Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Domani è la giornata mondiale dell’acqua, una festa istituita nel 1992 dalla conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro, il cui scopo è quello di ricordarci che l’acqua è poca, che ne sprechiamo troppa, che le guerre del futuro saranno combattute – secondo molti studiosi – proprio per assicurarsi l’acqua.
• Questa mi pare esagerata.
Lo ha detto, tra gli altri, Boutros-Ghali, che fu segretario generale dell’Onu negli anni Ottanta. Le faccio qualche esempio. la Turchia sta costruendo un mucchio di dighe. Queste dighe, alla fine, potrebbero togliere acqua all’Eufrate. Quindi: Siria e Iraq a secco. Gli americani si pigliano tutta l’acqua del Rio Grande e quando il fiume arriva in Messico non c’è più niente. Idem con Israele: succhia l’acqua del Giordano in modo tale che in Giordania ne arriva troppo poca.
• Cosa vuole che Israele succhi, abbia pazienza, gli israeliani sono appena cinque milioni...
Lei non ha capito, non è mica questione dell’acqua che si beve. I due terzi dell’acqua se ne vanno in agricoltura e allevamento. Guardi, le faccio una piccola tabella: per produrre un chilo di pomodori ci vogliono 130 litri d’acqua; un chilo di cipolle: 140 litri; un chilo di frument 1.790 litri; un chilo di ris 2.380 litri; un chilo di carne di maiale: 3.680 litri; un chilo di carne di manz 9.680 litri. In Russia esiste un Istituto Nazionale per i problemi idrici, che ha naturalmente un direttore generale. Costui si chiama Viktor Danilov-Danilijan. Ecco una sua frase: «L’Africa settentrionale e il Medio oriente importano una quantità tale di frumento che per produrla ci vorrebbero due fiumi come il Nilo». Non abbiamo la foto della faccia di Viktor mentre pronunciava queste parole, ma giurerei che si fregava le mani.
• Perché?
La Russia ha una quantità enorme di acqua, 120 mila fiumi, due milioni e trecentomila laghi, paludi grandi come l’Italia, la Spagna e la Francia messe insieme. Questo significa che la Russia sarà sempre di più una grande esportatrice d’acqua, e che grazie a questo potrebbe a un certo punto avere la possibilità, o la tentazione, di tenere in pugno il mondo. Ecco la famosa frase di Boutros-Ghali sulle guerre. Nel 2050 l’acqua mancherà a due miliardi e mezzo di persone.
• Cioè i russi hanno intenzione di fare affari con l’acqua? L’acqua può essere un business?
Il giro d’affari dell’acqua si aggira sui 400 miliardi di dollari l’anno. Il business principale è quello della distribuzione: l’acqua parte a mezzo dollaro per metro cubo e quando arriva in Sud America, in Africa o in Asia costa 5 dollari, cioè il prezzo si è decuplicato. Il 95 per cento dell’acqua potabile è gestito da imprese locali. Il 5 per cento è invece in mano a multinazionali che trattano nello stesso giro smaltimento di rifiuti, fornitura di luce e distribuzione di gas. I più forti, per ora, sono i francesi. La Suez-Lyonnaise des eaux, fatturato di due miliardi, 14 milioni di clienti. La Veolia Water, 28 miliardi di euro di fatturato, in portafoglio acquedotti in Gran Bretagna, Germania, Europa centrale, Asia, Africa. Soprattutto l’Africa, dove 400 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile, è sotto attacco. La Saur, che in Francia serve 6700 comuni e 6 milioni di persone, sta occupando la Costa d’Avorio, il Senegal, il Sudafrica, la Repubblica centrafricana, la Guinea. Poi ci sono gli americani della Coca Cola: 80 marchi sparsi tra Mali, Ghana, Benin, Mozambico, Tanzania, Nigeria.
• Ma è giusto che un bene essenziale come l’acqua sia privatizzato? Non sarebbe come mettersi a far commercio dell’aria?
E’ intollerabile, ma sta accadendo, perché l’aria è abbondante, mentre l’acqua è scarsa. Attenzione: è scarsa soprattutto l’acqua dolce. Lei faccia finta che tutta l’acqua esistente sia contenuta in una vasca da bagno. Ebbene, in questo caso, tutta l’acqua potabile non riempirebbe un cucchiaino da caffè! Ma vedremo meglio domani la questione della scarsità, degli sprechi e di quello che, probabilmente, ci aspetta. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 21/3/2007]
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