Lorenzo Mottola, Libero 29/11/2011, 29 novembre 2011
PISAPIA IN CRISI TRA SMOG, TASSE E ARCHISTAR
A Palazzo Marino la farsa continua. Dopo la cancellazione improvvisa del «rivoluzionario piano» anti smog, le assunzioni senza senso (è comparso anche un consulente per le pagine Facebook del primo cittadino) e l’introduzione dell’aliquota Irpef, l’assessore Stefano Boeri si è finalmente dimesso. Per chi non si ricordasse di lui, si tratta dello sfidante di Pisapia trombato alle primarie dello scorso anno. Dopo la vittoria alle comunali, è stato ripescato in giunta, ma la convivenza con l’avvocato Giuliano ha prodotto una serie infinita di liti. Ieri ha finalmente ceduto alle pressioni, ma lo ha fatto solo dopo una riunione notturna con i colleghi di partito in cui è stato preso a male parole e convinto a fare un passo indietro per non turbare l’armonia della coalizione. La speranza, però, è che nelle prossime ore il sindaco ci ripensi. «È stato un atto distensivo nei confronti del sindaco». ha scritto Boeri, ma Pisapia non sembra si sia commosso. Al contrario, ha risposto alla lettera emettendo una dura sentenza: «Il bene più prezioso è la collegialità della squadra di governo, che è stata infranta più volte da parte di un solo assessore ». Il rapporto di fiducia non c’è più. Impossibile cancellare mesi di bisticci, iniziati con l’Expo - che l’archistar democratica avrebbe voluto ridisegnare secondo suo gusto - e terminati con la furibonda lite sulla costruzione del nuovo Museo delle Culture, che Boeri avrebbe voluto trasformare in un tempio dell’arte contemporanea e ha svelato il suo piano giovedì scorso. In Comune, però, si racconta che Pisapia avesse chiamato la sera prima proprio per assicurarsi che tenesse la bocca chiusa. Oltre a queste “incompren - sioni”, poi, potrebbe esserci altro. In ambienti vicini al centrosinistra si parla anche di ingerenze nelle trattative per l’ac - quisto delle aree dove si svolgerà nel 2015 l’esposizione universale. E si mormora che uno degli imprenditori privati coinvolti sia andato a lamentarsi direttamente a Palazzo Marino. Il dilemma del centrosinistra, comunque, in questo momento è un altro: cosa succede ora? A quanto pare nel Partito Democratico non lo sa nessuno. Boeri non è solo un assessore, ripetono ora in coro i Democratici milanesi, è anche il capodelegazione in Comune e soprattutto il “coprotagonista” della vittoria contro Letizia Moratti. Impossibile sfrattarlo dopo soli cinque mesi di governo. Anche Pierluigi Bersani, cui forse erano sfuggite le prime dei quotidiani nazionali, ha ribadito il concetto in un appello lanciato ieri pomeriggio: «Mi auguro che per Milano non ci siano turbative rilevanti». Il tutto mentre i suoi colleghi di partito e gli alleati si prendevano pubblicamente a padellate. Le ipotesi allo studio in questo momento sono quindi tre. La prima: il Pd la spunta e Boeri rientra in giunta. La seconda: l’architetto perde una parte delle deleghe, conservando solo la Cultura ma perdendo l’Expo. Difficilmente, tuttavia, Bersani tollererà che di quest’ultima questione se ne occupi un esterno, che sia uno dei “tecnici” di Pisapia o addirittura il membro di altre formazioni politiche. La terza possibilità, che assolutamente non si può escludere in questo momento, è che il sindaco si impunti e sbatta fuori dalla giunta Boeri. La rissa in giunta, comunque, non rappresenta affatto il punto più basso raggiunto dalla politica milanese in questi ultimi giorni. Dopo aver annunciato il blocco dell’intero centro storico come misura d’emer - genza anti-smog, il sindaco ha improvvisamente deciso di tornare sui suoi passi, puntando su un blando blocco delle auto diesel euro 3. Il suo assessore al Traffico (che ora rischia di fare la fine di Boeri) si è accorto all’ultimo minuto che fermare le macchine sarebbe stato insostenibile per la vecchia rete dei mezzi pubblici milanesi. Un’al - tra figura spaventosa, dopo quelle rimediate sulle assunzioni. In campagna elettorale il centrosinistra aveva lanciato il chiaro slogan «mai più precari in Comune». Il risultato è che la nuova giunta non ha rinnovato il contratto perfino a delle donne incinta, mentre i dipendenti con contratto a termine sono scesi in piazza per chiedere garanzie. La risposta della giunta: «Non ci sono soldi». Il tutto nonostante Pisapia abbia assunto consulenti per 1.7 milioni di euro, sia stato il primo a introdurre l’aliquota Irpef comunale a Milano e abbia aumentato del 50% il prezzo dei biglietti Atm.