallo, centoventi seggioline allineate di fronte a un palco rialzato. Si alternano […] brevi preghiere e discorsi sul «vero amore», sui «veri genitori» […], sull’importanza della famiglia, sul motto preferito di Moon, secondo cui «Dio ha sbagliato solo in una cosa: nel non aver preso moglie». In prima fila c’è Milingo, seduto accanto a Maria, strizzata in un abito di pizzo da bambola di paese dalle molte sottogonne, scollatura generosa, velo corto di tulle trattenuto da una coroncina di strass tipo Barbie, orecchini pendenti, guanti di lezioso merletto. Al suo fianco c’è una sorta di assistente: una specie di ancella, che l’accudisce, le sistema i capelli cotonati di fresco, le aggiusta lo strascico […]. […] Non si celebra solo un matrimonio fra persone, ma anche e soprattutto un matrimonio fra Chiese diverse: gli uomini sono quasi tutti ministri di Dio, pastori di confessioni differenti, musulmani, ebrei, buddisti, cristiani. […] Uno sposo ha la tonaca da monaco tibetano, uno è in costume da pellerossa, un altro è vestito da maharajah, con il turbante, ma la maggior parte sono come Milingo, sembrano in divisa: smoking nero e guanti bianchi, a significare purezza, e all’occhiello un garofano scarlatto, colore della passione. Le spose, prevalentemente asiatiche, vestono tutte all’occidentale, in abito bianco, con il velo. Una di loro è seduta accanto a una sedia vuota su cui, invece del marito in carne e ossa, c’è una fotografia: un matrimonio postumo, alla memoria. Chinano tutti il capo, […] mentre dal palco l’anziano reverendo Moon e la sua augusta consorte, seduti su due troni d’oro e anche loro guantati di bianco, li benedicono e li spruzzano di acqua santa. Ogni coppia si scambia un calice di vino consacrato e poi gli anelli: quello di Milingo, in oro massiccio con grande pietra incastonata, è speciale, un dono di Moon in persona. In centoventi, con un sonoro sì polifonico, rispondono agli indecifrabili voti matrimoniali pronunciati in lingua coreana. Anche Milingo, come tutti gli altri, alza le mani al cielo urlando il benaugurante Mon sie, cioè gloria eterna, ai «veri genitori» ossia all’astuto reverendo e alla sua signora, che si professano i nuovi Adamo ed Eva, capostipiti di un’umanità senza peccato […]. E ancora: Mon zei mon zei! gridano in coro i presenti: diecimila anni di vita. Gli altoparlanti diffondono le note dell’Alleluja di Haendel, il rito volge alla fine, ed è questo il momento in cui l’impacciato arcivescovo Milingo, […] stringe a sé la sua morbida sposa sfiorandola finalmente con un bacio. Ma quaranta giorni, non uno di meno, dovranno trascorrere in totale astinenza sessuale e in casta preghiera prima che i neo coniugi possano consumare il matrimonio, secondo i precetti del reverendo Moon. […] Nega - cos’altro può fare? - di essere stato plagiato, condizionato, costretto; ha deciso tutto da solo; […] non gli è neppure stato chiesto di abbandonare la religione cattolica cui resta, come a papa Giovanni Paolo II, profondamente legato, sostiene. […] Il suo gesto è accolto con perplessità, sconcerto, stupore; un annuncio folcloristico; fino all’ultimo momento si è pensato a una burla. […] È un grande personaggio pop prima di essere un porporato. Uno showman dalla provocazione sempre in agguato. […] Il messaggio di Lucio Dalla, produttore dei suoi dischi: «A una persona che si sposa si fanno gli auguri. E sono quelli che io mando a monsignor Milingo». Stop, non una parola di più. […] Padre Gabriele Amorth, collega esorcista, amico ed estimatore, non ha dubbi: «Milingo è stato completamente plagiato, non è più in grado di intendere e di volere. La setta gli dava una caccia spietata da due anni: gli hanno fatto il lavaggio del cervello. Lo hanno preso in un momento di scoraggiamento, un momento di depressione profonda. Però mi chiedo: com’è possibile che proprio lui, col suo carisma, sia caduto in una simile trappola?».