Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 29 Martedì calendario

A LONDRA INVESTIMENTI ANTI-CRISI

Per attutire il botto di un deficit che cala molto meno del previsto, dalla valigetta del cancelliere dello Scacchiere George Osborne esce un coniglio da 50 miliardi di dollari sotto forma di infrastrutture e crediti alle piccole e medie imprese. Solo oggi il responsabile del Tesoro rivelerà con precisione i numeri di finanze pubbliche messe molto peggio del previsto, tanto da far credere che il disavanzo strutturale non sarà colmato nel 2014-2015, ma forse nel 2016-2017. Due anni oltre il previsto, dunque, a causa anche di una crescita molto lontana dai target immaginati. Fermo nel voler ribadire il piano di tagli programmati nonostante la disoccupazione stia risalendo vertici sconosciuti da decenni, George Osborne oggi, nel tradizionale Discorso d’autunno sull’economia del Paese, metterà l’accento sulle politiche di sviluppo. E lo farà con un paso doble piuttosto creativo.

La prima mossa ha un valore di 30 miliardi di sterline e consiste nel rilancio di progetti infrastrutturali. Ma poco, non più di 5 miliardi, uscirà dai bilanci pubblici. Almeno da quelli inglesi. Al resto, fra gli altri, ci penseranno anche i cinesi, se Lou Jiwei presidente di China investment corporation, ovvero alla testa di un fondo sovrano dal 410 miliardi di dollari, farà quanto ha scritto sul Financial Times. «È una soluzione buona per tutti», ha sostenuto, precisando che investimenti di lungo periodo in progetti infrastrutturali in Europa sono utili a Pechino perché garantiscono ritorni stabili e protratti nel tempo. Sarebbero disposti a cominciare subito da Londra, per allargarsi presto anche nei depressi meandri dell’Eurozona.

La disponibilità cinese è solo una tessera dell’ articolato piano che, secondo il Tesoro di sua maestà, dovrà coinvolgere i fondi pensione britannici ugualmente interessati a ritorni garantiti sul periodo medio-lungo. L’idea è venuta al cancelliere e al suo vice, il liberaldemocratico Danny Alexander, che ha ammesso di essersene convinto dopo aver visto il libro degli investitori impegnati nella nuova pista dell’aeroporto di Birmingham. «Ci sono fondi pensione degli insegnanti canadesi e dei minatori australiani. Perché non possono investire i gestori della previdenza privata britannica?». Contattati avrebbero dato la loro disponibilità e confermato il loro interesse. Cosa fatta? Non ancora, secondo i maggiori think tank che ritengono l’idea «un’aspirazione» più che una realtà, nonostante tutti gli esponenti del Governo stiano insistendo sulla bontà del pacchetto che sarà offerto ai fondi pensione. Intanto i progetti sono già stati identificati: una linea ferroviaria attraverso i monti Pennini, una metropolitana nell’area di Newcastle, estensioni delle autostrade nel Sudest del Paese.

La crescita, per scongiurare una recessione che per l’Ocse bussa anche alle porte britanniche, dovrà passare anche da un altro, angusto pertugio. È l’altra mossa del piano del cancelliere George Osborne e ha nel mirino lo sviluppo delle Pmi, realtà fragile in Gran Bretagna, lontana dai numeri italiani e tedeschi. L’idea è smuovere le banche nonostante stiano tenendo fede agli impegni presi con il governo (i target del Project Merlin che vincola gli istituti a una tabella di marcia rigida nella concessione delle linee di credito, sono infatti, per ora, raggiunti). Gli obiettivi sono centrati, ma il denaro continua a non filtrare e le imprese più piccole sono soffocate. Per questo, oggi, George Osborne, confermerà un piano di garanzie statali di 20 miliardi di sterline a sostegno dei crediti per le Pmi. Significa che le banche forti della mano pubblica potranno concedere tassi più agevolati. Il progetto è articolato e i dettagli ancora non sono noti. Si sa però che riguarderà le imprese con un fatturato inferiore a 50 milioni di sterline e permetterà di concedere finanziamenti inferiori del 20% rispetto alle condizioni di mercato. Un’agevolazione che può scattare subito, secondo il Governo già nel gennaio 2012.