PAOLO MASTROLILLI, La Stampa 29/11/2011, 29 novembre 2011
“Gli Usa sono pronti a sostenere l’Europa” - «Gli Stati Uniti sono pronti a fare la loro parte», ma l’Europa ha le risorse per risolvere la crisi del debito e deve prendere subito decisioni «chiare e dirette»
“Gli Usa sono pronti a sostenere l’Europa” - «Gli Stati Uniti sono pronti a fare la loro parte», ma l’Europa ha le risorse per risolvere la crisi del debito e deve prendere subito decisioni «chiare e dirette». E’ il messaggio che Obama ha consegnato al presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy, al capo della Commissione Europea Barroso e all’alto rappresentante per la politica estera, Ashton, ricevendoli ieri alla Casa Bianca. Dunque Washington, almeno in pubblico, resta sulla posizione dei mesi scorsi: tocca all’Europa mobilitare le risorse per calmare i mercati. Il presidente Obama però apre uno spiraglio sulla parte che potrebbero fare gli Stati Uniti, mentre gli europei gli ricordano che il governo americano deve portare avanti il consolidamento delle sue finanze pubbliche, e promettono di presentare una road map per uscire dalla crisi al Consiglio dei capi di stato e di governo in programma il 9 dicembre. Il vertice di Washington si è aperto sullo sfondo del nuovo allarme di Moody’s, che prevede problemi per il debito di tutti i paesi dell’eurozona. Gli Usa «accolgono con favore la determinazione della Ue di fare tutti i passi necessari per assicurare la stabilità e risolvere la crisi». La Ue guarda alle «azioni degli Usa per il consolidamento fiscale a medio termine». Tentativi di conciliare le posizioni, a cui il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha dato questa interpretazione autentica: «L’Europa ha le risorse e la capacità per affrontare la crisi del debito, e ha bisogno di agire in maniera decisa e definitiva per risolvere il problema». Gli Usa al momento sono concentrati sui loro problemi, a cui vogliono dedicare le proprie risorse. Lo dimostrano le indiscrezioni dell’agenzia Bloomberg secondo cui la Fed, dopo aver già investito 7,7 trilioni di dollari per sostenere il settore finanziario dall’inizio della crisi, si preparerebbe ad un nuovo intervento di “quantitative easing”, acquistando titoli legati al mercato dei mutui per 545 miliardi di dollari. Ma intanto la situazione americana si aggrava e l’agenzia Fitch pur lasciando invariato il rating di Washington al livello più alto ha modificato l’outlook (cioè la previsione) da stabile a negativo. Il Fondo Monetario Internazionale, per bocca del direttore Christine Lagarde, smentisce contatti con il governo Italiano per un piano di aiuti, ma questo non toglie che i suoi tecnici ci stiano comunque lavorando, per farsi trovare pronti nel caso servisse. Anche Lagarde sottolinea: «Siamo pronti a fare la nostra parte». Su questo punto però gli americani, principali azionisti del Fondo, restano scettici. Una fonte autorevole non esclude il possibile via libera finale all’Fmi, anche perché lo stesso Obama ieri ha detto che la crisi dell’euro danneggia gli Usa. Prima, però, dovrebbero realizzarsi altre condizioni, come l’emissione di eurobond, un maggior coinvolgimento della Bce, l’impegno per una vera politica fiscale comune e un meccanismo di uscita per chi non ci sta. In questo quadro di pressione generale per arrivare ad una soluzione definitiva prima che sia troppo tardi, si inserisce anche il pressing che alcuni paesi europei starebbero facendo sull’Italia affinché apra un dossier preventivo per ricevere gli aiuti del Fondo europeo di stabilità (Efsf), che al momento dispone di 440 miliardi. Fonti europee dicono che domani sera dovrebbe arrivare l’accordo sulle linee guida per il rapporto di indebitamento dell’Efsf, il leverage, aprendo così la porta anche all’eventuale richiesta di assistenza da parte dell’Italia. Un salvagente europeo, quindi, a cui poi si potrebbero aggiungere altri aiuti.