Varie, 21 marzo 2007
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VILLAZN Rolando Città del Messico (Messico) 22 febbraio 1972. Tenore • «[...] una voce calda, squisitamente latina, fra il Carreras da giovane e il Domingo di sempre [
VILLAZN Rolando Città del Messico (Messico) 22 febbraio 1972. Tenore • «[...] una voce calda, squisitamente latina, fra il Carreras da giovane e il Domingo di sempre [...] simpatico, faccia da scugnizzo nato per caso a Città del Messico, riccio ribelle scamarcesco [...] tenore aspirante tenorissimo [...] canta dappertutto tranne che in Italia? ”Per la solita ragione: perché i teatri italiani ti chiamano troppo tardi, quando ormai i calendari sono fatti”. [...]» (’La Stampa” 18/3/2007) • «Si direbbe più un torero che un tenore. Lo sguardo diretto e febbrile sotto le sopracciglia nere, folte e drammatiche, il fisico elastico e sottile, l’impeto con cui prende la vita per le corna. Stenderebbe anche ”Alcalde”, il re dei tori da combattimento, un convinto do di petto di Rolando Villazón, il cantante lirico messicano vissuto già due volte: prima e dopo la paura di essere finito, prima e dopo la sensazione di aver bruciato in pochi anni una formidabile carriera. Prima e dopo aver accettato di non essere invulnerabile: ”Ma un guerriero, quando perde una battaglia, poi torna in campo con un’emozione più grande di chi non ha conosciuto il sapore della sconfitta”, dice. [...] Figlioccio artistico di Placido Domingo [...] ”Mi sono fermato perché non ce la facevo più. Avevo tenuto un ritmo di lavoro troppo intenso, mi ero speso con enorme passione. Ma non avrei potuto fare diversamente se volevo arrivare dove sono adesso”. L’organismo gli ha presentato il conto a metà 2007: ”Ero stanco morto. Non soltanto la mia gola era esausta, ma tutto il mio fisico. Ero in scena, concentrato non sul mio ruolo e sugli altri personaggi, ma sulla mia voce che non funzionava”. Neppure il sangue: ”Il ferro era basso e io mi prendevo un raffreddore dietro l’altro. Il medico mi ha prescritto 5 settimane di riposo, ho deciso che sarebbero stati invece 5 mesi [...] Ero sereno. Stavo a casa a bere il caffè con mia moglie, portavo i bambini a scuola, andavamo al cinema e per musei. Ma ci sono stati anche giorni neri: pensavo che, se non avessi potuto ricominciare a cantare come piaceva a me, sarebbe stato meglio chiudere per sempre”. Nato in una famiglia senza precedenti artistici, Rolando ha scoperto la lirica nei dischi ancora incellofanati dimenticati per casa da suo padre, dipendente di una società di incisioni. L’accademia della Arti dello Spettacolo a 11 anni, poi il Conservatorio, i primi concorsi, l’incontro con Domingo e con la bellissima soprano russa Anna Netrebko, la sua metà artistica [...] ”Sì, forse il pubblico si aspettava che diventassimo una coppia anche nella vita – Rolando non dice se l’abbia mai desiderato anche lui ”. Segno che siamo buoni attori e che siamo arrivati al cuore degli spettatori. Bene. Ma ognuno di noi ha la sua famiglia [...]”. Parla volentieri di quando, diciottenne, si preparava a entrare in seminario: ”Il mio mentore ha organizzato un concerto, io ho cantato ”Granada”, ”Cuore Ingrato” e una orribile ”Furtiva Lacrima”. Poi, tornati a casa, lui mi ha versato una tequila e mi ha detto: ecco, ti ho mostrato la tua vera vocazione. Un giorno verrò ad applaudirti al Metropolitan. E, al mio debutto, era davvero lì”. Ventunenne, era ai piedi del palco su cui Di Stefano cantava melodie napoletane: ”Pippo era una leggenda in Messico. Il mio professore di musica me lo presentava come un modello. Peccato, avrei tanto voluto stringergli la mano”» (’Corriere della Sera” 7/3/2008).