ROBERTO MANIA , la Repubblica 29/11/2011, 29 novembre 2011
Consumi e lavoro giù e conti pubblici a rischio cosa succede se l´Italia torna in recessione - ROMA - La recessione è tornata in Italia
Consumi e lavoro giù e conti pubblici a rischio cosa succede se l´Italia torna in recessione - ROMA - La recessione è tornata in Italia. L´Ocse prevede una caduta del Pil nel 2012 (-0,5 per cento) ma è probabile che nel ciclo negativo ci siamo già dentro. E non ci sorprenderebbe affatto perché tutti gli indici (consumi, produzione industriale, ordinativi, inflazione, occupazione) si muovono in quella direzione senza contraddizioni gli uni con gli altri. L´Istat comunicherà il 21 dicembre i dati relativi al Pil del terzo trimestre dell´anno e in molti tra operatori finanziari ed economisti si aspettano un numero con il segno meno davanti: -0,2 per cento probabilmente. Stiamo tornando indietro, senza essere del tutto usciti dalla Grande Crisi. Il nostro Pil sta disegnano una W, perché questa interminabile recessione è a doppia V. Siamo un po´ saliti e stiamo scendendo di nuovo: dalla stagnazione (che vuol dire una crescita intorno allo zero) alla recessione (che vuole dire che la nostra ricchezza precipita). I manuali spiegano che si è in recessione quando l´andamento del Pil è per due trimestri consecutivi in negativo. Difficile che per l´Italia si possa ormai evitare di passare dalla teoria alla pratica. Recessione, dunque. Meno benessere per tutti. Meno lavoro e meno soldi. Meno entrate per lo Stato. E anche più sacrifici per il risanamento perché con un Pil in disarmo aumenta il peso del debito e le nostre difficoltà sui mercati. La recessione potrebbe far lievitare la manovra correttiva per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 fino a 20-25 miliardi nel biennio, dai 13-15 previsti. L´Italia è uno dei paesi europei che ha pagato più cara la recessione esplosa nel 2007 negli Stati Uniti. Nel biennio 2008-2009 il Pil italiano è crollato del 6,6 per cento. Peggio è andata per la Germania, -7 per cento. Dopo i tedeschi siamo la seconda economia manifatturiera d´Europa, ma la comunanza si ferma qui: Berlino ha recuperato gran parte del reddito perduto, noi non siamo ancora tornati ai livelli di produzione pre-crisi. E ormai è un target che non raggiungeremo più. La nostra è una malattia antica: nel decennio 2001-2010 - lo ha scritto l´Istat nel suo ultimo rapporto - «l´Italia ha realizzato la peggior performance produttiva tra tutti i paese dell´Unione europea, con un tasso medio annuo di aumento del Pil di appena lo 0,2 per cento, a fronte dell´1,1 per cento rilevato per l´area dell´euro». Recessione vuole dire meno occupazione. Dal 2008 sono già saltati quasi 600 mila posti di lavoro. Il massiccio ricorso alla cassa integrazione ha attenuato l´impatto sociale della precedente recessione, ma le ore di cig utilizzate dalle imprese sono state da record: tre miliardi e 300 milioni nell´arco del triennio iniziato nel 2008. L´Ocse prevede che la disoccupazione aumenterà e passerà dall´attuale 8,1 per cento all´8,6 per cento nel 2013. Ma è il tasso di occupazione che in questi casi è più preoccupante. E a settembre è già scesa dello 0,4 per cento rispetto ad agosto, 86 mila posti in meno. Scendono i consumi (-1,6 per cento a settembre) come gli ordinativi nell´industria (-10,1 per cento quelli dall´Italia nell´ultimo mese). Siamo già nella nuova recessione.