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 2011  novembre 29 Martedì calendario

I DUE FRATELLI SICILIANI MORTI ASSIEME D’INFARTO AL PRANZO DELLA FESTA

La fraternità, presa in senso etimologico, non prevede certo una totale solidarietà dei destini. Tanto meno quella che l’ altro ieri ha accomunato tragicamente Guido e Alberto Mario Garofalo. Né Verga né Pirandello né Brancati, con tutta la loro potenza visionaria e drammatica, sono stati capaci di inventarsi una storia simile. È domenica. I due fratelli, con le loro famiglie, stanno trascorrendo il pranzo festivo nella Pineta di Nicolosi, alle pendici dell’ Etna, quando Guido, il più giovane (45 anni), si accascia sulla tavola per un infarto. Alberto Mario accorre verso il fratello minore, urla, piange, non regge al dolore e si accascia pure lui. I medici non possono che constatare l’ incredibile coincidenza degli eventi. Nel giro di pochi minuti i due cuori fraterni sono esplosi, uno dopo l’ altro, uno di fianco all’ altro, uno per l’ altro, come fossero non due muscoli separati e autonomi, ma uno solo.
Però, l’ Ironia della Sorte (ci appare così lucida e determinata che la personificazione è d’ obbligo) domenica era in vena di scherzi brutali e non ha voluto trascurare nemmeno il terzo fratello, Salvatore. Il quale in serata si trovava all’ Ospedale Garibaldi di Catania per occuparsi dell’ anziana madre ricoverata (e forse non ancora informata del doppio decesso). Lì, al capezzale della madre, è stato colpito a sua volta da un’ ischemia cardiaca. Non c’ è due senza tre, avrà detto irridente Sua Signora della Crudeltà, ma poi, in un momento di misericordia, deve averci ripensato e non ha voluto accanirsi oltre, lasciando che i medici trasferissero l’ ultima sua vittima potenziale in Pronto Soccorso per correre ai ripari in extremis. Così, il terzo fratello, Salvatore Garofalo, è stato graziato e si è riavuto. La tempistica beffarda degli accadimenti non trova una spiegazione soddisfacente neanche nelle ragioni genetiche che addurranno, per altro legittimamente, gli scienziati del cuore.
Per cercare di capire più in profondità, bisognerebbe rimestare in una materia resistente e opaca, in quel miscuglio ruvido di casualità e di dolore fraterno. La letteratura preferisce concentrarsi per lo più su casi di fratelli che divorano i fratelli, a cominciare da Caino che uccide il povero Abele. Non mancano, è vero, i fratelli uniti da una saldissima simbiosi. Come quelli raccontati in un intenso romanzo dallo scrittore siciliano Carmelo Samonà ( Fratelli ), dove il primo, sano, accudisce l’ altro, demente, fino ad accettare il suo delirio sacrificando tutti gli spazi e i tempi della propria vita. Ma nessuno scrittore ha mai osato immaginare una storia simile a quella di Guido, Alberto Mario e Salvatore. Così vera e così inverosimile.
Paolo Di Stefano