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 2011  novembre 29 Martedì calendario

FONDAZIONE MPS STUDIA UN PATTO CON I GRANDI SOCI

Per la Fondazione Monte dei Paschi sono ore cruciali e, per certi aspetti, drammatiche. Mentre, da una parte, la struttura guidata dal direttore generale Claudio Pieri sta trattando la ridefinizione delle garanzie e dei tempi per il rimborso del debito di 600 milioni (oggi ridotto a 524 milioni) contratto quest’anno con un pool di 11 istituti di credito per sostenere l’ultimo aumento di capitale di Banca Mps, e sta negoziando le nuove condizioni del prestito Fresh 2008 di Montepaschi (un bond "perpetuo", che non viene rimborsato), sottoscritto per 490 milioni attraverso Mediobanca e Credit Suisse,sul quale oggi c’è una minusvalenza di 365 milioni; dall’altra il presidente della Fondazione, Gabriello Mancini, è alle prese con una questione di assoluta rilevanza politica in sede locale: e cioè come ridisegnare l’assetto di controllo del gruppo di Rocca Salimbeni.

La "linea del Piave" senese («mantenere almeno il 50,1% dei diritti di voto in assemblea straordinaria»), più volte ribadita dallo stesso Mancini e dalle istituzioni locali, non sembra più sostenibile. Alla luce degli attuali corsi di Borsa del titolo Mps (che ieri ha chiuso in rialzo del 2,27% a quota 0,2438 euro, con una capitalizzazione di 3 miliardi) la Fondazione copre 1,1 miliardi di esposizione complessiva con 1,5 miliardi che è il valore delle azioni Mps possedute e in larga parte già date in garanzia. Con il trigger a 0,23 euro, cioè la quotazione del titolo al di sotto della quale scatta l’obbligo di reintegro delle azioni date in garanzia, nel 2008 la Fondazione si è messa al collo la corda che oggi il mercato sta stringendo. Per questo, oltrea rinegoziare i parametri con il sistema, Siena ha aperto un tavolo riservato con i principali azionisti di Montepaschi.

La soluzione del prossimo assetto di controllo del terzo polo bancario del Paese uscirà dal triangolo Fondazione-Axa-Caltagirone. Quello che oggi è un rapporto positivo e cordiale tra soci forti potrebbe trasformarsi in alleanza per non perdere il controllo della banca presieduta da Giuseppe Mussari. Il gruppo assicurativo francese e l’imprenditore romano, ciascuno con una quota di poco inferiore al 5% di Montepaschi, sono i principali candidati a incrementare il loro impegno finanziario dentro Rocca Salimbeni.

In questo caso, la Fondazione arretrerebbe la propria "linea del Piave" al 33%, ultimo baluardo per cercare di mantenere un’influenza forte sulla vita della banca, almeno in assemblea straordinaria. Sia Caltagirone che Axa hanno mezzi e ambizione adeguati. Axa ha in piedi anche una fortunata joint bancassicurativa con Mps e dispone di un intreccio azionario (5% reciproco) con Bnp Paribas, il colosso francese del credito che in Italia controlla la Bnl, vecchio obiettivo industriale di Montepaschi, quando Mussari era al vertice della Fondazione di Siena, operazione stoppata dall’allora governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, contrario a dare troppo potere all’Ente di Palazzo Sansedoni.

A questo scenario, accattivante ma non semplice da concretizzare (la Fondazione Mps è disponibile a barattare la sua quota in Mps con azioni Bnp Pribas?), si contrappone l’ipotesi della discesa in campo di un fondo d’investimento che potrebbe stabilizzare gli equilibri dentro Banca Mps per un certo numero di anni (almeno sette). Infine, c’è la voce ricorrente di un’integrazione con Intesa Sanpaolo: prospettiva che trova terreno solido nelle ottime relazioni tra i vertici e i maggiori azionisti del gruppo milanese e l’accoppiata Mancini-Mussari; ma che poggia sulla sabbia di una sovrapposizione industriale che costringerebbe il nuovo polo a una razionalizzazione "lacrime e sangue".

Il pallino in questo momento non è tutto in mano senese. Le banche creditrici, contratti alla mano, potrebbe iniziare a incassare le azioni Montepaschi messe a garanzia dei prestiti e del Fresh. È per evitare questo passaggio (doloroso e umiliante per Siena, destabilizzante per il sistema), che il confronto è aperto da alcuni giorni. In attesa del verdetto Eba, l’autorità bancaria europea che deve dare i nuovi parametri patrimoniali di riferimento: il Monte spera di ridurre e forse azzerare l’indicazione di un ulteriore cuscino finanziario di 3 miliardi. In caso contrario, il riassetto azionario diventerà una certezza. E per la Fondazione Mps sarà notte fonda.